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Attualità | 09 settembre 2025 | 12:00

Un approccio alla montagna meno rumoroso per Livigno. "Non è la vetta il risultato: la nostra Alta Via non dev’essere un concatenamento di cime"

Andrea Nana e Federico Cusini, rispettivamente classe 1995 e 1991, ben radicati nel paese di Livigno e nella montagna tutt’attorno, hanno pensato che fosse il momento di proporre un progetto di turismo alternativo. L’idea allora è stata quella di tracciare un percorso in più tappe, capace di raccontare il loro territorio un passo per volta

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Da Andrea Nana e Federico Cusini, accompagnatori di media montagna e maestri di sci, nasce il progetto per una nuova Alta Via del Livignese.

 

Entrambi residenti, rispettivamente classe 1995 e 1991, ben radicati nel paese di Livigno e nella montagna tutt’attorno, hanno pensato che fosse il momento di proporre una forma di approccio alla montagna meno rumoroso, specie in tempi di così assordanti cantieri. L’idea allora è quella di tracciare un percorso in più tappe, un’Alta Via, capace di raccontare il loro territorio un passo per volta.

 

In questo articolo, Andrea Nana, che all’attività turistica affianca una solida formazione culturale, con una laurea in “Valorizzazione e Tutela dell'Ambiente e del Territorio Montano”, ha presentato il progetto a L’AltraMontagna. Durante questa chiacchierata, non sono mancati i riferimenti a questioni che spesso favoriscono il dibattito, come il ruolo dell’Accompagnatore di media montagna e le prossime Olimpiadi.

 

Il lancio, promosso qualche giorno fa tramite le loro pagine Instagram, vuole essere anche un invito a partecipare/supportare il progetto rivolto alle realtà istituzionali, come Cai e Comune, attraverso un tavolo di confronto, e ai singoli amanti della montagna, con una raccolta fondi dedicata.

Perché c'era bisogno di un'Alta Via nel territorio livignese? Come è nato il progetto? 

 

Volevamo trovare un qualcosa che potesse valorizzare il nostro territorio senza però andare a stravolgere quello che abbiamo. La realizzazione dell’Alta Via, per come l’abbiamo in mente noi, seguirebbe praticamente dei sentieri che sono già esistenti. Certo magari ci sarà qualche modifica da fare, qualche raccordo, però il concetto che ci piaceva portare avanti era quello di valorizzare quello che avevamo, senza andare ad aggiungere nulla di nuovo. Io ho creato un piccolo progetto a partire proprio da questo aspetto, che si intreccia strettamente con il mio lavoro di guida di media montagna. Per noi andare in montagna, qui a Livigno, significa anche rimanere, dunque preservare, offrire un approccio che punta ad essere sostenibile nel tempo e ad apprezzare quello che già c’è, nel nostro caso appunto andandolo a valorizzare. Il progetto è nato non tanto perché ce n'era bisogno, ma per offrire un'opportunità alternativa.

 

 

Ci presenteresti brevemente le due menti dietro al progetto? Che contributo possono offrire due accompagnatori di media montagna come voi?

 

Mio padre è della Val Malenco, la mamma invece di Livigno, oltre all’accompagnatore, in inverno faccio anche il maestro di sci: quindi nella vita di montagne ne ho viste. Ho lavorato per un po' di anni con una guida alpina. Il lavoro mi piaceva molto, ma quando mi sono messo ad allenarmi e a preparare il mio curriculum escursionistico, ho pensato di dover approfondire la parte teorica. Così è nata l'idea di iscrivermi al corso di laurea in Valorizzazione e Tutela dell'Ambiente e del Territorio Montano, all'Università della Montagna di Edolo, dove mi sono laureato. Il mio collega ha un percorso curiosamente simile al mio (compiamo anche gli anni lo stesso giorno). Lui ha entrambi i genitori di Livigno, e fa anche lui il maestro di sci. Abbiamo fatto il corso per accompagnatori insieme, e adesso sia io che lui abbiamo creato dei corsi legati alla montagna per i bambini di Livigno. Il progetto dell’Alta Via ha certamente un respiro legato al turismo, ma vuole anche coinvolgere i ragazzi del posto; e devo dire che sotto questo aspetto sta funzionando abbastanza. A Livigno ci sono molte guide alpine, e c’è un po’ l’idea che sei non sei una di loro non vale neanche la pena di proporre iniziative o progetti: noi portiamo avanti il nostro anche per far conoscere la figura dell'accompagnatore.

Come state strutturando il progetto?

 

Abbiamo gettato un piccolo itinerario ma per ora lo teniamo nascosto: anche per avere il beneficio del dubbio in caso di eventuali aggiustamenti. Se tutto va secondo i piani, quest'anno ne tracciamo una prima parte e il prossimo la seconda, in termini di tracciatura Gps. Per quanto riguarda, poi, tutti i vari aspetti di cartellonistica eccetera, sarà una cosa che arriverà in seguito. Oggi abbiamo un incontro con il Cai: in generale dovremo confrontarci bene con le altre realtà, per capire come potrà essere gestita la cosa. Questo è proprio un po' un anno zero, si inizia ad imbastire le cose e si è visto che il supporto dalla gente c’è. Abbiamo lanciato anche una raccolta fondi, e funziona; quindi, anche a livello di visibilità, l’iniziativa sta avendo il suo apporto. Poi cercheremo appunto di capire il prossimo anno come affinare concretamente tutti gli aspetti, però se non partivamo non avremmo mai saputo come portarla avanti.

 

 

Che lavoro c’è dietro ad un'alta via come questa?

 

C’è sicuramente una parte di preparazione “cartina la mano”, in cui si cerca di studiare l'itinerario. Ci sono le parti burocratiche che sono abbastanza importanti e complesse: la gestione dei sentieri è in mano al Cai; a livello pratico se ne occupa l'Associazione di Promozione Turistica, che gestisce i vari lavori, e a sua volta li affida ad un consorzio forestale interno che si occupa di sistemarle. Su questi aspetti c’è ancora molto da lavorare; infatti l'idea di uscire allo scoperto ora, con l’annuncio, era anche un po' per stimolare il Comune e il Cai ad aprire un dialogo. Nel piano c’erano anche parti del tracciato in Svizzera, quindi anche lì ci sarà da parlare con i nostri vicini di casa. Insomma, bisogna costruire un tavolo di lavoro efficiente.

 In che modo il turismo dell’Alta Via può portare beneficio al territorio in cui si inscrive?

 

Le Alte Vie non sono pensate per attrarre più gente possibile: comportano fatica e preparazione, dunque selezionano il loro pubblico. Noi ci auguriamo che la gente che sceglie di percorrere questo itinerario riesca ad avere un approccio alla montagna più riflessivo e consapevole. Alta Via significa vivere la montagna in più giorni, con lentezza, senza l’ansia della vetta: questa proposta non vuole essere un concatenamento di cime. A Livigno ne abbiamo una decina che superano i 3.000 metri e ci sono già state iniziative che portano a raggiungerle tutte in serie. La nostra Alta Via, semmai, passa loro vicino, da poterle ammirare certo, ma la vetta non deve essere il risultato finale. L’idea è costruire una forma di rispetto verso la montagna, volevamo iniziare a lavorare su questo punto.

 

 

Come sta vivendo Livigno in attesa delle Olimpiadi? Il progetto dell’Alta Via ha qualche punto di contatto con questo evento?

 

Con i prossimi Giochi Olimpici, Livigno è un po' nell'occhio del ciclone (io come maestro di sci ne sono bene consapevole). È comunque un paese che, fino agli anni cinquanta, era isolato durante il periodo invernale. L'evento olimpico e gli sport invernali hanno portato una grande spinta progressista. Poi, certamente, bisogna capire fin dove l'equilibrio viene spostato. Io penso che sarà il livignasco qui a fare da ago della bilancia. È vero che questo evento porterà un gran cambiamento, però ricordiamoci che noi abitanti possiamo fare la differenza. Di tutti quelli con cui ho parlato a Livigno, nessuno sembra volere questo evento. Certo la parte alberghiera magari sì, però chi non ha un riscontro diretto non è che ne parla proprio bene. Anche io, a livello lavorativo, so che sarà un inverno un po' particolare. Però dobbiamo attivarci affinché si prenda una direzione positiva: noi sentivamo di dover prendere posizione in difesa del territorio. Volevamo ricordare che, nel periodo delle Olimpiadi, c'è ancora chi sogna per Livigno una tipologia di turismo salutare, che può portare anche un’attenzione diversa alla montagna.

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