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Idee | 14 gennaio 2026 | 12:00

"La burocrazia del tedoforo schiaccia lo spirito olimpico e sembra premiare personaggi instagrammabili". In alcuni casi portare la fiamma olimpica non è una concessione, ma un diritto acquisito

Le regole sono regole. Tuttavia, se il meccanismo che dovrebbe individuare i volti olimpici arriva a premiare l'Uomo Gatto (simbolo folkloristico dei game show televisivi e, oggi, della rete) e ad esclude Silvio Fauner (emblema del cosiddetto spirito olimpico e dello sport internazionale), vuol dire che qualcosa non ha funzionato, che qualche ingranaggio era da ricalibrare. Significa che il "personaggio instagrammabile" riesce a infilarsi dove all’atleta olimpico è vietato

scritto da Pietro Lacasella

"La burocrazia del tedoforo schiaccia lo spirito olimpico e sembra premiare personaggi instagrammabili. È comprensibile che Fauner ci sia rimasto male".

 

Oggi mi sono svegliato con il messaggio di un’amica. Proseguiva così: 

 

"Ti invito a guardare i replay della staffetta 4x10 di Lillehammer 1994. Un oro olimpico nello sci nordico in Norvegia… patria dello sci nordico! È stata una vittoria epica. È sufficiente guardare i replay per capire quanto i fiscalismi rischiano sempre più spesso di soffocare le emozioni. Guarda, guarda!" e ha incollato in chat il link della gara.

 

Ho guardato la sintesi della gara. Poi ho letto lo sfogo del campione di sci nordico Silvio Fauner e la conseguente risposta della Fondazione Milano Cortina (che gestisce la scelta dei tedofori insieme a Coca Cola ed Eni).

Dopo aver valutato le posizioni, penso di abbracciare la tesi della mia amica, sebbene le condizioni dettate dalla Fondazione parlino chiaro:

 

"Fauner non è stato invitato a prendere parte alla staffetta in quanto attualmente ricopre una carica politica (vicesindaco del Comune di Sappada): una condizione che rientra tra i requisiti preliminari di esclusione previsti e perfettamente specificati sul regolamento pubblicato sul sito di Milano Cortina 2026".

 

Le regole sono regole, ma effettivamente, quando peccano in elasticità, rischiano di ingessare la natura dinamica delle emozioni. La maggior parte degli italiani non riconoscono in Silvio Fauner il vicesindaco di un comune montano, ma l’espressione di un ricordo vivo, viscerale anche in chi non era ancora nato, ma ha potuto assorbirlo attraverso i racconti o le repliche televisive. È una di quelle storie capaci di guadagnarsi un posto nella memoria collettiva: un puntino azzurro che taglia per primo il traguardo, dopo una volata infinita, in uno stadio gremito di maglie rosse, tutte a tifare Norvegia; è il naufrago che nuota controcorrente e ce la fa, e noi tutti con lui, nella convinzione di averlo accompagnato nel successo con la sofferta speranza che caratterizza il tifoso.

 

Le regole sono regole. Tuttavia, se il meccanismo che dovrebbe individuare i volti olimpici arriva a premiare l’Uomo Gatto (simbolo folkloristico dei game show televisivi e, oggi, della rete) e ad esclude Silvio Fauner (emblema del cosiddetto spirito olimpico e dello sport internazionale), vuol dire che qualcosa non ha funzionato, che qualche ingranaggio era da ricalibrare. Significa che il "personaggio instagrammabile" riesce a infilarsi dove all’atleta olimpico è vietato.

 

In alcuni casi, come questo, portare la fiamma olimpica non è una concessione, ma un diritto acquisito.

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Circhi olimpici

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna

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