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Ambiente | 06 ottobre 2025 | 12:00

Nella stufa può scoppiettare troppo vivacemente. Un albero che mina tutte le nostre certezze: non è usato per scaldarsi, ma è amato dalle capre

Alberi dimenticati # 19 / Si tratta di una delle poche specie vegetali che in natura presenta individui maschili, cioè con infiorescenze solo maschili, e individui femminili. Forestpaola ci racconta una specie molto amata per le sue infiorescenze

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Esiste nel mondo forestale una pianta che mina tutte le nostre certezze, prima di tutto perché è un albero (seppur di modesta altezza, arrivando massimo a 15 metri) e nel suo genere sono quasi tutti più piccoli, poi le sue foglie sono tondeggianti con apice e base ottusi, quando tutti gli altri hanno per lo più una fogliolina stretta stretta e lunga lunga. Di quale albero sto parlando? Del Salicone, Salix caprea, che vedendolo mai lo assocereste al genere Salix se pensate al salice per vimini o allo straniero Salix babylonica, forse più conosciuto come salice piangente.

Eppure questo alberello è decisamente frequente nei boschi italiani, mai in maniera assoluta, perché ama la compagnia del pioppo tremulo, del sorbo montano, ma anche dell'abete rosso. 


Corteccia (foto di Hladac)

Presenta una corteccia grigia che da giovane ha dei tipici disegni romboidali: sono le lenticelle, formazioni cellulari allungate che permettono lo scambio gassoso fra l'ambiente esterno e i tessuti interni della pianta. È specie pioniera, quindi non raggiunge mai un'età particolarmente avanzata, ma quando invecchia la sua corteccia si raggrinzisce e si ispessisce, come la nostra pelle, quindi i disegni romboidali andranno lentamente a scomparire ai nostri occhi.

 

Come anticipato, le sue foglie non sono affatto lanceolate e affusolate come ci aspetteremmo dai salici, ma tondeggianti e presentano una netta peluria biancastra sia sulla pagina superiore di colore verde scuro che sulla pagina inferiore decisamente più chiara; il margine è seghettato ma solo verso la base e non sempre.


Infiorescenze (fotografia di Frauke Riether)

Io sono però convinta che almeno una volta avrete visto il salicone perché inconfondibili sono le sue fioriture, raccolte in amenti femminili e maschili che si trovano tuttavia... su piante differenti. Si tratta infatti di una delle poche specie vegetali che in natura presenta individui maschili, cioè con infiorescenze solo maschili, e individui femminili. A mio parere conoscete sicuramente i maschi, poiché avrete avuto qualche nonna o zia che dopo una passeggiata se ne sarà tornata a casa nel mese di marzo con un mazzo di rametti... di gattini (o gattucci): ebbene sì li chiamano così gli amenti maschili del salicone perché caratterizzati da moltissimi peletti grigio-argentei. Se non li raccogliete in questa fase, emetteranno le antere, la parte riproduttiva, di un colore giallo brillante a diffondere il polline attraverso il vento fino a raggiungere le piante femminili che hanno amenti meno appariscenti, sempre di forma ovoidale, ma di colore verde.

 

E il frutto? Come molte specie della sua famiglia, ha frutti riuniti in amenti dapprima verdi e poi diventano tante piccole capsule con un lungo pappo peloso che ha la funzione di diffonderle lontano dalla pianta madre.

Nel momento della fioritura questa specie è davvero presa d'assalto da moltissimi insetti impollinatori, non solo le api, proprio perché è una delle prime a fiorire a fine inverno. E quindi il suo riconoscimento potrebbe avvenire anche attraverso il senso dell'udito, per il continuo ronzio attorno ai fiori del salicone.


Fotografia di Goran Horvan

Ma come mai si chiama Salix caprea? Sembra che il nome del genere Salix derivi dal celtico e voglia dire "vicino all'acqua" ad indicarne le zone preferite, mentre caprea perché è specie molto amata dalle capre e altri animali che amano cibarsi delle sue foglie pelosette. Questo era anche uno degli usi della pianta in passato, come foraggio alle bestie. Invece proprio perché specie pioniera, a rapido accrescimento, tutti i contadini sapevano che non era adatta come legna da ardere: infilando un ciocco di salicone nella stufa è facile infatti che scoppietti un po' troppo vivacemente. Meglio quindi ascoltare i buoni consigli dei vecchi contadini e utilizzare altre specie; piuttosto godiamoci questa pianta dai suoi amenti così... "pucciosi", magari anche lasciandoli sull'albero a completo uso degli insetti impollinatori e della specie stessa, che dite?

 

 

Fotografia in copertina di Frauke Riether (via Pixabay)

il blog
Paola Barducci - "ForestPaola"

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.

Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".

Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.

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