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Attualità | 07 dicembre 2025 | 13:00

Il Modello Montagna del Latte: come l'Appennino Reggiano ha trasformato dieci anni di progettazione in un caso diventato, per molti versi, esemplare

Dalla Strategia Nazionale Aree Interne all'ottenimento del finanziamento da 2 milioni di euro per le Green Community, il territorio ha dimostrato una visione strategica a lungo termine. Ecco come il progetto pilota da 2 milioni di euro affronta le sfide locali: dalla gestione forestale unitaria (grazie a un modello di governance innovativo) al miglioramento della qualità del suolo agricolo e la riduzione delle emissioni di CO2. Un modello dove sostenibilità ambientale ed economica si incontrano (dalla rubrica Italiae a cura di Uncem)

scritto da Caterina Morello

La Montagna del latte è nota ben oltre i confini di casa. Un brand territoriale che risuona ormai familiare, coniato in occasione della candidatura alla prima Strategia Nazionale delle Aree Interne e portato avanti, con qualche adattamento, attraverso il secondo bando Snai (Strategia Nazionale per le Aree Interne) e, successivamente, la Green Community.

 

È il frutto di una progettazione lungimirante, capace di cogliere le opportunità offerte dai singoli finanziamenti senza mai perdere di vista la "rotta di territorio".

 

Alcune difficoltà nel dare adeguata attenzione al profilo della sostenibilità, che già permeava i due filoni principali ed iconici della Strategia erano emerse, ad esempio, nell’attuazione della seconda Snai. Il tema della sostenibilità non era ancora presente con la dovuta evidenza, come avvertita dalla comunità locale in termini di considerazione e messa in valore della filiera Zootecnica e dell’investimento sul Capitale Umano. 

 

Nel 2022, le Green Community fanno capolino nel panorama istituzionale. 

Per arrivare ad una proposta progettuale coerente con le esigenze latenti del territorio, nel rispetto dei tempi e dei dettami dell’avviso ministeriale, l’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano, di concerto con le Istituzioni del territorio, gli stakeholders interessati (Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale) e il nucleo tecnico di supporto al Pnrr della Regione Emilia-Romagna, ha condotto un intenso lavoro di confronto tecnico e politico amministrativo, che ha condotto  all’elaborazione del Piano Operativo della Green Community Montagna del Latte.

 

Uno sforzo che è valso alla Montagna del latte l’inserimento nel gotha delle tre strategie pilota, finanziate per l’ammontare di 2.000.000 di euro ciascuna. 

 

"Il dossier è articolato su tre linee di azione fondamentali, rispettivamente incentrate sulla gestione delle risorse ambientali, sulle forme di innovazione in agricoltura e sulla produzione di energia rinnovabile. Sull’ultimo punto, non siamo portatori di particolare innovazione. Abbiamo preferito concentrare forze sui temi che, per ragioni contingenti, non era stato possibile approfondire nell’ambito delle Aree Interne". Parla Giampiero Lupatelli, presidente di Caire, formalmente consulente tecnico; nei fatti, la figura che ha ispirato la strategia e ne ha accompagnato la definizione e lo sviluppo fin dai primi passi.

 

Prosegue Lupatelli: "La Green Community è stata l’occasione per affrontare la questione del bosco, procedendo secondo due linee d’azione distinte a seconda della quota: sulla parte alta del crinale, ricadente nell’area del Parco Nazionale, si è lavorato sul tema della certificazione del patrimonio forestale, a braccetto con i territori della Lunigiana e della Garfagnana".

 

Nella parte invece dell'orizzonte alto collinare - medio montano, dove il problema principale è quello della frammentazione fondiaria, è stata prevista un'azione di animazione in collaborazione con il Consorzio di Bonifica dell'Emilia Centrale: "Il primo risultato tangibile è stato un protocollo di intesa che delinea un modello di governance complessa, sottoscritto tra il Consorzio di bonifica, il Parco Nazionale e l’Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero, per l’accorpamento e la gestione unitaria delle superfici in disponibilità degli stessi, sul modello delle Associazioni fondiarie".

La gestione amministrativa del progetto, in capo all’Unione di Comuni, è affidata all’ufficio costituito per l’attuazione della Snai. Ilaria Dall’Asta, referente della strategia, racconta: "La visione strategica, la costruzione di partenariati forti e di lungo corso, la volontà di garantire continuità alle azioni principali attraverso fonti di finanziamento differenti sono elementi fondamentali della strategia territoriale in cui la green community si inserisce". 

 

In qualità di soggetti sub attuatori, rendicontano il loro operato con cadenza mensile all’Unione, che poi procede alla rendicontazione dell’intero al Ministero, attraverso il portale Regis: "Tra le collaborazioni di lungo corso, possiamo citare quella con il Parco Nazionale, che ci vede coinvolti da anni in una campagna di educazione ambientale nelle scuole del territorio, dall’infanzia alle superiori".

 

Guardando alla continuità nei progetti, è d’obbligo un accenno al precedente progetto Life Agri-Culture, del quale la Green Community raccoglie il testimone per proseguire nell’ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica derivanti dalle attività agricole.  Il passaggio da un’alimentazione ad insilati alle foraggere, è ormai un ambizioso traguardo raggiunto dalla Montagna del latte, anche grazie ai decenni di sperimentazioni scientifiche condotte con il C.R.P.A. - Centro di Ricerca delle Produzioni Animali, istituzione ibrida tra università ed enti pubblici. 

 

Data per assodata l’alimentazione a foraggio, è ora possibile puntare al miglioramento della qualità del suolo: passando dalla coltivazione di foraggere – e relative arature - annuali, a pratiche semi- permanenti, che necessitano di lavorazione dei fondi ogni 10-15 anni.

 

Lupatelli: "E’ innegabile come la produzione, in termini quantitativi, risenta di questa nuova pratica. Tuttavia, siccome la riduzione dei costi di produzione risulta proporzionalmente più elevata della riduzione della produzione stessa, il risultato complessivo può dirsi vantaggioso, secondo una logica di sostenibilità ambientale che si conferma vincente anche in termini di sostenibilità economica".

 

 

Le fotografie nell'articolo sono state fornite da Uncem

 

Attività realizzata nell'ambito del Progetto ITALIAE - linea d’intervento Atelier di sperimentazione sulle Green Communities - del Dipartimento pergli Affari Regionali e le Autonomie  della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cofinanziato Nell’ambito Del Programma Operativo Complementare Al Pon "Governance E Capacità Istituzionale" Fse-Fesr 2014-2020 Accordo Di Cooperazione Per La Realizzazione Di Attività Nell’ambito Del Progetto "Italiae" - Cup: J51h17000030007

 

 

il blog
Italiae

Questa rubrica dedicata alle Green Community si propone di raccontare le storie delle comunità coinvolte, facendo conoscere i progetti più innovativi e, soprattutto, stimolando un dibattito sulle sfide e le possibilità di uno sviluppo sostenibile per le Terre Alte italiane

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