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Ambiente | 26 agosto 2025 | 06:00

"Non tutte le vette fallite vengono per nuocere". Una fotografia, scattata durante un tentativo di salita del monte Disgrazia, racconta la storia recente del Ghiacciaio del Ventina

"Da molto tempo il ghiacciaio non si vede più da questa posizione, tocca camminare ancora un’oretta per ritrovarlo e dargli un saluto". L'analisi del glaciologo Riccardo Scotti (Servizio Glaciologico Lombardo)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

"Non tutte le vette fallite vengono per nuocere". Così si intitola un post scritto su Instagram dal glaciologo Riccardo Scotti e pubblicato in collaborazione con il Servizio Glaciologico Lombardo. Su gentile concessione dell'autore, ritenendolo interessante al fine di sensibilizzare sul tema dell'aumento delle temperature, abbiamo deciso di pubblicare il testo integralmente.

 

"7 luglio 1985, mio padre, nel pieno della sua attività alpinistica amatoriale, punta all’ennesima salita al Disgrazia, questa volta dalla via della Corda Molla. Di quel giorno, oltre ai suoi ricordi, rimangono solo 2 diapositive, questa ed una della parete nord del Disgrazia dal Bivacco Oggioni. Niente foto di vetta, hanno dovuto desistere per neve troppo poco consistente rientrando dal ghiacciaio del Ventina.
 

Una vetta mancata che però grazie a questa immagine, raccolta con la mitica Olympus XA2, ci testimonia la fronte del Ventina nell’85. Io avevo 5 anni, il ghiacciaio stava per esaurire la sua avanzata di 144 metri, iniziata 15 anni prima. Avanzata spinta da un raffreddamento favorito dagli ossidi di zolfo emessi in atmosfera assieme alla CO2 dall’umanità, nel pieno della sua spinta espansionistica. Un’avanzata “antropica” possiamo dire.
 

40 anni dopo gli aerosol, con il loro potere riflettente e quindi raffreddante, sono ai minimi degli ultimi decenni, abbiamo risolto il disastro delle piogge acide e un po’ di altri problemi connessi, ma non quello della CO2 che rimane intrappolata in atmosfera per secoli trattenendo calore. Più della metà di quella che c’è in atmosfera è stata immessa dopo il 1990, proprio da quando abbiamo iniziato a tentare di ascoltare la scienza e porci il problema del riscaldamento globale.
 

Da molto tempo il ghiacciaio non si vede più da questa posizione, tocca camminare ancora un’oretta per ritrovarlo e dargli un saluto. L’aspetto più impressionante del sentiero glaciologico Vittorio Sella, come dice l’amico Matteo Oreggioni, è lo spazio sottratto, l’enormità del volume di ghiaccio che l’altezza delle morene storiche rende chiaro ed evidente. Del resto le leggi fisiche che governano l’universo e il nostro pianeta se ne fregano delle vicende umane, il concetto di limite che ci dovrebbe guidare in ogni scelta ci ricorda che il punto di fusione dell’acqua non è negoziabile".

 

 

 

 

 

 

 

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