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Attualità | 06 luglio 2025 | 19:00

"Evitare che il turismo si trasformi in un fenomeno di degrado e perdita di identità": tra i Monti Lepini e Ausoni, trenta progetti e un denominatore comune

"Il turismo dell’epoca della globalizzazione perde spesso la relazione con il viaggio, inteso come esperienza conoscitiva, per cedere alla banalità dell’immediatezza, nonché alla modificazione della realtà a favore dell’immagine preconcetta di un luogo che diviene così solo una merce da vendere". Nel Lazio, la Green Community dei Monti Lepini e Ausoni nasce come progetto integrato tra i 12 comuni che compongono l’omonima Comunità Montana, per  rispondere in modo innovativo alle molteplici e sempre nuove sfide che interessano i territori

scritto da Caterina Morello

Un ventaglio di quasi trenta progetti uniti da un solo denominatore comune: l’identità locale, declinata in tutte le sue sfaccettature, come motore per una ripartenza capace di guardare al futuro in modo originale, cucito su misura per il territorio di riferimento.

 

La Green Community dei Monti Lepini e Ausoni nasce come progetto integrato tra i 12 comuni che compongono l’omonima  Comunità Montana, per  rispondere in modo innovativo alle molteplici e sempre nuove sfide che interessano i territori, a partire dalla complessità delle tematiche legate allo sviluppo economico, alla sostenibilità ambientale e sociale, alla coesione delle comunità, al ripopolamento delle aree interne, alla rigenerazione urbana e locale, alle necessarie politiche energetiche.

 

Onorato Nardacci, presidente della Comunità Montana, racconta: "L’ipotesi di partenza è stata quella di tradurre gli obiettivi di sviluppo locale in un sistema in grado di riunire gli attori del territorio che condividono l’impegno di proteggere e valorizzare il patrimonio dei migliori prodotti agricoli alimentari, artigianali e dell’accoglienza dell’area dei Lepini, adottando e rispettando i principi di riferimento come la condivisione, la territorialità, l’immagine distintiva, la qualità percepita, l’eco-sostenibilità".

In questo contesto, le tematiche inerenti la tutela, valorizzazione, promozione delle risorse ambientali diventano elementi fondamentali di un approccio a una più generale forma di progetto territoriale fondato su strategie mirate allo sviluppo locale da perseguirsi mediante modalità di fruizione turistica dei beni storico-culturali e paesaggistici.

 

La sfida – secondo Nardacci – consiste in una valorizzazione del territorio in grado di esaltarne le autenticità, scongiurando l’appiattimento delle identità favorito da politiche frettolose e superficiali: "Occorre fare bene attenzione ad evitare che il turismo, che si configura come possibile dispositivo di rivitalizzazione di una economia territoriale in crisi, non si trasformi in un fenomeno di degrado e perdita di identità come è già accaduto in alcuni territori del nostro Paese. Il turismo dell’epoca della globalizzazione perde spesso la relazione con il viaggio inteso come esperienza conoscitiva e autentica  per cedere alla banalità dell’immediatezza, nonché alla modificazione della realtà a favore dell’immagine preconcetta di un luogo che diviene così solo una merce da vendere".

La questione si pone quindi nei termini di recuperare la memoria e l’identità dell’area che, nell’ultimo secolo, è stata teatro di scene di degrado ed emigrazione, rispolverando un sistema di valori ormai quasi del tutto misconosciuto, che restituisca meritata importanza al territorio e ai propri abitanti.

 

Da questa lucida e approfondita analisi antropologica, discendono ben 30 progetti che spaziano dalle attività di servizio alle opere pubbliche, fino all’acquisto di beni o servizi. Tra questi, a titolo non esaustivo, si segnalano: i progetti di stima dei crediti di carbonio, un piano di gestione e assestamento forestale, l’avvio di un partenariato di innovazione che preveda investimenti nella filiera dell’olio con il supporto di centri di ricerca a livello europeo.

 

Sempre in riferimento alla filiera dell’olio, si prevede anche l’installazione di sensori di rilevamento negli oliveti, in corrispondenza di punti specifici, con l’obiettivo di valutare i livelli dell’acqua e dell’aria, suddividendoli per classi di compromissione, e di compararli, sia tra le stazioni di rilevamento, sia con i dati storici già acquisiti, sia con altri dati rilevati da fonti esterne pubbliche e private (es. rilevamento mosca dell’olivo, bilanciamento CO2, dati Arpa, ecc.) con la finalità di individuare le correlazioni tra l’andamento del clima, i carichi inquinanti, la produttività e le attività umane interferenti con le coltivazioni.

 

"Le Green Communities – secondo Nardacci - sono da immaginarsi come 'nuove forme di comunità vive' attraverso le quali la montagna entra in gioco con un nuovo ruolo fondamentale, nella società del futuro: si offrono ad un nuovo patto con le aree urbane e metropolitane, soprattutto quelle che vedono al centro le politiche per l’ambiente, l’uso sostenibile delle risorse naturali, il pagamento dei servizi ecosistemici, nuove forme di agricoltura, start-up e turismo sostenibile. Il mantra lanciato dalla nuova filosofia che si affermerà attraverso le Green Communities è che si cresce insieme, comunità e ambiente. Si cammina insieme perché nessuno venga lasciato indietro. Solo così si può immaginare di affrontare e vincere la sfida di un futuro sostenibile".
 

 

Attività realizzata nell'ambito del Progetto ITALIAE - linea d’intervento Atelier di sperimentazione sulle Green Communities - del Dipartimento pergli Affari Regionali e le Autonomie  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cofinanziato Nell’ambito Del Programma Operativo Complementare Al Pon “Governance E Capacità Istituzionale” Fse-Fesr 2014-2020 Accordo Di Cooperazione Per La Realizzazione Di Attività Nell’ambito Del Progetto “Italiae” - Cup: J51h17000030007

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Questa rubrica dedicata alle Green Community si propone di raccontare le storie delle comunità coinvolte, facendo conoscere i progetti più innovativi e, soprattutto, stimolando un dibattito sulle sfide e le possibilità di uno sviluppo sostenibile per le Terre Alte italiane

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