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Ambiente | 05 ottobre 2025 | 18:00

Sessant'anni di infrastrutturazione hanno cambiato il più grande lago naturale in Friuli-Venezia Giulia. Oggi una petizione ne chiede la rinaturalizzazione

Vicino alla confluenza tra il Tagliamento e il Fella si trova il lago naturale più esteso del Friuli Venezia Giulia, il lago di Cavazzo. Conosciuto anche come Lago dei Tre Comuni, è stato vittima di una antropizzazione feroce: le acque fangose scaricate dalla centrale idroelettrica di Somplago, insieme ai tralicci dell’alta tensione, al viadotto della A23 e all’oleodotto SIOT, hanno modificato profondamente il lago e ne ha cambiato il delicato equilibrio ecosistemico. Oggi una petizione cittadina chiede un bypass a valle del lago delle acque provenienti dalla centrale e la rinaturalizzazione dello stesso

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Vicino alla confluenza tra il Tagliamento e il Fella si trova il lago naturale più esteso del Friuli-Venezia Giulia, il lago di Cavazzo. Conosciuto anche come Lago dei Tre Comuni, il lago di Cavazzo è una risorsa idrica strategica per l'intera regione. La sua origine, risalente al Pleistocene Medio, è legata a un duplice processo: il bacino occupa infatti un'antica valle del fiume Tagliamento, modellata dal ritiro dei ghiacciai in modo simile a molte altre valli alpine. La formazione del lago fu tuttavia completata da una successiva frana che, bloccando il deflusso dell'acqua, creò lo sbarramento naturale che vediamo oggi. Negli ultimi Sessant'anni il lago ha cambiato volto ed è stato vittima di una antropizzazione feroce che lo ha reso quasi sterile e ne ha cambiato il delicato equilibrio ecosistemico.

 

Lo sfruttamento del lago e la petizione per la rinaturalizzazione

 

Dal 1954, con la costruzione della centrale di Somplago ad opera della SADE, il lago di Cavazzo è diventato ricettore delle acque di scarico che arrivano dalla centrale stessa. L’impianto di Somplago utilizza le acque scaricate dalla centrale di Ampezzo e parte del medio Tagliamento, restituendole poi nel lago di Cavazzo. La centrale ospita tre turbine Francis dal diametro di 6 metri ciascuna con una potenza di circa 62MW. Proprio le acque fangose scaricate da Somplago sono state oggetto di aspre critiche dei residenti, insieme alle infrastrutture che sono nate dal secondo dopoguerra in poi come i tralicci dell’alta tensione, il viadotto della A23 e l’oleodotto SIOT con rispettiva stazione di pompaggio.

L’afflusso di acqua a bassa temperatura nel lago di Cavazzo con il passare del tempo ha alterato le caratteristiche ecologiche del lago: variazioni di temperatura, aumento della sedimentazione (e una sterilizzazione del fondale) e alterazione della composizione chimica del lago sono alcuni tra gli effetti di questo collegamento artificiale del lago naturale.

Nel 2022 un progetto presentato in Regione Friuli Venezia Giulia prevedeva un ampliamento della centrale di Somplago e quindi del sistema di scarico relativo. Lo sfruttamento ulteriore del lago dei Tre Comuni è stata la molla che ha fatto scattare le comunità locali che ora chiedono alla Regione un bypass (proposta risalente già al 1987) per le acque di scarico della centrale e la rinaturalizzazione del lago. Il Comitato Difesa e valorizzazione del Lago di Cavazzo, una rete di cittadini che si è formata per contestare l’opera che andrebbe ad impattare ulteriormente sull’equilibrio naturale del lago, ha lanciato un appello alla politica tramite una petizione già pervenuta al Parlamento Europeo. Il comitato propone la costruzione di un bypass per deviare le acque a valle della centrale potrebbe restituire vita al lago, proteggendo la biodiversità e dando una spinta all’economia e al turismo locale, escludendo qualsiasi altra opera (come una nuova condotta derivata dallo scarico del lago) che vada ad aggiungere servitù al lago già compromesso da decenni di sfruttamento.

La petizione fa appello alla direttiva europea Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991) come strumento giuridico per accelerare il progetto del bypass. L’obiettivo di tale direttiva è quella di ripristinare gli ecosistemi degradati in tutta l’Unione Europea con una particolare attenzione alle risorse idriche.

 

La centrale di Somplago

La proposta di bypass che non piace alla Regione

 

La petizione, proposta dall'ex sindaco di Cavazzo Carnico Franceschino Barazzutti, è stata inviata a Bruxelles nel luglio 2025 e nei prossimi mesi si potrà capire se ci sarà un seguito politico alle richieste del territorio. Secondo l'assessore all'ambiente della regione, Fabio Scocimarro, la proposta dei bypass "non è una soluzione perseguibile". Riportando uno studio tecnico del tavolo di lavoro regionale, "il bilancio delle portate di ingresso e d'uscita al lago è negativo: togliendo, tramite il bypass, gli apporti di acqua della centrale si avrebbe un progressivo abbassamento del lago con oscillazioni di livello ancora più importanti di quelle che si verificavano in origine, prima della costruzione della centrale. Inoltre, l'acqua turbinata portata a valle del lago dal bypass, senza quindi fruire del lago come serbatoio di compensazione, causerebbe un marcato fenomeno di hydropeaking (il regime di flusso artificiale e fortemente variabile di un corso d'acqua a valle di una centrale idroelettrica, l'effetto yo-yo che subisce un fiume a valle di una centrale idroelettrica soggetta alla domanda energetica incostante, ndr) con effetti ambientali fortemente negativi non solo sul torrente Leale, ma anche sul fiume Tagliamento". 

Per il Comitato i problemi di fluttuamento del lago prima del 1958 non sono mai esistiti, anzi. Vista la zona a grande piovosità in cui è inserito il bacino, gli episodi di esondazione sono stati numerosi, tali da portare nel 1800 a ragionare su un canale di scolmo in caso di aumento del livello del lago. A Trieste non sembra che l'assessore all'ambiente abbia particolarmente a cuore le questioni di tutela ambientale ed ecosistemica (vedasi il caso della traversa di Dignano sul fiume Tagliamento), preferendo sempre soluzioni che non integrano le richieste del territorio e le preoccupazioni delle comunità. 

 

Operazione Atlantide

 

Non solo opere e infrastrutture idroelettriche: tra il 1969 e il 1971 il lago di Cavazzo fu teatro di un esperimento a dir poco incredibile, l’Operazione Atlantide. Il programma prevedeva l’immersione e la permanenza per un lungo periodo di alcuni sommozzatori, chiamati acquanauti (forse per celebrare il primo passo dell’uomo sulla Luna) per popolare la prima “città subacquea del mondo”. Sebbene l’Operazione Atlantide prevedesse la partecipazione dell’Università di Trieste, dell’Esercito Italiano, di Eni e della Regione Friuli, il progetto non prese mai veramente il via, chiudendo i battenti dopo soli due anni dall’avvio. L’intento era di dimostrare come gli umani, se organizzati in spazi ristretti ma organizzati, avrebbero potuto passare più giorni sott’acqua, limitando i tempi e i costi delle operazioni. I moduli cilindrici, ancorati in fondo al lago, avevano nomi bizzarri (come “cane-topo”) e ospitarono i primi 12 acquanauti nel settembre del ’69. Tra i motivi di ricerca c’era quello legato all’esplorazione petrolifera, con anto di operazioni subacquee con teste di perforazione. L’organizzazione dell’esperimento, definita “alla buona”, fu parte della ragione per cui il progetto venne abbandonato: i partecipanti uscivano la sera per recarsi al bar, organizzavano feste con prosecco e polenta nella città subacquea e durante la permanenza in fondo al lago uscivano dai moduli per andare a raccogliere le bombe rimaste inesplose dalla Seconda Guerra Mondiale tra le sabbie del lago di Cavazzo. La curiosità intorno all’esperimento con l’avanzare del tempo venne meno e alla fine i partecipanti si trovarono a dover sostenere i costi dell’impresa, tanto che nel 1971 il progetto venne chiuso senza troppe spiegazioni.

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