"Abitare l’Appennino significa creare le condizioni non per un improbabile ritorno al passato, ma per vivere nella contemporaneità": 7 Comuni di montagna, 5000 abitanti e un progetto condiviso

Sette comuni del Parco nazionale della Maiella, che insieme contano poco più di 5.000 abitanti, hanno scelto di lavorare insieme per far fronte alle problematiche di chi abita in Appennino. Il lavoro corale della "Green Community Maiella Madre" tocca temi tradizionali (come la gestione forestale) e innovativi, dove la partecipazione dei cittadini è fondamentale, come la carta europea per il turismo sostenibile o le comunità energetiche. Una visione di territorio resa possibile da un piano di interventi da 4 milioni di euro che permette di tornare a immaginare un futuro nella regione oggi caratterizzata dal record di emigrazione giovanile

La Green Community Maiella Madre è nata da una convenzione tra i Comuni di Pacentro, Cansano, Campo di Giove, Pescocostanzo, Rivisondoli, Rocca Pia e Pettorano sul Gizio: sette comuni montani del Parco nazionale della Maiella, che facevano parte di due diverse comunità montane poste in liquidazione dalla Regione Abruzzo.
«La Green community è stata l’occasione per tornare a lavorare insieme tra comuni che erano abituati a farlo fino a 10 anni fa nelle rispettive comunità Montane – spiega Antonio Carrara, Sindaco di Pettorano sul Gizio e già Presidente del Parco della Maiella, guardando al valore complessivo dell’operazione: la strategia offre la possibilità e l’opportunità di lavorare insieme tra 7 comuni che nel complesso superano di poco i 5 mila abitanti e vivono i disagi e le problematiche di chi abita in Appennino. Oltre al lavorare insieme, direi che la Green community è importante perché ci consente di farlo sia su tematiche tradizionali, come la forestazione, sia su temi innovativi dove è fondamentale il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini, come la carta europea per il turismo sostenibile o alla promozione di comunità energetiche».
E’ stato il Comune di Pacentro, nelle vesti di capofila, a coordinare lo sviluppo di una progettualità comune che sogna, oggi, di vedere evolvere il partenariato di progetto in vera e propria Unione dei Comuni. Guido Angelilli, già Sindaco di Pacentro, ripercorre i primi passi della strategia: «Il presupposto di base è la consapevolezza da parte delle amministrazioni dei limiti e delle potenzialità di un’area con caratteristiche ambientali, sociali ed economiche pressoché simili, unito alla convinzione che il processo di sviluppo debba essere in chiave green. Da tempo stavamo pensando ad un piano di sviluppo locale su area sovra comunale, idea che ha trovato stimoli e contorni precisi con la normativa delle Green communities. Tuttavia, il vero motore per concretizzare l’idea è stato il bando con risorse del Pnrr. Al momento sono formalmente attori del piano di sviluppo solo i Comuni, ma è del tutto evidente che nella fase di attuazione dovranno essere coinvolti tutti gli stakeholders del territorio: cosa che sta già accadendo per il piano di azione per il turismo sostenibile, un processo partecipativo su base volontaria che coinvolge tutti gli operatori di settore».
Come si sta, dunque, nei territori dell'Appenino, nella transizione ecologica ed energetica?
Secondo Carrara «la transizione ecologica ed energetica in Appennino dovrebbe essere più semplice che altrove; in effetti per alcuni settori, penso a quello produttivo e industriale in particolare, è proprio così. Parliamo di territori dove la natura riconquista spazi che per secoli sono stati occupati dall’uomo e dalle attività agro-silvo-pastorali. Siamo la prima generazione che dopo secoli si trova a confrontarsi con il ritorno del bosco e degli animali selvatici, ma contemporaneamente abitiamo il mondo globale che non conosce confini, e la sfida sui cambiamenti climatici deve essere anche la nostra sfida. Abitare l’Appennino significa creare le condizioni non per un improbabile ritorno al passato, ma per vivere nella contemporaneità. La Green community va esattamente nella direzione di risparmiare energia, incrementare le fonti rinnovabili e promuovere un territorio nel quale la sostenibilità non sia uno slogan ma una pratica diffusa».
Il piano della Maiella Madre interessa tutte le linee d’azione previste dall’arteria. 72 della Legge 221/2015 con l’obiettivo di incidere su ogni una di esse: patrimonio agroforestale, risorse idriche, produzione di energia da fonti rinnovabili locali, turismo sostenibile, patrimonio edilizio e delle infrastrutture, efficienza energetica, produzione senza sprechi, integrazione dei servizi di mobilità, sviluppo di un’azienda agricola sostenibile. Un articolato piano di interventi dal valore che supera i 4.000.000 di Euro; un sogno di territorio reso possibile dal finanziamento ministeriale che permette di tornare a immaginare un futuro roseo nella Regione oggi tristemente caratterizzata dal record di emigrazione giovanile.
Condividiamo in chiave benaugurale il pensiero del primo cittadino di Pacentro: «Se penso al territorio tra vent’anni vedo un entroterra abruzzese che sarà stato capace di vincere la sfida. Che sarà riuscito a definire e realizzare un processo di rigenerazione, non solo ambientale, ma anche sociale ed economico, in grado di contrastare gli attuali e sempre più gravi fenomeni di spopolamento, abbandono e desertificazione. In sostanza grazie a questo progetto vedo un territorio che sarà sempre più attrattivo e che, soprattutto, sarà ancora vivo».

Attività realizzata nell'ambito del Progetto ITALIAE - linea d’intervento Atelier di sperimentazione sulle Green Communities - del Dipartimento pergli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cofinanziato Nell’ambito Del Programma Operativo Complementare Al Pon “Governance E Capacità Istituzionale” Fse-Fesr 2014-2020 Accordo Di Cooperazione Per La Realizzazione Di Attività Nell’ambito Del Progetto “Italiae” - Cup: J51h17000030007

Questa rubrica dedicata alle Green Community si propone di raccontare le storie delle comunità coinvolte, facendo conoscere i progetti più innovativi e, soprattutto, stimolando un dibattito sulle sfide e le possibilità di uno sviluppo sostenibile per le Terre Alte italiane














