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Cultura | 20 ottobre 2025 | 12:00

Una cascata di legno in centro a Trieste che invita i visitatori a guardare verso l'alto. Un’esperienza immersiva per riconnettersi alle foreste locali

A Trieste è stata inaugurata “Foresta in città”: un luogo di incontro e confronto con le imprese delle filiere del legno locale, ma anche uno spazio dedicato ad approfondimenti tematici, dialoghi e presentazioni di libri. La nostra intervista a Matteo Ragni, uno dei più importanti designer italiani, che ha progettato l'allestimento con l'intento di creare un dialogo tra città e montagna

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Trieste è una linea in bilico tra mare e montagna. Il suo incanto sta nel viverla come frontiera fra questi due mondi”: così Paolo Rumiz, noto giornalista e scrittore, ha descritto la sua meravigliosa città.

 

Da alcune settimane questo affascinante equilibrio si è arricchito di un luogo speciale: un nuovo spazio culturale pensato proprio per far dialogare la città con le montagne alle sue spalle. In particolare, con un elemento cardine delle stesse: le foreste, che occupano gran parte del territorio montano del Friuli Venezia Giulia.

 

“Foresta in città” è il nome dello spazio (situato in Via Giusto Muratti 1, nel cuore di Trieste) che è stato inaugurato dal Cluster Legno-Arredo-Casa FVG, in collaborazione con la Regione, con l’obiettivo di ricreare un legame antico che sempre più rischia di perdersi, quello tra noi e le foreste. Come? portando la cultura della gestione forestale e dell’uso del legno dove solitamente è più assente. Una distanza che genera spesso pregiudizi, incomprensioni, e che non permette di vivere con piena consapevolezza una delle più importanti risorse naturali del territorio.

 

“Foresta in città intende avvicinare la cittadinanza ai temi della sostenibilità ambientale e promuovere una maggiore consapevolezza del valore delle foreste e del legno locale quale risorsa strategica e culturale per il futuro del territorio”, ha spiegato Edi Snaidero, imprenditore del legno e Presidente del Cluster. “Sarà un luogo di incontro e confronto con le imprese delle filiere del legno locale, uno spazio dedicato ad approfondimenti tematici, dialoghi, presentazioni di libri, nonché un anello di congiunzione tra il mondo della montagna e la città di Trieste”.

Nella progettazione di “Foresta in città” a Trieste (secondo spazio del genere in Regione dopo quello di Udine, due casi più unici che rari nel panorama nazionale) a contare molto è stata anche la parte estetico-emozionale. La volontà è infatti quella di accompagnare i visitatori in un’esperienza immersiva tra design e natura. Per questo, a ideare gli spazi è stato chiamato Matteo Ragni, uno dei più importanti designer italiani, insignito due volte del “Compasso d’oro” (tra i più autorevoli premi mondiali nell’ambito del design). Lo abbiamo contattato per discutere con lui di come montagna e città, ma anche design e corretta gestione del territorio, possano interagire.

 

“Da quando mi è stato dato questo incarico ho subito pensato al punto di vista di Trieste, città marittima ma con alle spalle ha un patrimonio forestale incredibile, che viene osservato quindi dal basso verso l’alto” ci ha spiegato Matteo Ragni. “Dato anche lo spazio a disposizione - stanze di poco più di 30 metri quadri disposte su tre livelli - ho impostato tutto il progetto sulla verticalità. Entrando, la vista è immediatamente chiamata verso l'alto”.

Il cuore del progetto, non a caso, è un’installazione posta nel vano scale: “Una sorta di scultura”, spiega Ragni, “che rappresenta una foresta ricreata con scarti di legno, di specie diverse e tutte provenienti dai boschi locali. Un candeliere non luminoso, diciamo così, che prende luce grazie al riflesso di uno specchio che è posto in alto, al suo culmine. Si tratta di un escamotage prospettico che ho ideato per far sì che alzando gli occhi verso l’alto, come si fa ammirando le fonde di un albero, i visitatori possano osservare la propria figura riflessa all'interno di una cascata di legno”.

 

I piccoli pezzi che compongono la “cascata” sono dotati di scritte con l’indicazione della relativa specie legnosa, trasformando quindi l’installazione anche in uno strumento didattico.

Ma oltre alla “cascata”, un ruolo fondamentale è giocato dalla vetrina, che dà sul centro di Trieste. “Anche per la vetrina ho voluto ricreare una sorta di foresta, con dei tondini di legno che sorreggono dei vassoi specchiati pensati per ospitare vari prodotti, che si susseguiranno nel tempo”.

Matteo Ragni lavora con tanti materiali, ma ha una passione particolare per il legno. “È il materiale rinnovabile per eccellenza”, spiega, “una sorta di frutto di cui possiamo godere tutti quanti, se gestiamo bene le foreste ovviamente”.

 

Si tratta di un amore che non è nato tra i banchi dell’università, ma grazie al contatto diretto con falegnami e artigiani: “Mi hanno insegnato a conoscere i vari legni, le loro caratteristiche, i profumi, la durezza, le caratteristiche anche meccaniche. È stato un vero e proprio viaggio professionale, perché man mano che sviluppavo progetti in legno, imparavo qualcosa in più sulla materia prima”.

 

Una delle creazioni in legno più caratteristiche di Ragni nasce da una storia molto personale.

 

“Quando è nato uno dei miei figli, ho pensato ad un progetto dedicato al domani, a un futuro da guardare con ottimismo. Un progetto legato al tema del recupero e del riutilizzo degli oggetti, che ci invita ad abbandonare il consumismo compulsivo che ci domina. Così è nato TobeUs, un brand di macchinine in legno, il giocattolo per eccellenza. Ho coinvolto in questa idea tanti altri designer, 150 in tutto, ciascuno dei quali ha creato la propria macchinina, rigorosamente non verniciata, per permettere ai bambini di dipingerla e personalizzarla. Queste creazioni sono presto iniziate a comparire in tutto il mondo e a girare in varie mostre internazionali: ha rappresentato un po’ il mio manifesto”.

Un altro prodotto di grande successo di Ragni legato al legno sono degli occhiali, chiamati “W-Eye”, realizzati insieme a un artigiano friulano che definisce “maestro”: Doriano Mattellone. “Doriano è stato uno dei primi, più di quindici anni fa, a sviluppare occhiali in legno e alluminio. Entrambi non sapevamo molto di occhiali, ma lui conosceva il legno, io il design, e così è nata un’avventura che ha fatto scuola”.

 

Tornando allo spazio di Trieste, Ragni si augura che possa diventare anche un luogo dove far incontrare gestori forestali, artigiani del legno e designer. “Noi progettisti dobbiamo avere l'umiltà di ascoltare le persone che lavorano veramente la materia che sta alla base delle nostre creazioni. Per progettare in legno serve conoscere la sua storia, la sua provenienza, come può e non può essere lavorato per evitare problemi. Sembra un paradosso, ma proprio in questa epoca dominata dall’intelligenza artificiale, dobbiamo tornare ad investire nella cultura di base”.

Il primo evento proposto da Foresta in città è “Da Pietra a Bosco - From Stone to Wood”, un’installazione site-specific ideata da Manuela Schirra e Fabrizio Giraldi. L’installazione, visitabile fino al 7 novembre, racconta attraverso arte, storia e fotografia uno dei più ambiziosi piani di riforestazione mai realizzati: quello del Carso, concepito due secoli fa per migliorare le condizioni climatiche locali e favorire lo sviluppo ambientale ed economico del territorio.

 

Dopo questo, altri eventi si susseguiranno, in un programma che sarà comunicato via via attraverso il sito e i canali social del Cluster Legno-Arredo-Casa FVG.  

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