"Questa montagna riesce a trasformarsi in una maniera incredibile" (FOTO): viaggio sull'Etna ricoperto da oltre due metri di neve

Le fotografie e il video sono stati realizzati sull'Etna dopo il passaggio del ciclone Harry che, mentre devastava le zone costiere, più in quota ha depositato al suolo oltre due metri di neve. Il fotografo Emilio Messina: "Sono due volti della stessa perturbazione, che ricordano quanto il territorio sia fragile e quanto sia importante raccontarlo con rispetto"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Pendii candidi e intonsi, completamente ricoperti da una coltre immacolata che disegna dune che sembrano appartenere a un insolito deserto. Da questo mare di neve gli alberi spuntano appena, in gran parte sommersi, con le chiome spazzolate dall’aria. Si intravedono i piloni degli impianti di risalita, come segni di punteggiatura disposti in modo regolare su un foglio bianco, mentre il piazzale alla loro base sembra scomparso, nascosto dalla stessa soffice coperta che lascia solo intuire le sagome delle casette in legno.
.jpg?itok=BcPz_vMu)
Così appare l’Etna dopo le recenti nevicate, immortalato di Emilio Messina. Fotografo, guida naturalistica e documentarista, vive proprio sul più alto vulcano attivo d’Europa ed è un profondo conoscitore di questi luoghi. I suoi scatti sono in grado di restituire una sensazione ovattata che non coinvolge solo la vista: nel bianco totalizzante si percepiscono la luce abbacinante, il silenzio avvolgente (che però non è completa assenza di suoni), il tocco del vento, il profumo dei fiocchi depositati al suolo.

"Le fotografie sono state fatte immediatamente dopo il ciclone Harry, tra il 20 e il 21 gennaio - racconta Messina a L’Altramontagna -. Il primo accumulo è derivato da quella perturbazione. Il ciclone che sulle coste ha provocato danni ingenti con l’impatto di intensissime piogge e mareggiate, in montagna si è trasformato tutto in neve, tantissima neve".
.jpg?itok=L8WYy9Ag)
Al momento degli scatti, realizzati a 2000 metri di quota sul versante settentrionale del vulcano, a Piano Provenzana, al suolo si misuravano oltre due metri di neve. "Nei giorni successivi si sono verificate altre nevicate, e in questo momento la neve al suolo è arrivata a superare i tre metri - aggiunge il fotografo -. C'è stata anche della pioggia che l'ha compattata, infatti è neve molto, molto pesante".
.jpg?itok=FSiswShZ)
L'impatto visivo di queste fotografie pubblicate sui social, oltre ad aver suscitato reazioni di meraviglia, ha portato alcuni utenti a dubitare della veridicità degli scatti e a ipotizzare che fossero una creazione dell’intelligenza artificiale, innescando un paradosso tipico della nostra epoca. Tale reazione, forse, nasce anche da una crescente distanza dalla natura, che finisce per diventare aliena ai nostri occhi, costringendo professionisti come Messina a difendere la realtà del proprio lavoro documentaristico.
.jpg?itok=tnsAeqn2)
A scatenare scetticismo è stata l’assenza di neve sugli alberi, ma a spogliare i rami sono stati fattori del tutto naturali, come ci spiega il fotografo: "Oggi non si riesce a distinguere quasi più nulla e per noi fotografi sta diventando difficile giustificarsi di quello che invece la natura fa da sempre e che noi ci limitiamo a catturare. Se ci fate caso, gli alberi non hanno neve perché la neve è bagnata e così pesante che da quei rami è caduta, complice anche il vento". I giorni successivi al ciclone, le folate sono state forti ed è facile immaginare come possano aver contribuito a far scivolare a terra la neve, lasciando i fusti nudi a contrasto con il suolo bianchissimo.
.jpg?itok=GBldJkSl)
"Sin da piccolo ho cercato di documentare quasi ogni respiro di questa montagna", ci aveva raccontato Messina circa un anno fa, in questa intervista, realizzata quando aveva documentato una spettacolare eruzione invernale dell’Etna.
Gli chiediamo se quella catturata nelle recenti fotografie sia una condizione "particolare" o se questa stagione sull'Etna mostri spesso un aspetto così suggestivo. "Diciamo che ultimamente capita più spesso. In passato era così, poi effettivamente sull'Etna per molti anni è stato difficile che arrivasse tutta questa neve ma da cinque anni a questa parte lo fa di frequente; diciamo che questa montagna riesce a trasformarsi in una maniera incredibile. Ricordiamoci che il primo gennaio dall'Etna si è aperta un’eruzione laterale dentro la Valle del Bove durata quasi dieci giorni, con quella colata lavica che ho cercato di documentare il più possibile".
Messina pennella con i ricordi quei momenti: "Si vede quel rosso e quel nero della lava che incontra le prime ginestre e le brucia. E poi, neanche venti giorni dopo, è tutto totalmente silenzioso e bianco: non si vede nemmeno uno spicchio di roccia lavica, da nessuna parte. Il nero si nasconde completamente e, sul serio, l’Etna sembra un'altra montagna".
Attualmente non ci sono fenomeni eruttivi visibili, ma essendo un vulcano attivo, non è mai fermo: "La sommità ha sempre un pennacchio di vapore, che significa attività, anche quando è piccola e limitata" - ci spiega -. "La colata lavica di inizio anno si è verificata sul versante nord-est; quando ho scattato queste foto ero quasi tutto a nord, nella zona più interessata dalle recenti perturbazioni".
Su una montagna così peculiare, che sembra vivere più vite contemporaneamente, il lavoro del fotografo - oltre a rappresentare una mirabile ricerca estetica - assume un valore di documentazione utile a comprenderne la continua, affascinante, mutevolezza.











