Con le ciaspole percorrono i vicoli sommersi dalla neve per portare la spesa agli anziani impossibilitati a uscire: il gesto spontaneo di solidarietà dei giovani del paese

C'è una montagna che si vede nei dépliant promozionali, in cartolina, nei weekend di fuga dalla città. E poi c'è un'altra montagna. Quella che si sveglia alle sei per spalare, che porta il pane o i beni di prima necessità al vicino anziano, che sa cosa vuol dire non avere la strada percorribile e arrangiarsi comunque: una testimonianza da Capracotta (VIDEO)

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Aprile. Un mese che altrove sa già di primavera, di giornate che si allungano, di giacche che si lasciano a casa. Ma la montagna ha i suoi tempi, e chi la conosce davvero lo sa bene: qui nessun calendario decide quando finisce l'inverno.
Eppure, anche per gli standard di Capracotta - uno dei paesi più alti del Molise, abituato da sempre a convivere con la neve, il vento e le stagioni che non chiedono il permesso - quello che ha portato la tempesta Erminio non era normale. Non era il maltempo di cui si parla al bar e poi si dimentica (come evidenziava il meteorologo Giulio Betti in QUESTO ARTICOLO). Era qualcosa che ha lasciato il segno, negli accumuli, nelle strade, nelle case degli anziani sommerse fino agli infissi.
A Capracotta, la solidarietà nei momenti difficili non è una novità. Non è una parola da discorso pubblico o da post sui social: è una pratica quotidiana, tramandata di famiglia in famiglia, parte integrante dell'identità di un paese che ha sempre saputo che in montagna, da soli, non si va lontano. Quando arriva il maltempo, i capracottesi si aiutano. Lo hanno sempre fatto. Lo sanno fare. Allo spirito di comunità si appellata anche l'amministrazione comunale.
Ma quello che si è visto i giorni scorsi - Sebastiano Trotta, figlio di Oreste (voce storica del paese, di cui abbiamo raccolto la testimonianza in QUESTO ARTICOLO), che allaccia le ciaspole e percorre le vie del borgo antico insieme ad altri giovani del paese per portare la spesa e i beni di prima necessità agli anziani impossibilitati ad uscire - non è stata normale amministrazione. Non è stato il classico gesto di vicinato che caratterizza le comunità montane nei mesi invernali.
A confermarlo non sono solo le immagini (già di per sé eloquenti, con porte e finestre sepolte dalla neve) ma i dati, che hanno rilevato accumuli eccezionali (nevosi in quota, piovosi più a valle), lontani da ogni media stagionale per il periodo.
L'intensità del vento, come spesso accade durante le grandi tempeste in quota, ha reso difficile stabilire con esattezza la neve al suolo in ogni punto del territorio. Ma i numeri riscontrati nelle aree misurabili non lasciano spazio a interpretazioni: quello che ha colpito Capracotta con la tempesta Erminio è stato un evento fuori dall'ordinario, certificato dai dati e visibile a occhio nudo.
In questo contesto - eccezionale per la natura, straordinario per il periodo - il gesto di Sebastiano Trotta e degli altri giovani di Capracotta assume un peso ancora maggiore. Non si sono mossi per abitudine invernale, per il solito "così si fa" dei mesi freddi. Si sono mossi ad aprile, quando nessuno si aspettava più di dover indossare le ciaspole, quando il paese sembrava già incamminato verso la bella stagione.
Eppure eccoli lì: a piedi, nelle vie sommerse del borgo antico, a bussare alle porte degli anziani che non potevano uscire. Con la spesa, con i beni essenziali, con quella presenza umana che in certi momenti vale più di qualsiasi servizio organizzato.
Il video che li ritrae - registrato il primo aprile e diventato in poco tempo la testimonianza più condivisa di questi giorni di maltempo - non mostra eroi. Mostra persone normali che fanno la cosa giusta nel momento giusto. Ed è esattamente per questo che vale la pena guardarlo, e raccontarlo.
L'altra montagna: quella che non appare nelle brochure
C'è una montagna che si vede sulle brochure promozionali, sulle cartoline, nei weekend di fuga dalla città. E poi c'è un'altra montagna. Quella che si sveglia alle sei per spalare, che porta il pane al vicino anziano, che sa cosa vuol dire non avere la strada percorribile e arrangiarsi comunque.
È quella montagna che Sebastiano Trotta ha rappresentato in questi giorni. È quella montagna che Capracotta ha mostrato ancora una volta al resto del mondo: non come pittoresco scenario innevato, ma come comunità viva, capace di rispondere all'inaspettato con concretezza, con affetto, con la semplicità di chi non ha bisogno di aspettare che qualcuno organizzi i soccorsi.
La tempesta Erminio è passata. La neve presto fonderà. Ma certi gesti restano, e meritano di essere ricordati.












