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Ambiente | 05 agosto 2025 | 12:00

Raffreddare il permafrost artificialmente: abbiamo davvero inventato il modo per limitare i crolli provocati dall'aumento delle temperature? Non esattamente

Sulle Dolomiti è stato attivato un nuovo impianto frigorifero per ridurre la degradazione del permafrost in quota. Raffreddando il permafrost artificialmente possiamo davvero "salvarlo"? Sebbene questi interventi abbiano una sicura utilità, la loro valenza è estremamente locale, sia nel tempo che nello spazio. Parlare di salvataggio è sicuramente fuorviante. Una corretta comunicazione è davvero fondamentale per non generare confusione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

In questi giorni si parla molto di permafrost, crolli imponenti e impianti avveniristici per la sua tutela. Il recente crollo di Cima Falkner ha riportato l’attenzione sul fragile equilibrio del permafrost alpino. Un impianto sperimentale sulle Tofane tenta di contrastarne la degradazione, ma dietro l’innovazione si cela un interrogativo più ampio: stiamo davvero salvando la montagna o solo comprando tempo per l’economia del turismo?

 

Negli scorsi giorni si è tornato a parlare dell’impianto sperimentale per la salvaguardia del permafrost che è stato approntato sulle Dolomiti d’Ampezzo. Su L’Altra Montagna avevamo già affrontato l’argomento lo scorso anno.

 

La notizia dei giganteschi distacchi di Cima Falkner ha riportato la notizia sotto i riflettori. Nei grandi dissesti che hanno interessato la cima dolomitica, sembra infatti verosimile che la degradazione del permafrost abbia giocato un ruolo determinante.

 

Ricordiamo che il permafrost è la porzione di roccia o terreno perennemente gelata, d’inverno quanto d’estate. Il fatto che si parli di permafrost non implica automaticamente che nel terreno in questione sia presente del ghiaccio, poiché la definizione di permafrost è basata puramente sulla temperatura, non sulla composizione. Tuttavia, se nel terreno è presente acqua e ci troviamo in condizioni di permafrost, è automatico che la frazione d’acqua si trovi allo stato solido.

 

L’importanza del permafrost sulle Alpi è legata soprattutto alla sua capacità di consolidamento in quota. La presenza di acqua nella forma di ghiaccio costituisce infatti una sorta di cemento naturale in grado di consolidare rocce e porzioni di versante altrimenti instabili e facilmente soggette a crolli. Con l’aumento delle temperature il ghiaccio fonde e il permafrost si degrada, aumentando l’instabilità.

 

Per rimanere alla cronaca recente citiamo il già citato caso di Cima Falkner o il gigantesco crollo di Blatten, avvenuto in Svizzera alcune settimane fa.

 

Ora però torniamo all’impianto che è stato installato sulle Tofane, a Cortina d’Ampezzo. Di cosa parliamo? Si tratta di un impianto frigorifero in grado di mantenere la temperatura di una porzione di terreno costantemente negativa.

 

La zona in questione è occupata dall’arrivo di un impianto di risalita ed è un’area interessata dalla presenza di permafrost. Negli ultimi anni l’aumento delle temperature ha però progressivamente degradato il permafrost, provocando dei problemi alla stabilità della struttura. Per risolvere la criticità si è deciso di testare una nuova tipologia di intervento, installando dieci sonde nel terreno per estrarre il calore dalla massa in progressivo riscaldamento. In questo modo la degradazione del permafrost è bloccata, o almeno fortemente rallentata.

 

Fin qui tutto appare logico e lineare. Un effetto dei cambiamenti climatici mette a repentaglio un’attività turistica/economica e si interviene per limitare il danno. A prima vista sembrerebbe in tutto e per tutto una forma di adattamento. Tuttavia molte testate hanno riportato la notizia parlando di “salvataggio del permafrost delle Dolomiti” o “rendere il permafrost davvero permanente”. Qui le cose iniziano a filare meno lisce.

 

Questo intervento non è infatti assolutamente definibile un salvataggio del permafrost. Si interviene per limitare i danni in uno specifico e circoscritto punto delle Alpi, dove la degradazione del permafrost va a coincidere con il danneggiamento di un’attività economica, ovvero lo sci da discesa.

 

La coincidenza di interessi rende sostenibile la procedura dal punto di vista economico, poiché diventa possibile coprire le spese dell’impianto grazie ai ricavi dell’attività salvaguardata. Ovunque non sussista questo legame tra geomorfologia e interessi economici, ecco che il salvataggio del permafrost diventa automaticamente inattuabile.

 

Voglio sottolineare che non sono contrario a priori a questo tipo di intervento, l’importante è comunicarlo correttamente. Prima di spiegare cosa intendo, credo sia importante sottolineare che l’impianto è alimentato da pannelli fotovoltaici e quindi il raffreddamento del permafrost sotto alla stazione d’arrivo della seggiovia non comporta una diretta emissione di carbonio in atmosfera.

 

Al netto di questo, rimane comunque fondamentale la comunicazione di questa pratica. Non parliamo di un salvataggio, o del tentativo di bloccare gli effetti negativi del cambiamento climatico. Stiamo discutendo di una cosa molto più locale: la tutela di un interesse economico.

 

L’impianto entrato in funzione sulle Dolomiti rappresenta sicuramente un passo in avanti dal punto di vista tecnico e ingegneristico. Interventi simili, al pari della copertura dei ghiacciai con i teli geotessili, non sono però una soluzione al grande problema del nostro tempo. Sono tentativi di adattamento al cambiamento climatico e nemmeno troppo convincenti. Un ghiacciaio impacchettato o una porzione di permafrost raffreddata non sono una soluzione, ma un guadagno limitato di tempo.

 

Chi ha commissionato l’impianto ha anche dichiarato che esso è un simbolo, poiché grazie all’uso dei pannelli fotovoltaici diventa possibile sfruttare il caldo in eccesso (rappresentato non troppo correttamente dal sole) per combattere proprio il cambiamento climatico. Sebbene questa visione funzioni bene da un punto di vista comunicativo, non è corretta. Il secondo principio della termodinamica dice infatti che è impossibile raffreddare un oggetto senza che la temperatura del sistema considerato non aumenti. In altre parole, un frigorifero per funzionare riscalda sempre la stanza all’interno della quale si trova. Non esiste una macchina termica perfetta.

 

Nei prossimi decenni i ghiacciai alpini fonderanno e il permafrost si degraderà, è scritto nella termodinamica e nella climatologia. Il vero adattamento sarà quello volto a trovare nuove forme di frequentazione e offerta turistica svincolate dalla presenza di ghiacciai e permafrost.

 

Immagine di copertina: il progetto Rescue Permafrost sulle Tofane a Cortina d'Ampezzo (fonti: a sinistra, dal sito di Energy Tech, a destra, dal sito della Freccia nel Cielo)

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