Nasce la Rete Nazionale dei Boschi Vetusti: 60 “scrigni di biodiversità” da tutelare (e dai quali imparare)

Nella Giornata internazionale delle foreste, lo scorso 21 marzo, la Direzione foreste del Masaf, in collaborazione con i corpi e i servizi forestali regionali, ha annunciato la nascita della “Rete Nazionale dei Boschi Vetusti”. Ecco cosa sono e perché sono importanti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Aree forestali estese almeno 10 ettari in cui, grazie all'assenza di disturbo antropico persistente da oltre 60 anni, sono presenti tutti gli stadi evolutivi del bosco: dalla fase di rinnovazione (e quindi presenza di piantine forestali e alberi giovani) alla senescenza (e quindi presenza di alberi maturi, alberi morti in piedi e alberi caduti a terra), con esemplari di notevoli dimensioni ed età, appartenenti a più specie arboree e arbustive autoctone”.
Questa è, in sostanza, la definizione di legge contenuta nei decreti attuativi che, in ottemperanza del Testo Unico su Foreste e Filiere forestali del 2018, hanno stabilito la tutela dei Boschi Vetusti e la creazione della Rete Nazionale degli stessi. Ci sono voluti un po’ di anni, ma finalmente quell’idea contenuta nel Testo Unico è divenuta realtà: il Masaf, nella Giornata internazionale delle foreste di quest’anno, ha annunciato la nascita della Rete, che sarà costituita inizialmente da 60 Boschi Vetusti individuati negli scorsi mesi da esperti in tutto il territorio nazionale, dalle Alpi ai rilievi siciliani. In realtà, l’Italia vantava già la presenza di 13 faggete vetuste riconosciute dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità, che faranno parte della nuova Rete all’interno di una sezione speciale.
“L'Italia è la prima nazione in Europa a creare una Rete Nazionale dei Boschi Vetusti”, ha spiegato Alessandro Cerofolini, dirigente forestale del Masaf, “contiamo di arrivare a oltre 100 Boschi Vetusti iscritti entro un anno, per tutelare gli scrigni di naturalità più belli e più preziosi del patrimonio forestale italiano e per conservarli intatti per i cittadini del futuro”.

Ma come mai è così importante individuare e salvaguardare i Boschi Vetusti? Lo ha spiegato recentemente sulla rivista specializzata “Sherwood - Foreste ed Alberi Oggi” Sabina Burrascano, docente di Conservazione delle Risorse Forestali all’Università La Sapienza di Roma: “I boschi vetusti sono delle riserve importantissime di carbonio e di biodiversità. Sono ecosistemi che riescono ad accumulare quantità di carbonio molto elevate e che continuano ad assorbirne dall’atmosfera, sia grazie al bilancio positivo degli alberi di maggiori dimensioni che della presenza al loro interno di porzioni di bosco in stadi successionali precoci, per non parlare dell’accumulo di carbonio nel suolo. Da questa compresenza di diversi stadi successionali (cioè diverse fasi della vita dell’ecosistema forestale, dagli stadi giovanili a quelli di senescenza n.d.r) deriva anche l’elevata biodiversità di questi boschi, i quali ospitano sia le specie legate al legno morto o agli alberi senescenti, che quelle legate alle radure e a situazioni ecotonali. Quanto detto ci fa capire quali preziosissimi spunti gestionali possono derivare dallo studio e dal monitoraggio di questi ecosistemi”.

Come sostiene Burrascano, l’importanza di questi lembi di bosco da tempo indisturbato è importante non solo ai fini di tutela della biodiversità, ma anche per gli “spunti gestionali” che da essi possono derivare. Questo tema, nel già citato Focus di Sherwood, è stato trattato da Renzo Motta, docente di Selvicoltura all’Università di Tornino e grande esperto di Boschi Vetusti, insieme a Marco Marchetti, docente di ecologia del paesaggio alla Sapienza di Roma.
“Il mantenimento di una quantità rappresentativa di soprassuoli vetusti è di fondamentale utilità sia per la conservazione delle biodiversità che per il miglioramento delle conoscenze utili alla selvicoltura”, spiegano infatti i due esperti, contestualizzando la tutela dei Boschi Vetusti all’interno delle politiche forestali e ambientali europee. “La strategia sulla biodiversità UE 2030 prevede tra gli impegni principali quello di proteggere rigorosamente almeno un terzo delle zone protette dell’UE, comprese tutte le foreste primarie e antiche ancora esistenti sul suo territorio. La strategia UE per le foreste prevede invece che tutte le foreste primarie ed antiche, in particolare, dovranno essere rigorosamente protette. Secondo le stime, esse rappresentano appena il 3% circa della superficie forestale dell’UE, con appezzamenti generalmente piccoli e frammentati”.
“Queste tipologie di boschi”, sottolineano i due esperti, “potranno essere un fondamentale riferimento per la gestione delle risorse naturali ed in particolare per la Gestione più prossima alla natura prevista dalle stesse strategie UE 2030 per la biodiversità e per le foreste”.
Insomma, la Rete Nazionale dei Boschi Vetusti non costituirà solo un importante passo in più per la conservazione della biodiversità nel nostro Paese, andandosi a sommare alle Riserve Integrali già presenti in molti Parchi Nazionali e aree protette. Questa Rete, attraverso il lavoro della ricerca, permetterà di comprendere meglio come funzionano gli ecosistemi forestali in assenza di disturbo antropico e, anche se può sembrare un paradosso, ciò potrà servire per migliorare la selvicoltura e la gestione forestale attiva. La “Selvicoltura più vicina alla natura” citata da Motta e Marchetti cerca infatti di imitare il più possibile le dinamiche naturali all’interno delle pratiche gestionali, ad esempio per comprendere in che condizioni di luce la rinnovazione naturale del bosco avviene al meglio. Quale miglior esempio di un bosco che si regola da sé?

Nella “grande bilancia” su cui è necessario soppesare gli interessi ambientali, sociali e anche economici che ruotano attorno patrimonio forestale nazionale, i Boschi Vetusti sono un forte contrappeso nel senso della tutela della biodiversità, del monitoraggio ambientale, della ricerca ma anche della buona selvicoltura. Un passo importante verso l’equilibrio dinamico che sta alla base del concetto stesso di “Gestione Forestale Sostenibile”.













