"Nella mia testa pensavo: ‘ti prego, tieni duro’. Poco dopo l’uomo è svenuto. Allora l’ho aiutato a rialzarsi e l’ho sorretto fino all’arrivo". La storia del tedoforo Angelo Motta

"Persone ordinarie con storie straordinarie": non solo atleti e vip, ma anche gente comune capace di incarnare, magari in un solo gesto, i valori olimpici che le Olimpiadi dovrebbero rappresentare. Oggi raccontiamo la storia del quarantenne Angelo Motta, appassionato podista di Porto Tolle, che il 7 gennaio ha portato la fiamma olimpica tra le antiche vie del centro di Ravenna. "Non ho paura di dire che è stato il giorno più bello della mia vita"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Personalmente, da quel 7 gennaio, ho una felicità nelle ossa che non mi toglierà mai nessuno".
Su Facebook esiste un gruppo fatto di persone comuni - non atleti, stakeholder, vip o altro, ma semplici appassionati - che, dopo il lancio delle candidature nella scorsa edizione del Festival di Sanremo, sono stati selezionati per diventare Tedofori di Milano-Cortina 2026. Tra questi c’è anche Angelo Motta, classe 1985, di Porto Tolle. L’uomo, appassionato podista, è stato scelto per portare la fiamma olimpica nel centro di Ravenna il 7 gennaio 2026. Sono sue le parole in apertura.
All’interno del gruppo social, però, si percepisce una certa tensione. Leggendo post e commenti, questa si intende dovuta alle recenti polemiche tra i discussi tedofori "vip", come Achille Lauro e l’Uomo Gatto, e le mancate selezioni di ex-sportivi illustri, come Silvio Fauner e Kristian Ghedina. Polemiche esacerbate dalle recenti dichiarazioni di politici come Andrea Abodi e Matteo Salvini.
Anche L’Altramontagna, in un editoriale del 14 gennaio, aveva preso posizione sul tema. Tuttavia, visti i risvolti della discussione sollevati dal gruppo Facebook "Tedofori Milano Cortina 2026". Ci sembra opportuna una piccola precisazione.
Nel gruppo - del quale fanno parte persone comuni selezionate per il profondo valore umano delle loro esperienze - qualcuno scrive: "Mi sento quasi in difetto, come se la mia storia di riscatto valesse meno di quella di uno sportivo professionista...".
Pur non essendo direttamente chiamati in causa, ci sembra importante far presente che, ciò che si criticava, era un meccanismo che sembra favorire vip instagrammabili, piuttosto che sportivi che nel tempo si sono distinti all'interno della prestigiosa cornice olimpica. Non si intende, dunque, in nessun modo escludere che i valori olimpici possano essere felicemente incarnati da persone comuni. Anzi, tutt’altro.
"Saranno persone ordinarie con storie straordinarie, rappresenteranno il territorio, il talento e l’eccellenza in tutti i campi: sportivo, sociale, artistico, creativo, così come quei valori di pace e fratellanza, simboli della Fiamma Olimpica e della Fiamma Paralimpica".
Del tutto in linea con questo messaggio, l’Altramontagna ha voluto raccogliere una di queste "storie straordinarie". Ce la racconta il protagonista, Angelo Motta.

Ci racconteresti di quel 7 gennaio?
Alla partenza, il sindaco stava di fianco ad un piccolo braciere per salutare la partenza della fiaccola. Io aspettavo più avanti, in centro città, quando è arrivata una ragazza, l’unica tedofora di Ravenna, che con la sua fiaccola ha acceso la mia. Sono solo 200 metri da percorrere, e puoi scegliere se farli camminando o correndo. Io, pur essendo podista, ho scelto di camminare: volevo durasse il più tempo possibile, era il mio sogno fin da bambino. Il mio tratto, poi, è stato il più bello di tutti. Tra Corso Cavour e via Argentario, sono passato di fronte alla Basilica di San Vitale fino al Mausoleo di Galla Placidia. Lì c’era l’altra tedofora, una pallavolista, che ha portato la fiamma fuori città, in direzione di Ferrara.
Com’è stato a livello emotivo?
Un’emozione indescrivibile. C’erano i miei amici che hanno voluto farmi una sorpresa; noi abitiamo a 90 chilometri da lì, quindi si sono fatti 180 chilometri per vedermi camminare cinque minuti. Quando sono sceso dalla navetta e li ho visti lì, mi stavo per commuovere. Ero così felice di quel momento che speravo durasse 24 ore. Le persone, sconosciuti e turisti giapponesi, venivano da me a farsi le foto e mi chiedevano se ero famoso. Come si fa a spiegare certe cose a parole? Non ho paura di dire che è stato il giorno più bello della mia vita.

Se non sbaglio, c’è un episodio in particolare per cui ti hanno selezionato
Sì, era il 2019 e stavo correndo la mia seconda maratona, a Valencia. Da mesi mi preparavo con l’obiettivo di finirla sotto le tre ore. Quel giorno stava andando tutto benissimo. L’arrivo è alla Ciutat de las Arts i les Ciències, vedevo in lontananza il maxischermo col countdown: due ore e cinquanta minuti. Ecco che mi accorgo di un uomo davanti a me che comincia a camminare storto, con evidenti difficoltà. Io ero abbastanza dietro e pensavo nella mia testa: ti prego, tieni duro. Poco dopo, l’uomo è svenuto. In quel momento non ho avuto dubbi: se succedesse a me di svenire, in una città straniera, mi auguro che qualcuno si fermi ad aiutarmi. Così l’ho aiutato a rialzarsi e l’ho sorretto fino all’arrivo. Alla fine, sono rimasto ugualmente sotto le tre ore, ma a quel punto non ci pensavo più.
Allora, il tuo gesto era stato riconosciuto in qualche modo?
Tu pensa che in tutte le foto gli atleti corrono all’arrivo sotto l’arco, nella mia invece ci sono io che trascino un uomo: diciamo che non era passato inosservato. All’epoca aveva fatto parecchio scalpore positivo tra i runner o tra i miei concittadini. Mi è dispiaciuto soltanto che il Coni non si fosse interessato affatto a quell’episodio, sinceramente mi sarei aspettato qualche considerazione per il fair play. A febbraio, poi, quando hanno aperto le candidature a Sanremo, un amico mi ha proposto di candidarmi come tedoforo, e ho subito pensato fosse una bella occasione.

Come hai reagito quando è arrivata l’assegnazione?
Erano passati otto mesi, ed io ero in aeroporto quando mi arriva una mail che diceva: "sei pronto ad entrare nella storia?". Pensavo fosse il solito spam e invece erano le selezioni ufficiali. Mi hanno scritto che la mia storia li aveva convinti. Ma la mail non diceva né quando né dove avrei tenuto la fiaccola. Nel frattempo mi ero candidato alle elezioni regionali e, non volendo sfruttare la cosa in campagna elettorale, l’ho tenuta per me. A dicembre ho diffuso la notizia pubblicamente, nel giorno esatto della maratona di sei anni prima.
Com’è stata accolta la notizia in paese?
È stato accolto oltre le aspettative. Tantissimi messaggi, tutti contenti, orgogliosi. Però io ci tengo che siano orgogliosi non tanto del fatto che io abbia fatto il tedoforo, ma piuttosto del motivo per cui mi hanno selezionato. Tra i tedofori ci sono i vip, grandi sportivi, figure di rilievo: io invece sono una persona qualunque che ha fatto un solo gesto un po’ eccezionale, che incarna i valori olimpici. Detto questo, penso che su diecimila tedofori ci sia posto un po’ per tutti. Se ci fossero stati solo sportivi, i miei amici non sarebbero mai andati a vedere la fiamma: ci sono andati perché c’era uno di loro. La fiamma olimpica serve ad avvicinare le Olimpiadi alle persone. E se ci mettiamo a giudicare tutti senza conoscerne le storie, secondo me, non ne usciamo.
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