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Attualità | 23 maggio 2025 | 12:00

''Pericoli da latte crudo? Non si può minimizzare. Nostro figlio Elia, di neanche 3 anni, è morto in terapia intensiva dopo 51 giorni di coma. Ognuno faccia la sua parte''

L'AltraMontagna ha prima pubblicato la posizione del dottor Burioni sui pericoli legati al consumo di formaggi a latte crudo per bambini, donne incinte e persone immunodepresse e poi quella del professor Battaglini che invitava a non demonizzare il prodotto. Sulla questione interviene Marco Damonte papà di Elia morto lo scorso anno per aver sviluppato la Seu causata da un prodotto caseario a latte crudo contaminato da Escherichia Coli: la strada è tracciata, serve una legge per costringere gli operatori all'etichettatura esplicita di questi formaggi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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''Nostro figlio Elia di neanche tre anni è morto in terapia intensiva all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova dopo aver passato 51 giorni di coma e aver subito tre interventi nel vano tentativo di salvarlo dai devastanti effetti della Sindrome Emolitica Uremica sviluppata a seguito di consumo di un formaggio a latte crudo contaminato da escherichia coli STEC, produttore di shigatossina, acquistato in un caseificio di una nota località turistica lombarda durante una settimana bianca. Sarebbe bastata un’etichetta dettagliata con riportati i rischi per il consumo da parte di bambini, donne in gravidanza e persone immunodepresse ma non era presente perché la normativa, da qualcuno volutamente lacunosa, non la prevede''. Questa una parte di lettera inviata a L'AltraMontagna da Marco Damonte che con Sonia Gerelli erano i genitori di Elia, un bimbo strappato alla vita drammaticamente, un anno fa, per aver sviluppato la Seu, la Sindrome Emolitica-Uremica causata da un prodotto caseario a latte crudo, contaminato da Escherichia Coli.

 

Una vicenda terribile e purtroppo nemmeno così isolata visti i diversi casi capitati negli ultimi anni e la sentenza, importantissima, arrivata il 5 marzo dalla Corte di Cassazione sulla drammatica vicenda di Mattia Maestri, un bambino in stato vegetativo da 8 anni, da quando a 4 anni aveva mangiato un pezzo di formaggio a latte crudo contaminato dall'escherichia coli in Trentino. Una sentenza che aveva visto condannati l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo e il casaro e la provvisione di un milione di euro per lesioni personali gravissime. Tutti questi drammatici fatti, le sentenze, gli approfondimenti, come anche quello fatto da L'AltraMontagna con il dottor Burioni che a fine marzo era in Commissione Affari Sociali alla Camera dove si sta lavorando a una fondamentale proposta di legge “in materia di etichettatura dei prodotti caseari a base di latte crudo”, o i tanti realizzati da il Dolomiti, stanno smovendo l'opinione pubblica e indirizzando i legislatori a un fondamentale cambio di paradigma sulla questione.  

 

Il tema anima la discussione e ieri sulle nostre pagine è intervenuto Luca Battaglini, docente di Scienze e Tecnologie animali nel Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino che ha spiegato come se da un lato servano indicazioni chiare e palesi su quello che si sta andando a mangiare (a inizio anno un bambino di 9 anni, a Trento, è finito in ospedale dopo aver mangiato il Puzzone di Moena che molti hanno scoperto essere a latte crudo dopo questo evento), dall'altro il latte crudo non vada completamente demonizzato (QUI articolo). Un articolo che ha scatenato molte reazioni e da Genova ha provocato la necessità della famiglia Damonte di scrivere e di comunicare la loro terribile esperienza, che ospitiamo con grande rispetto e attenzione, certi che il dibattito sia la base per cambiare le cose che non vanno e migliorare quelle che possono devono essere migliorate. 

 

 

LA LETTERA

 

Nostro figlio Elia di neanche tre anni è morto in terapia intensiva dell’ospedale pediatrico Gaslini di Genova dopo aver passato 51 giorni di coma e aver subito tre interventi nel vano tentativo di salvarlo dai devastanti effetti della Sindrome Emolitica Uremica sviluppata a seguito di consumo di un formaggio a latte crudo contaminato da escherichia coli STEC, produttore di shigatossina, acquistato in un caseificio di una nota località turistica lombarda durante una settimana bianca. Sarebbe bastata un’etichetta dettagliata con riportati i rischi per il consumo da parte di bambini, donne in gravidanza e persone immunodepresse ma non era presente perché la normativa, da qualcuno volutamente lacunosa, non la prevede.

 

Sarebbe bastato che i produttori e chi si occupa di alimentazione, avessero fatto il loro lavoro avvertendo di questi pericoli  i consumatori, perché chi sa ed ommette di comunicare è da ritenere colpevole e ancora di più lo è chi sa e diffonde notizie sbagliate solo per avere un tornaconto, perché dire che quei prodotti potrebbero essere pericolosi per alcuni soggetti potrebbe andare a toccare il loro sporco portafoglio macchiato di tante morti di bambini e tante vite ridotte su di un letto e destinate a non risvegliarsi.

 

Ignorare gli studi universitari sulla presenza di STEC nei prodotti caseari a latte crudo con breve, media stagionatura dimostra una scarsa conoscenza da parte di Battaglini dell’argomento nonostante il suo titolo di studio parlando di stagionatura sicura a novanta giorni (che comunque riconosce di fatto la presenza di pericolo). Non esiste nessun tipo di allevamento, nessuna stalla, nessun tipo di stabulazione o di pascolo che possa garantire che non ci sia contatto e di conseguenza contaminazione del latte con l’ambiente esterno. Per definizione, trattandosi di bestiame, è sicuramente presente sterco o liquami indipendentemente dalla scrupolosità dell’allevatore nel perseguire igiene e benessere animale. Diverso discorso per i prodotti oltre i 12 mesi di stagionatura poiché l’acqua libera all’interno del formaggio asciuga rendendo un ambiente non favorevole alla vita e alla proliferazione dei batteri facendo si che il prodotto risulti sicuro per i consumatori.

 

Da dichiarazioni di Concast, al momento il 5% delle forme prodotte a latte crudo è positivo alla presenza di E-Coli STEC gram-negativi che possono portare a sviluppare la Sindrome Emolitica Uremica. Se ipotizzassimo di tagliarne una porzione da ogni forma e le mischiassimo, voi lo fareste mangiare ai vostri figli o nipoti? Da quando Elia è morto ci stiamo muovendo per far si che ci sia più conoscenza in merito ai rischi alimentari in età pediatrica con lo scopo di ridurre l’incidenza di questa terribile malattia ed evitare che possa succedere ancora ciò che è accaduto a lui ma mai e poi mai ci siamo sognati di accusare tutta la filiera di questi prodotti che va sicuramente spinta e promossa perché rappresenta le biodiversità e le caratteristiche delle nostre vallate e delle nostre regioni. Occorre però che tutti insieme si lavori a tutela della sicurezza e chi non lo vuole fare dovrà fare i conti con la propria coscienza ad ogni altro caso che si presenterà perché è storia continua i richiami e i casi di malattia contratta a causa di questi prodotti e non serve essere dei professori per capire che si deve intervenire.

 

Su nostra spinta è stata presentata una proposta di modifica di legge a firma On. Rosso (FdI) e Sen. Basso (PD) proprio in merito alle etichettature di questi formaggi e ad oggi è in discussione alla Commissioni Affari Sociali alla Camera, siamo a conoscenza di un’altra proposta presentata dalla Sen. Bevilacqua (Mov. 5 Stelle) simile nei contenuti. Purtroppo la politica di alcune regioni è ottusamente contraria a queste proposte forse perché devono proteggere l’economia dei loro votanti ma è un ragionamento stupido poiché anche sulle sigarette è indicato il pericolo così come sugli alcolici ma nessuno dei due comparti in questione risulta in affanno economicamente ma almeno sulle etichette è presente l’indicazione chiara che fornisce consapevolezza di pericolo per chi le acquista.

 

Sarebbe molto importante da parte vostra pubblicare questa nostra risposta all’articolo in questione, dimostrerebbe attenzione verso la salute in particolare quella dei bambini perché ciò che ha passato Elia, Mattia, Michela, Elodie e altri bambini dei quali siamo a conoscenza, non è immaginabile e non deve succedere mai più. Ognuno deve fare la propria parte ed assumersi le sue responsabilità.

 

Grazie per l'attenzione,

cordiali saluti

Marco Damonte

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