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Ambiente | 23 settembre 2025 | 19:15

Rischia di slittare di un altro anno l'applicazione della legge europea contro la deforestazione

"Nonostante i nostri sforzi, siamo preoccupati per la tenuta del sistema informatico, data la quantità di dati da inserire", ha dichiarato la Commissaria Ue all'Ambiente Jessika Roswall. Nel 2024, Bruxelles aveva già posticipato l’avvio dell'applicazione del Regolamento a seguito delle proteste di industrie e partner commerciali. Il rinvio non comporta una minore tutela delle foreste italiane ed europee, ma per quelle aree del mondo dove la deforestazione è un problema serio e reale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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L'applicazione della legge europea contro la deforestazione (Eudr - European Union Deforestation Regulation) rischia di slittare di un altro anno: è quanto si evince dalle parole della Commissaria Ue all'Ambiente Jessika Roswall, pronunciate arrivando al Consiglio Ue Agrifish del 23 settembre.

 

"Nonostante i nostri sforzi, siamo preoccupati per la tenuta del sistema informatico, data la quantità di dati da inserire", ha dichiarato Roswall, annunciando la richiesta inviata a Parlamento e Consiglio per la concessione di ulteriori 12 mesi di tempo per l'applicazione dell'Eudr. Il Regolamento sarebbe dovuto entrare in vigore a fine 2025 per le grandi aziende e a metà 2026 per le piccole e medie imprese.

 

Bruxelles aveva già posticipato l’avvio dell'applicazione del Regolamento di un anno a seguito delle proteste di industrie e partner commerciali, tra cui Brasile, Indonesia e l’amministrazione dell’allora presidente statunitense Joe Biden. Ma il Regolamento è stato fortemente criticato di recente dall'Amministrazione Trump, anche in occasione del recente protocollo tra Stati Uniti ed Europa, tanto da far venire il sospetto in molti osservatori che i problemi informatici siano solamente una scusa per piegarsi al volere statunitense. Roswall, dal canto suo, ha affermato che questa decisione non è collegata alle obiezioni degli Stati Uniti sulla normativa, ma solo ai problemi informatici del sistema necessario a operatori, commercianti e imprese per registrare i movimenti dei propri prodotti. 

 

Per Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Avs, componente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, i problemi informatici legati allo sviluppo del software di gestione dei dati sono "una scusa a dir poco assurda, che non regge di fronte all’urgenza di fermare la distruzione delle foreste e di garantire filiere sicure: ogni giorno perso equivale a migliaia di ettari di foreste distrutte a livello globale". "Invece di affrontare la crisi climatica, si preferisce chiudere gli occhi e rinviare il problema", aggiunge l'eurodeputata.

 

"Come se non bastasse, nella seduta congiunta delle commissioni Agricoltura e Ambiente del Parlamento europeo, le destre hanno votato per affossare la Forest Monitoring Law, la direttiva che mira a creare per la prima volta un sistema europeo comune di raccolta e pubblicazione dei dati forestali. Un passo indietro gravissimo, che lascia i nostri boschi senza un quadro condiviso di monitoraggio e gestione sostenibile. Nella stessa seduta, hanno indebolito anche il testo proposto della Commissione sulla proposta di modifica al Comitato forestale permanente, riducendo l’ambizione di un organo che dovrebbe coordinare le politiche forestali europee", prosegue.  

 

"L'estrema destra si conferma la migliore alleata della catastrofe climatica. Così continueremo a batterci in Parlamento e in ogni sede per salvare queste norme e garantire un futuro alle foreste europee e globali", conclude Guarda.

 

Il Regolamento Eudr, che dovrebbe sostituire l'Eutr (European Timber Regulation) attualmente in vigore, è stato pensato per contrastare non solo il taglio di legno illegale, ma anche di tutti quei prodotti il cui commercio potrebbe provocare indirettamente distruzione o degrado delle foreste, soprattutto in aree del mondo dove la deforestazione, che spesso avviene per creare spazi coltivabili o pascolabili, è un problema grave e reale. La legge europea mira a regolamentare le importazioni nel nostro continente di materie prime (tra cui soia, carne bovina, cacao e olio di palma) legate alla distruzione delle foreste, vietandole. 

 

Prorogare l'applicazione del nuovo provvedimento non significa, è bene sottolinearlo, una minore tutela delle foreste italiane ed europee, dove per fortuna sono già presenti leggi e regolamenti che non permettono o puniscono severamente deforestazione e degrado forestale. 

 

Molte imprese italiane del settore legno, anche di piccole dimensioni e operanti nelle terre alte, oggi hanno appreso con sollievo la nuova richiesta di proroga. Non si tratta in questo caso di una contrarietà alle finalità generali del Regolamento, ma di una critica alle difficoltà di applicazione dello stesso, che comporterebbe, secondo gli imprenditori, un carico burocratico e amministrativo fuori scala nel nostro contesto territoriale.

 

Chissà se, oltre alla risoluzione dei "problemi informatici", nell'arco dei prossimi 12 mesi si lavorerà anche ad accogliere queste istanze locali. Oppure, al contrario, se le pressioni esterne saranno talmente forti da affossare del tutto questo Regolamento così importante per la sorte delle foreste globali. 

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