"Sui trampolini del salto con gli sci crescono le ortiche in mezzo alla plastica". Luca Mercalli: "Mentre parlo ho davanti le macerie delle ultime Olimpiadi italiane". Una critica non allo sport, ma al gigantismo infrastrutturale

"Viviamo lo stesso anche se non c'è il bob: gli sport non sono scritti nella pietra, sono un'espressione culturale di un momento storico. Il bob è uno sport recente, non è sempre esistito, e sono tanti altri sport che invece sfruttano meglio le cose che ci sono già. Le Olimpiadi stanno diventando un carrozzone dove è più la salsa del pesce. Il pesce sono gli atleti e la salsa è tutta questa roba che ci ruota attorno". Da Torino 2006 a Milano-Cortina 2026: riflettiamo su passato, presente e futuro dei Giochi invernali insieme al climatologo Luca Mercalli

"Complessivamente Torino 2006 è costata tre miliardi e mezzo di euro. Soldi in gran parte dei cittadini. Quante borgate alpine avremmo potuto ristrutturare per sempre, offrendo al territorio resilienza e bellezza durevole e non una manciata di lustrini che si è depositata su ruderi inutili, brutti e costosi? Ci resta forse solo la fibra ottica stesa per cablare i comuni olimpici, ma l’abbiamo pagata salata!"
Vent’anni dopo le Olimpiadi invernali di Torino, con Milano-Cortina 2026 sembra che siamo arrivati ad oltre sei miliardi. Queste righe sono tratte dal libro di Luca Mercalli Salire in montagna: prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale, pubblicato da Einaudi nel 2020.
Anche questa edizione, dunque, si direbbe che l’abbiamo pagata salata. Non resta che chiedersi se almeno abbiamo imparato la lezione, se siamo riusciti ad imparare dai nostri errori e investire meglio le risorse dedicate all’evento. Allora abbiamo rivolto questa domanda proprio allo stesso autore, Luca Mercalli, tra le altre cose ora anche membro del comitato scientifico de L'Altramontagna.
"Mentre parlo ho davanti i residuati e le macerie delle ultime Olimpiadi italiane. Ho davanti alla mia finestra una pista da bob costata più di 100 milioni di euro e smantellata poco dopo, ridotta oggi a un rudere, un rifiuto: si sono dovuti spendere soldi perfino per bonificarla. Vedo i trampolini del salto di Pragelato dove crescono le ortiche in mezzo alla plastica. È una storia che purtroppo si ripete per tante altre località in giro per il mondo: 15 giorni di fuochi d'artificio e poi si butta via tutto".
Quella di Mercalli è indubbiamente una prospettiva critica sull’evento olimpico, ma non vuole condannare lo sport o la manifestazione in sé, quando semmai alla macchina speculativa che ormai gli fa da coda.
"La mia critica è non allo sport in sé, non al momento di celebrazione degli atleti e delle loro capacità; la mia critica è prima di tutto il gigantismo infrastrutturale, per cui ad ogni olimpiade c’è da fare sempre di più (d'altra parte il motto delle olimpiadi è quello: "Citius, Altius, Fortius", ‘Più veloce, più in alto, più forte’). Purtroppo però la retorica dimentica anche i sempre maggiori danni".
"Negli anni Cinquanta - ironizza Mercalli - a Cortina la ferrovia c'era, oggi non c'è più. Allora forse se un po' di quelle centinaia di milioni li usavamo per riaprire la ferrovia di Dobbiaco-Calalzo, sarebbe stata una bella cosa, avrebbe lasciato anche un'eredità, questa volta utile, al territorio".
Manifestazioni di una simile mole hanno un impatto che dovrebbe essere proporzionale al territorio dove si innestano. Non è raro, infatti, che le grandi città abbiano beneficiato delle opere olimpiche; purtroppo però non si può dire lo stesso però delle valli montane, dove spesso ancora oggi si convive con la vista di grandi strutture abbandonate lungo i versanti.
"Delle Olimpiadi 2006, il bilancio più positivo è quello di Torino. È quello della città, dove sono stati costruiti i palazzetti dello sport, che poi hanno avuto la possibilità di essere riutilizzati negli anni successivi, possiamo dire che tutto sommato il bilancio è positivo. Ma dove invece sono state proposte opere che già dall'inizio erano criticate, dove c’era benissimo la possibilità di utilizzare quelle di altri paesi, dove ci si è incaponiti per costruire e in fretta; sorge il sospetto che ciò che interessasse di più non erano le quattro gare che ci si faranno sopra, ma i bei milioni che sono stati versati alle imprese e alla macchina organizzativa".
Ad ascoltarlo vien da chiedersi se si riferisca ancora a Torino 2006. E l’ambiguità continua: "Viviamo lo stesso anche se non c'è il Bob: gli sport non sono scritti nella pietra, sono un'espressione culturale di un momento storico. Il bob è uno sport recente, non è sempre esistito, e sono tanti altri sport che invece sfruttano meglio le cose che ci sono già. Gli impianti già presenti per le gare di Coppa del Mondo, ad esempio. Usiamo quelli, li usiamo bene, ci divertiamo lo stesso e valorizziamo strutture un po' meno impattanti".
A questo proposito, parlando di sport con la moderna consapevolezza sullo stato di avanzamento dei cambiamenti climatici, abbiamo chiesto al climatologo quale fosse, secondo lui, il futuro degli sport invernali.
"Dipende molto dalle quelle località, nel mondo, dove rimangono le condizioni climatiche adatte. Sappiamo che la rosa delle località possibili si restringe perché il riscaldamento globale sta facendo diminuire il periodo di innevamento. Sappiamo anche che ormai sotto i 2000 metri sulle Alpi è difficile garantire un innevamento stabile tutti gli anni, quindi è difficile oggi pianificare sport invernali con quella stabilità necessaria ai grandi eventi sportivi. C’è una quantità enorme di simulazioni matematiche che sono state fatte sul clima delle Alpi e che dicono chiaro che il margine, anche di produzione di neve artificiale che comunque ha bisogno dell'acqua e del freddo, si ridurrà".
Quali soluzioni allora per le manifestazioni sportive del futuro? Secondo Luca Mercalli, la chiave per rimanere al passo coi tempi, piuttosto che nella retorica dell’addizione ("citius, altius, fortius"), sta nella attitudine alla misura.
"Oggi, con internet e con tutto l'apparato di trasmissione dei dati, le Olimpiadi possono essere godute veramente da chiunque nel mondo. Allora rendiamole un po' meno materiali e più immateriali invece che rilanciare sempre a chi ne ha di più. Migliaia di aerei stanno confluendo nella zona olimpica: guardiamo anche soltanto lo scandaloso carosello di tutti questi leader mondiali che arrivano con il loro corteo di macchine di sicurezza. Ma perché? A cosa serve questo sfoggio? Mi sembra offensivo in un momento storico come questo, che io debba pagare con le mie tasse il divertimento e il gossip di qualche capo di stato. Mi sembrano contraddizioni importanti in un'epoca in cui anche un grande evento sportivo dovrebbe trasmettere invece un messaggio di sobrietà, un messaggio di efficienza, di buon uso delle risorse".
"Se anche il braciere fosse spento e io lo facessi proprio per invitare a riflettere sull’importanza del risparmio energetico, non abbiamo tolto nulla alla festa. La festa va davanti lo stesso. La festa è gli atleti, di chi farà il tempo migliore, chi porterà a casa la medaglia, o anche di chi è semplicemente contento di essere lì. Tutto questo caos, tutto questo aggiungere, sono solo frivolezze di contorno".
Insomma, sebbene il portafoglio sia sempre più vuoto, anche stavolta la lezione non l’abbiamo imparata. "Le Olimpiadi - conclude Mercalli - stanno diventando un carrozzone dove è più la salsa del pesce. Il pesce sono gli atleti e la salsa è tutta questa roba che ci ruota attorno".
L'occasione allora è rilanciata alle Olimpiadi francesi 2030. Giusto ieri, un'editoriale di Le Monde gettava sulle Olimpiadi uno sguardo analogo a quello di Mercalli, e concludeva: "Il comitato organizzatore delle Alpi francesi 2030 si dice pronto ad imparare dagli errori di Milano-Cortina 2026. Ma se l'olimpismo rimane ancorato nel XX secolo, le contraddizioni dei Giochi invernali non potranno essere risolte".

Le Olimpiadi invernali Milano-Cortina raccontate da L'Altramontagna














