"Trasformare il sole o il vento delle nostre terre in una risorsa condivisa": una difesa contro il caro-bollette e la povertà energetica

La struttura della produzione energetica italiana sta osservando profonde trasformazioni: da poche centrali di grande potenza a una generazione capillare sul territorio, costituita da impianti medio-piccoli. Montagnani: "Il prezzo dell'energia in Italia è storicamente tra i più alti d'Europa. In questo contesto, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) fanno un passo in più, rivelandosi essenziali per le realtà montane. Questi territori, spesso caratterizzati da sfide logistiche, isolamento o reti elettriche più vulnerabili, possiedono però grandi risorse naturali: sole, vento, acqua"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La questione energetica, dalla produzione al consumo, è al centro delle discussioni politiche a livello nazionale e globale. Con la spinta alle rinnovabili impressa dal Green Deal e l'avvio delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), si sta modificando profondamente la struttura della produzione energetica italiana, passando da poche centrali di grande potenza a una generazione capillare sul territorio, costituita da impianti medio-piccoli. Tuttavia, la burocrazia e alcune scelte politiche rallentano la transizione con ricadute reali sui costi dell'energia e, di conseguenza, sulle bollette di famiglie, imprese e amministrazioni.
Martedì 3 febbraio a Palazzo Madama si è tenuta l'audizione "Indagine conoscitiva sull'autoproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili". Tra i partecipanti Giovanni Ludovico Montagnani, presidente della CER "Vergante Rinnovabile" e membro dell'associazione "Ci sarà Un Bel Clima", che ha risposto ad alcune domande sul mercato dell'energia.
Perché le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e autoconsumo rappresentano oggi uno strumento essenziale per la transizione energetica delle comunità montane?
Il prezzo dell'energia in Italia è storicamente tra i più alti d'Europa. Questo squilibrio è dovuto principalmente alla forte dipendenza dal gas naturale nel nostro mix energetico, che ci espone alle continue fluttuazioni e speculazioni dei mercati internazionali. L'autoconsumo di energia rinnovabile diventa quindi il primo vero scudo a disposizione dei cittadini per svincolarsi da un sistema che comporta costi ormai insostenibili. In questo contesto, le CER fanno un passo in più, rivelandosi essenziali specialmente per le comunità montane. Questi territori, spesso caratterizzati da sfide logistiche, isolamento o reti elettriche più vulnerabili, possiedono però grandi risorse naturali: sole, vento, acqua. Le CER permettono di aggregare diversi impianti di produzione locale, mettendoli in rete tra cittadini, piccole imprese e amministrazioni comunali. In questo modo, chi produce energia in eccesso la condivide con chi ne ha bisogno in quel momento, come il vicino di casa o la bottega di paese. Ciò permette a un'intera comunità di autodeterminarsi: si smette di essere consumatori passivi dipendenti dalle grandi compagnie e si trattiene la ricchezza sul territorio, creando una rete di solidarietà che aiuta concretamente a combattere lo spopolamento di queste aree.
Quindi come si abbassa il costo dell’energia?
Per abbassare il prezzo sul mercato elettrico servono interventi strutturali profondi sulla generazione e sulla rete, un processo che richiederà inevitabilmente più tempo. Mentre un singolo cittadino o un'azienda può adoperarsi per installare un impianto personale e risolvere gran parte dei propri problemi energetici nel giro di un anno, risolvere il nodo del prezzo dell'energia a livello nazionale è una sfida che richiede una programmazione di alcuni anni.
Affinché questo avvenga, le direttive devono essere stabili: le scelte giuste non sono quelle di cambiare le regole in corsa o di appesantire il sistema con lo spostamento di alcune tasse dai produttori ai consumatori come vuole fare il "Decreto bollette" in discussione questi giorni. Questi trucchi da azzeccagarbugli finiscono solo per alzare il prezzo finale della corrente in bolletta, spaventando gli investitori. La soluzione strutturale è invece chiara: dobbiamo semplicemente inondare il mercato con energia di generazione a basso costo, proveniente su larga scala da impianti eolici e fotovoltaici.
Tuttavia, sole e vento sono fonti intermittenti. Per ovviare a questa discontinuità, occorre affiancare agli impianti le batterie elettrochimiche (i sistemi di accumulo), tecnologie che oggi costano sempre meno e convengono sempre di più. Le batterie sono il vero punto di svolta perché permettono di fare "arbitraggio": immagazzinano l'energia nei momenti di grande produzione rinnovabile (quando il prezzo è bassissimo) e permettono di venderla o utilizzarla quando la domanda, e quindi il prezzo, è più alto.
Questo passaggio è fondamentale per un motivo preciso: ci permetterà di spegnere le vecchie e costose centrali turbogas. Oggi, per le regole con cui è costituito il prezzo dell'energia sul mercato (il cosiddetto prezzo marginale), basta dover accendere queste centrali a gas per coprire i picchi di domanda per far schizzare alle stelle il prezzo di tutta l'energia, vanificando i vantaggi delle rinnovabili. Sostituendo il gas con l'energia stoccata nelle batterie, eliminiamo la fonte più costosa dal mix, tagliando alla radice gli aumenti che si ripercuotono direttamente sulle nostre bollette.
Cosa possiamo fare noi cittadini?
Oggi più che mai, la questione energetica non riguarda più soltanto il costo della bolletta, ma rappresenta una vera e propria sfida di civiltà e di indipendenza che ci chiama in causa direttamente come cittadini. Siamo in un momento storico senza precedenti, una finestra temporale in cui investire nella nostra autonomia energetica non è solo un atto di lungimiranza ambientale, ma una necessità strategica per proteggere le nostre comunità dalle oscillazioni di mercati globali sempre più instabili e imprevedibili. In questo contesto, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) emergono non come semplici aggregazioni tecniche, ma come modelli sociali fondati sulla solidarietà e sul ritorno al territorio. È fondamentale comprendere che queste realtà non nascono per generare profitto privato o per arricchire pochi investitori, ma hanno come missione statutaria la ridistribuzione del valore prodotto. Partecipare a una CER significa trasformare il sole o il vento delle nostre terre in una risorsa condivisa, i cui introiti vengono reinvestiti localmente per abbattere i costi e migliorare la qualità della vita di chi abita il luogo.
Questa dinamica diventa un volano sociale di straordinaria potenza, specialmente se guardiamo alle zone montane, dove la povertà energetica rappresenta un problema tanto sommerso quanto devastante. Nelle terre alte, il disagio legato ai costi dell'energia non si limita a un numero su un foglio, ma si traduce in conseguenze profonde a causa di climi più rigidi, abitazioni storiche difficili da isolare e un isolamento geografico che può diventare emarginazione. Innescare un processo di indipendenza energetica in questi contesti significa garantire che nessuno debba più scegliere tra riscaldarsi e far fronte ad altre necessità primarie.













