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Ambiente | 04 aprile 2025 | 17:00

L'ex discarica frana nel torrente: acque contaminate? I primi risultati delle analisi

Arpat ha effettuato prelievi di acqua nel corso del Rovigo, a monte e a valle del punto della frana che, a Palazzuolo sul Senio (FI) ha interessato una vecchia discarica dismessa, i cui rifiuti sono finiti nelle acque del rio che affluisce nel fiume Santerno. Ulteriori campionamenti saranno effettuati la prossima settimana. Per monitorare la situazione, le autorità competenti hanno effettuato sopralluoghi con l'ausilio di droni e laser scanner per ottenere una visione completa dell'area interessata dalla frana, calcolare il volume dei rifiuti dispersi e mappare la loro presenza nei corsi d'acqua

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Al momento, secondo le autorità, la qualità delle acque del fiume Santerno non ha subito variazioni significative in seguito alla frana che, a Palazzuolo sul Senio (FI) ha interessato una vecchia discarica dismessa. L'evento, legato all'alluvione di marzo 2025, aveva provocato lo sversamento di rifiuti nel rio Rovigo, affluente del Santerno, destando preoccupazioni per i conseguenti impatti ambientali. 

 

Come riportato in questo articolo di Andrea Barzagli - con relativa documentazione fotografica - a franare è stata la scarpata che collega la strada SP 477 al letto del corso d'acqua, riportando alla luce una vecchia discarica. Centinaia di metri cubi di spazzatura sono scesi in acqua per poi essere trascinati verso valle dalla forza della piena. Letteralmente “una montagna” di rifiuti di ogni tipo: vestiti, copertoni, vetro, contenitori vari e plastica, frammenti di plastica di ogni colore e dimensione si trovavano ora sparsi a perdita d’occhio lungo il corso del Rovigo, che poi confluisce nel Santerno.

 

I primi risultati delle analisi, effettuate su campioni d'acqua prelevati sia nel rio Rovigo che nel fiume Santerno, sono (allo stato attuale) confortanti. Lo ha comunicato Arpat (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana), che il 26 marzo scorso ha effettuato prelievi di acqua nel corso del Rovigo immediatamente a monte e a valle del punto in cui si è verificata la frana. "I risultati delle analisi effettuate da Arpae - l'Agenzia dell'Emilia-Romagna - sul campione di acqua prelevato il 28 marzo nel fiume Santerno, in prossimità della località Valsalva (comune di Castel del Rio, BO) sono in linea con i dati storici di qualità delle acque relativi alle stazioni della rete di monitoraggio situate lungo l’asta del corso d’acqua", riporta Arpat.

 

I parametri relativi a sostanze inquinanti di origine antropica, come idrocarburi e metalli pesanti, risultano tutti al di sotto dei limiti di quantificazione. Anche l'indice di torbidità dell'acqua, legato alla presenza di solidi sospesi, è in linea con le condizioni di piovosità dei giorni precedenti al campionamento.

 

Le analisi sono attualmente ancora in corso. Ulteriori campionamenti per acquisire dati più approfonditi, sia chimici sia biologici, sul corso del fiume immediatamente a monte della frana e in un punto più a valle, nella zona del Molino dei diacci, saranno effettuati la prossima settimana.


La zona di distacco della frana. Foto: Arpae

LE ISPEZIONI CON I DRONI PER MAPPARE LA ZONA DOPO LA FRANA

 

Per monitorare la situazione, le autorità competenti hanno effettuato sopralluoghi con l'ausilio di droni e laser scanner. Questi strumenti permetteranno ai tecnici di ottenere una visione completa dell'area interessata dalla frana, calcolare il volume dei rifiuti dispersi e mappare la loro presenza nei corsi d'acqua. 

 

Mercoledì 2 aprile, Arpat e Arpae anno eseguito un’ispezione della zona interessata dallo sversamento di rifiuti interrati in passato nel terreno interessato dalla frana. La recente alluvione infatti ha fatto riemergere una discarica dimenticata dei primi anni ‘70 (in questo articolo ne abbiamo ricostruito la storia). 

 

I piloti di Arpae hanno utilizzato due droni di proprietà dell’ente, dividendosi in due squadre: una ha operato in territorio toscano con il supporto dei tecnici di Arpat, l’altra in territorio emiliano-romagnolo. 


Elaborazione 3D da immagini del drone. Fonte: Arpae

Come riporta Arpat, in prossimità della frana che ha interessato la vecchia discarica in località Le Spiagge, sulla SP477 sono stati eseguiti un rilievo di 6 ettari (per mappare l’intero corpo di frana della discarica e relativi interventi di consolidamento) e riprese sequenziali dal piede di frana sul rio Rovigo per un tratto di 800 metri di alveo fino alla zona Molino di Diacci. Arpat ha effettuato rilievi della nicchia di distacco tramite laser scanner. Raggiunta la valle del Santerno, in prossimità della località Casetta di Tiara, sono stati effettuati il sopralluogo sulla confluenza tra rio Rovigo e fiume Santerno; le riprese sequenziali per un tratto di 2 chilometri dell’asta fluviale del torrente Rovigo in zona Molinaccio, Molinaccio di Campolmi, Lastra e oltre Val Coloreta. Da terra, sono state effettuate riprese fotografiche dell’alveo e delle quattro reti di contenimento istallate.

 

La seconda squadra ha eseguito i rilievi nel territorio emiliano-romagnolo, mappando con il drone la zona che dalla diga di Codrignano (Borgo Tossignano) risale il corso d’acqua fino alla cascata di Moraduccio (Castel del Rio), al confine con la regione Toscana. I tecnici hanno acquisito immagini fotografiche in 8 punti lungo l’asta del Santerno.

 

"I rilievi confermano quanto verificato nel corso del sopralluogo del 28 marzo, con una minima presenza di rifiuti sulle sponde", informa Arpat, che si coordinerà con Arpae per l’elaborazione dei dati acquisiti con i voli.


Dati acquisiti tramite laser scanner dal drone. Fonte: Arpae

Le analisi proseguiranno nei prossimi giorni con ulteriori campionamenti. I dati raccolti con i droni saranno elaborati per stimare con maggiore precisione il volume dei rifiuti e per valutare l'efficacia delle reti di contenimento installate lungo i corsi d'acqua. 

 

Dai comunicati di Arpat e Arpae traspare insomma un generale ottimismo. Ci auguriamo che le azioni di contenimento e bonifica proseguano con rapidità e con tutte le energie necessarie per tutelare l'ambiente montano e i residenti. Come L'AltraMontagna continueremo a seguire questa vicenda.

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