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Ambiente | 06 giugno 2025 | 18:00

"Un cambiamento epocale. Sulle Alpi le specie vegetali stanno migrando in due direzioni: da sud verso nord e dal basso verso l’alto". Un fenomeno approfondito da un docufilm al Festival de L'AltraMontagna

Venerdì 13 giugno (ore 22:15, Cortile Palazzo Alberti, evento gratuito) al Festival de L’AltraMontagna - che si terrà a Rovereto - sarà proiettato il docufilm "Piante al limite: come i cambiamenti climatici stanno ridefinendo i confini della vita vegetale". Ad accompagnare la proiezione un intervento di Alessio Bertolli, botanico della Fondazione Museo Civico di Rovereto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Nelle vette più alte stiamo assistendo alla presenza a quote incredibili di specie che fino a qualche anno fa si trovavano 500-600 metri più in basso. Un esempio è il larice, il protagonista del cortometraggio, che abbiamo trovato a 3150 metri”.

 

Venerdì 13 giugno (ore 22:15), al Cortile di Palazzo Alberti, nell'ambito del Festival de L'AltraMontagna sarà proiettato il docufilm Piante al limite: come i cambiamenti climatici stanno ridefinendo i confini della vita vegetale. Per l’occasione sarà con noi Alessio Bertolli, botanico della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che rifletterà sull’origine di questo fenomeno migratorio, e sulle conseguenze che esso determinerà per le nostre abitudini e attività.

 

“A livello prealpino stiamo andando verso un’estinzione locale delle specie legate al freddo. Questa cosa succederà nel prossimo futuro anche alle vette più alte”.


Per maggiori informazioni sul programma e per partecipare gratuitamente: EVENTO

In che modo il cambiamento climatico “ridefinisce i confini della vita vegetale”?

 

Le piante sono un ottimo indicatore del cambiamento climatico, perché in base al clima che cambia le piante si spostano, attraverso la diffusione dei semi. Le piante normalmente producono una grande quantità di semi, i quali attecchiscono e danno origine a nuove piante solo quando le condizioni lo permettono. Ora però, per effetto del cambiamento climatico, si stanno progressivamente spostando. Qui da noi, sulle Alpi, dove il cambiamento climatico è particolarmente evidente, si stanno spostando in due direzioni: da sud verso nord e dal basso verso l’alto. Nel primo caso, la migrazione attraversa le principali vallate, come la Val d’Adige - esemplificativa perché estesa in direzione nord-sud - nella quale si vedono specie mediterranee che via via entrano sempre più massicciamente in Valle, raggiungendo località in cui non si erano mai viste. L’altra direzione, dal basso verso l’alto, favorisce la migrazione vegetale perché più è caldo e più le specie tendono a scappare in quota. La ridefinizione dei confini nasce da questo effetto dello spostamento delle specie vegetali a seguito dell’aumento delle temperature.

 

 

Quali sono le conseguenze di questa tendenza?

 

Quello che succede è che a un certo punto l’altitudine delle montagne finisce, e questo può portare all’estinzione delle specie. Vi assistiamo già nelle zone prealpine come il Monte Baldo, le Alpi di Ledro o i Lessini, quote che vanno poco oltre i 2000 metri. Anche qui vi sono aree più vocate ad ospitare specie d’alta quota, parlo soprattutto di piante legate alle vallette nivali, specie di stazza molto piccola che riescono a compiere il proprio ciclo vitale in poche settimane. Con la diminuzione delle precipitazioni nevose, queste vallette nivali non si trovano più in zone estreme, motivo per cui specie provenienti da zone limitrofe, più concorrenziali, le stanno soppiantando. A livello prealpino, stiamo andando verso un’estinzione globale delle specie legate al freddo. Questa cosa succederà nel prossimo futuro anche alle vette più alte. Certo, abbiamo un certo margine - penso alle vette più alte del Trentino - si passerà prima attraverso una fase di inerbimento delle vette. Quello a cui stiamo già assistendo in queste zone, però, è la presenza a quote incredibili di specie che fino a qualche anno fa si trovavano 500-600 metri più in basso. Un esempio è il larice, il protagonista del cortometraggio, che abbiamo trovato a 3150 metri.

 

 

Questo tipo di migrazioni vegetali possono agire anche su scala globale?

 

Si sta anche assistendo ad un fenomeno di più ampio raggio. Parlo dell’ingresso di specie esotiche da altri continenti, che complicano ulteriormente il caso. Arrivano o da importazione per motivi estetici, quindi nei giardini, per poi diffondersi e naturalizzarsi nella zona; o in maniera involontaria con i trasporti delle merci, con il mercato globale. Non a caso, i continenti dai quali provengono per lo più queste specie che poi si naturalizzano sono principalmente America del Nord e Asia. È un aspetto che riguarda per lo più i fondovalle, ma, come siamo riusciti a dimostrare con l’Università di Padova, queste specie salgono di quota a una velocità doppia rispetto a quelle autoctone. Anch’esse rischiano così di modificare radicalmente il nostro ecosistema.

 

 

Perché questa ridefinizione dei confini della vita vegetale è un nostro problema?

 

Le attività dell’uomo sono sempre legate al paesaggio vegetale. Agricoltura, allevamento, legname. Tutte le attività antropiche primarie sono legate alla componente vegetale, erbacea o arborea. Dunque avremmo sicuramente delle conseguenze, dovremmo adattare i nostri comportamenti a questo cambiamento epocale.

 

 

Alessio Bertolli è botanico e vicedirettore della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Dal 2006 al 2014 è stato membro attivo della Commissione Tutela Ambiente Montano della SAT. Dal 2007 svolge incarichi di docenza in ambito naturalistico anche presso l’Università degli Studi di Padova. Segue quale relatore laureandi in Scienze Naturali su tesi di carattere floristico-vegetazionale. Dall’agosto del 2013 è dipendente della Fondazione Museo Civico. È autore di circa 35 pubblicazioni scientifiche e divulgative.

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