"Mettere la persona al centro, non solo nel disagio, ma anche nei momenti di agio": un'idea che unisce undici Comuni dell'Appennino bolognese

"Non possiamo più richiamare i campanili e i vecchi modelli di sviluppo": alla scoperta della Green Community dell’Appennino Bolognese - CLoSER – Comunità Locale Sostenibile Ecologica e Rurale

L’Unione Montana come “dimensione giusta” per ragionare di futuro. Accade sull’Appennino Bolognese, dove una piccola unione montana riunisce geograficamente tre piccole valli fatte di Comuni molto diversi per conformazione e estensione. Micro realtà lontane tra loro, anche in senso letterale. Dove i chilometri in linea d’aria sono pochi ma le curve da fare davvero tante, la distanza stradale tra comuni da un lato ostacola lo svolgimento in forma associata della gran parte dei servizi fondamentali ma favorisce, dall’altro, i momenti d’incontro e riflessione su temi d’ampio respiro: in primis, delineare un modello per il futuro dell’Appennino capace di mettere al centro la persona.
«L’Unione Montana comprende undici comuni, che spaziano da piccoli municipi interamente montani sotto i 2000 abitanti, con capoluogo sul crinale, a comuni di media vallata da circa 7000 abitanti. Situazioni completamente diverse, su un territorio geograficamente molto ampio: 740 chilometri quadrati per 48500 abitanti. Sono dati che parlano da soli, e spiegano la lunga conflittualità per la definizione degli ambiti ottimali per l’esercizio delle funzioni, superata con la costituzione dell’Unione Montana un decennio fa». A parlare è Pieter Jan Messinò, direttore dell’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Bolognese.

«Durante questi 10 anni di attività è emersa la consapevolezza di una peculiarità territoriale: la capacità di rivolgersi ad un turismo nuovo, lento, legato a valori e stili di vita diversi dalla massa. Una seconda peculiarità è stata la decisione del territorio di delegare le funzioni sociali, integrandole con la cultura e il turismo. L’idea di fondo è stata, fin dall’inizio, quella di mettere la persona al centro non solo nei risvolti assistenziali, cioè nel disagio, ma guardando con attenzione anche ai momenti di agio, curando cioè le componenti culturali, sociali e ricreative fondamentali per vivere in una comunità», aggiunge Messinò.
Le parole del direttore trasudano passione e approfondita conoscenza del territorio e delle tematiche, con una visione integrata e lungimirante dell’ambito sociale che, andando oltre il contenimento del disagio, muove alla ricerca di strategie per rendere gradevole e appetibile la vita sulle alture che guardano la città di Bologna.
È l’essenza della Strategia finanziata dal PNRR che ha preso il nome, non casuale, di “Green Community dell’Appennino Bolognese - Progetto CLoSER – Comunità Locale Sostenibile Ecologica e Rurale”.
«Non possiamo più richiamare i campanili e i vecchi modelli di sviluppo in cui nei piccoli paesi di crinale c'era la posta, la banca, il bar – conclude il direttore – ma dobbiamo pensare a un modello di sviluppo nuovo. Su questo è stato fatto tanto lavoro, anche e soprattutto grazie all'attività svolta in forma unitaria dal punto di vista culturale e turistico. Tutto questo è servito molto a dare un'identità forte al territorio, e così si sono sviluppati i cammini, che hanno portato tantissimi visitatori».
Le azioni rese possibili dal finanziamento ministeriale, andranno nella direzione di uno sviluppo armonico di territorio, a misura d’uomo, per aumentare la vivibilità dei paesi e renderli sempre più attrattivi per gli appassionati del “turismo lento”. Gli interventi saranno complessivamente 15, con un finanziamento di 4.200.000 euro a fronte di una spesa complessiva di circa 8.000.0000; spaziano dalla pulizia di boschi e laghi, alla creazione di un Bed&bike, fino alla prosecuzione della Ciclovia del Sole - Eurovelo 7, che da sola cuba 1.500.000 euro.

Immancabili gli interventi sui cammini, che hanno dato una spinta fondamentale alla rivitalizzazione del territorio e che vedono nella Città di Bologna un crocevia fondamentale. E proprio da Piazza Nettuno nel cuore di Bologna, partenza ideale di ben cinque cammini (Via degli Dei, Via della Lana e della Seta, Via della Francesca e della Sambuca, Via dei Brentatori e la bretella dalla città alla Piccola Cassia), si trova ExtraBo: non semplicemente il primo infopoint outdoor in Italia, quanto piuttosto un progetto di gestione turistica integrata del territorio metropolitano di Bologna, centrale nella definizione della strategia di sviluppo delle politiche turistiche del territorio.
Il progetto si arricchisce di una forte componente innovativa che pone il tema dell’accoglienza al centro del programma di fruizione territoriale e il turismo quale volano economico per i territori. La gestione del personale specializzato per l’area Appennino di eXtraBO è affidata ad Appennino Slow, interlocutore mediano tra la destinazione turistica e l’Unione Montana presieduta, dal 2024, dalla sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi: «Gli ultimi anni hanno visto una generale tendenza al rialzo nell’interesse del pubblico per il turismo green e slow. Sono soprattutto i cammini a generare il flusso turistico maggiore, come testimoniato dai dati 2024 di ExtraBO, l’innovativo infopoint turistico nel cuore di Bologna dedicato alla città metropolitana e all’area dell’Appennino.

Nel corso del 2024 è stato registrato un sensibile incremento delle presenze, che hanno raggiunto le 22.000 unità, per la maggior parte turisti. Più della metà delle richieste pervenute hanno come oggetto i viaggi a piedi, in particolare lungo i cammini come la Via degli Dei e la Via della Lana e della Seta. La Via degli Dei inoltre, grazie al lavoro costante e ormai decennale di Appennino Slow (ente gestore della promo commercializzazione del Cammino) ha appena conseguito la prestigiosa certificazione di sostenibilità rilasciata dal GSTC (Global Sustainable Tourism Council), diventando ufficialmente il primo Cammino al Mondo a riceverla».
In apertura, fotografia di Iago School - www.iago.com

Attività realizzata nell'ambito del Progetto ITALIAE - linea d’intervento Atelier di sperimentazione sulle Green Communities - del Dipartimento pergli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cofinanziato Nell’ambito Del Programma Operativo Complementare Al Pon “Governance E Capacità Istituzionale” Fse-Fesr 2014-2020 Accordo Di Cooperazione Per La Realizzazione Di Attività Nell’ambito Del Progetto “Italiae” - Cup: J51h17000030007

Questa rubrica dedicata alle Green Community si propone di raccontare le storie delle comunità coinvolte, facendo conoscere i progetti più innovativi e, soprattutto, stimolando un dibattito sulle sfide e le possibilità di uno sviluppo sostenibile per le Terre Alte italiane














