Un'invasione silenziosa che soffoca il Lago Santo. Come salvare gli ecosistemi d’alta quota? Un esempio dall'Appennino modenese

Un intervento di tutela ambientale che la dice lunga sulla fragilità degli ecosistemi di montagna e di quanto l'aumento delle temperature si faccia sentire con effetti reali

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Al Lago Santo modenese è stata avviata la rimozione della pianta acquatica invasiva Myriophyllum spicatum, nota come millefoglio d’acqua comune. L’operazione, coordinata dall’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale, rappresenta il primo tassello di un progetto di recupero ecologico dei laghi montani, finanziato in gran parte dalla Regione Emilia-Romagna.
È proprio il caso di dirlo: un’invasione silenziosa che soffoca il lago.
Negli ultimi anni, la diffusione del Myriophyllum spicatum ha assunto proporzioni preoccupanti. La pianta, originaria di aree temperate ma ormai “cosmopolita”, tende a formare densi tappeti vegetali che coprono la superficie dell’acqua, ostacolando la circolazione e l’ossigenazione del lago.

Al Lago Santo, il principale bacino naturale dell’Alto Frignano, la crescita incontrollata del millefoglio ha iniziato a compromettere sia la qualità delle acque sia l’equilibrio paesaggistico e biologico del sito.
«L’intervento è una risposta concreta a una criticità ambientale che seguivamo da tempo», ha dichiarato la presidente dell’Ente Parco, Luciana Serri, sottolineando come l’operazione sia «frutto di una pianificazione basata su dati scientifici, indispensabile per salvaguardare l’equilibrio ecologico e paesaggistico del nostro principale lago montano».
I lavori sono stati affidati all'azienda Siai Group di Laveno Mombello (Varese), specializzata in operazioni in ambienti acquatici. Attraverso mezzi anfibi, gli operatori hanno estirpato la biomassa vegetale in eccesso direttamente nello specchio d’acqua. Si tratta della prima fase di un programma più ampio che coinvolgerà anche altri bacini dell’Appennino modenese come i laghi Baccio e Turchino, alcune torbiere e pozze temporanee d’alta quota.
L’iniziativa si inserisce in un piano di tutela ecologica da oltre un milione di euro, finanziato al 90% dalla Regione Emilia-Romagna. Negli ultimi due anni, l’Ente Parchi ha collaborato con l’Università di Parma per monitorare lo stato trofico, floristico e vegetazionale del Lago Santo.
Il proliferare di specie invasive come il Myriophyllum spicatum non è solo un problema locale, ma un sintomo di cambiamenti climatici più ampi. L’aumento delle temperature medie e la riduzione della copertura nevosa negli ultimi anni stanno modificando in profondità gli ecosistemi dei laghi d’alta quota. Acque più calde e stagnanti creano le condizioni ideali per l’espansione del millefoglio.
Inoltre, eventi meteorologici estremi e periodi di siccità prolungata alterano i livelli idrici e la qualità dell’acqua, amplificando ulteriormente gli squilibri ecologici.
Il Lago Santo, come molti bacini montani dell’Appennino, è oggi una “sentinella climatica”, capace di mostrare in modo tangibile gli effetti locali del riscaldamento globale.
Un angolo incantato dell'Appennino modenese
Con il perimetro di 1,3 km e la profondità di circa 10 metri, il lago rappresenta un eccellente biglietto da visita per le bellezze dell'appennino modenese. Posto a quota di 1501 metri, questo bacino lacustre di origine glaciale richiama ogni anno migliaia di escursionisti attratti dalle leggende popolari sull’origine del suo nome, che fanno riferimento alla morte di giovani amanti o di cacciatori inghiottiti dal lago dopo la rottura della superficie ghiacciata, con la seguente santificazione delle acque. Negli inverni più rigidi, lo strato del ghiaccio del Lago Santo modenese può arrivare a uno spessore di 50/60 centimetri.













