Il sentiero abusivo verso spiaggia della Vedova: da anni il rimpallo di responsabilità tra le istituzioni lascia la sicurezza in mano al caso

Il percorso è un tracciato non ufficiale, nato spontaneamente nel tempo, che ha permesso a escursionisti e turisti di raggiungere una caletta tra le più suggestive e isolate della Riviera del Conero. Ma la sua bellezza cela gravi criticità: il sentiero è pericoloso, non autorizzato, e totalmente privo di manutenzione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Negli ultimi giorni, è emerso il caso del sentiero abusivo della Vedova, nel cuore del Parco del Conero, tra la località omonima e la spiaggia sottostante. Un tracciato non ufficiale, nato nel tempo per intervento dei locali e di chi usufruisce delle grotte a valle, che da anni permette a escursionisti e turisti di raggiungere una caletta tra le più suggestive e isolate della Riviera del Conero. Ma la sua bellezza cela gravi criticità: il sentiero è pericoloso, non autorizzato e totalmente privo di manutenzione.
Cercando su Google, il primo risultato - il sito web crocedivetta.com - illustra il percorso utile a raggiungere la Spiaggia della Vedova. Senza troppo soffermarsi sulla qualità del tracciato - che pure menziona - e soprattutto senza far parola del divieto che, dal 2019, dovrebbe impedire l’accesso, viene illustrato il magnifico panorama che da lì si può godere: “La vegetazione più bassa consente di ammirare la costa nord fino alla scogliera dei Draghetti. Troviamo, anche, scalette spartane, realizzate dai proprietari delle grotte. Guardando il mare si possono ammirare delle barriere di roccia rettilinee, rese nerastre dalle cozze e dalle alghe”, si legge sul sito.
A portare la questione sotto i riflettori - qualche giorno fa - è stato un articolo de Il Resto del Carlino, che ha documentato lo stato precario del percorso e l’utilizzo crescente da parte di decine di persone, anche famiglie con bambini, che lo imboccano senza alcuna consapevolezza dei rischi. Non solo, stando alle dichiarazioni dei residenti, alcuni gruppi di giovani avrebbero disceso il sentiero anche durante la notte. L’inchiesta ha innescato un'immediata reazione da parte delle istituzioni - per lo più un rimpallo di responsabilità - e ha riacceso il dibattito sulla fruizione sicura e legale delle aree protette.
Il sentiero, infatti, non è mappato né riconosciuto dal Parco del Conero né dal Comune di Ancona. È un tracciato nato per iniziativa privata o collettiva, nel tempo "attrezzato" in modo improvvisato con corde, pali arrugginiti, gradoni in cemento e avvisi scritti a mano. Nessun ente si è mai assunto la responsabilità della sua gestione o della sua sicurezza.
Un nodo centrale riguarda la mancanza di una competenza chiara: il Comune di Ancona ha spiegato di non avere giurisdizione sui sentieri non ufficiali, mentre i proprietari privati dei terreni limitrofi, attraversati dal tracciato, temono di essere chiamati in causa in caso di incidenti, pur non avendo mai autorizzato formalmente il passaggio.
Il Parco del Conero, per voce del presidente Luigi Conte, ha confermato l'esistenza di un’ordinanza che vieta ufficialmente il passaggio su quel tratto, ma ammette che è difficile applicarla se non ci sono controlli costanti sul territorio. Ora, i Carabinieri Forestali del Conero hanno aperto un'indagine per accertare le responsabilità e verificare eventuali violazioni legate alla costruzione abusiva e alla messa a rischio della pubblica incolumità.
Sempre per le pagine de Il Resto del Carlino, è intervenuta sulla questione anche la sezione di Ancona del Cai, per voce del presidente Sergio Pierantoni. “La zona della Vedova mantiene ancora una sua antropizzazione: ci sono le ville in cima e le grotte in basso, inoltre c’è gente che frequenta le sue spiagge – constata il presidente del CAI Ancona – quindi se si tratta di individuare il sentiero giusto e di fare piccole manutenzioni, i nostri volontari collaboreranno, come già facciamo per il sentiero 301 per la cui manutenzione aiutiamo il Parco del Conero".
La posizione del Cai Ancona - nonché la loro messa a disposizione - sembra essere meritevole, e ci sentiamo di sottoscriverla: “[La zona della Vedova n.d.r.] sarebbe uno spreco se andasse perduta. Se è possibile mettere in sicurezza i sentieri, va fatto, finché non ci saranno tecnici che ne decreteranno la non frequentabilità”.
Ad ogni modo, questa situazione mette in luce una mancanza di regia tra Comune, Parco e Cai, e l’urgenza di un piano integrato per la gestione dei flussi escursionistici: più informazione, più sorveglianza, più manutenzione dei percorsi ufficiali e - se possibile - una riqualificazione e messa in regola di quelli nati spontaneamente. In generale, l’auspicio è che il paesaggio - lungi dal voler essere svenduto – dev’essere custodito e curato con costanza e criterio.
Immagini in apertura dal sito wikiloc.com













