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Cultura | 23 febbraio 2026 | 18:00

Alla 'disperata' ricerca di montagna nei testi di Sanremo: la nuova popolarità delle terre alte si riflette nell'immaginario collettivo della società?

Anche quest'anno torna lo strampalato esercizio che ci accompagna fin dall'inizio della nostra avventura editoriale: cercare la montagna, o quantomeno alcuni elementi antropico-naturali ad essa riconducibili, tra i testi delle canzoni in gara a Sanremo. Una sfida quasi impossibile

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Ci risiamo. È arrivato quel momento.

 

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina lo hanno spinto un po’ in là, verso la fine di febbraio, ma… come ogni inizio anno che si rispetti, anche in questo 2026 ritorna il mitico, popolare, contestatissimo e seguitissimo Festival della Canzone Italiana.

 

Chi ci legge con attenzione fin dall’inizio della nostra avventura editoriale sa che, a partire dal 2024, la Redazione de L’Altramontagna ha scelto di cimentarsi in un esperimento tragicomico e dall’alto rischio di incomprensione: ricercare la montagna, o quantomeno alcuni elementi naturali ad essa riconducibili, tra i testi delle canzoni in gara a Sanremo.

 

Lo ripetiamo ancora una volta, a scanso di equivoci: abbiamo scelto avventurarci in questo folle esercizio per due motivi principali. Il primo è che ci divertiamo parecchio, e già questo basterebbe per giustificare l’operazione: concederci un po’ di leggerezza ogni tanto ci aiuta ad affrontare le altre, decisamente più importanti, sfide informative quotidiane. Il secondo è che, volente o nolente, "Sanremo è Sanremo": un fatto culturale, che rappresenta uno specchio della contemporaneità.

 

E riflessa in questo specchio, a Sanremo 2026, la montagna sembra non esistere neppure.

 

Nel 2024 avevamo trovato accenni alla neve, alle vipere e addirittura una citazione della montagna più alta di tutte, l’Everest.

 

Lo scorso anno abbiamo invece festeggiato un "podio arboreo", tra "L’albero delle noci" di Brunori SAS e gli alberi dai quali cadeva da bambino Lucio Corsi, cantati in "Volevo essere un duro".


Lucio Corsi, fonte immagine: Quejaytee - Wikimedia Commons

In questo 2026, invece, sembra proprio che i temi a noi cari siano quasi del tutto assenti. Forse, ci siamo detti, la nuova popolarità che stanno vivendo le terre alte non si è ancora sedimentata nell’immaginario collettivo di una società che, nonostante questo, è sempre più urbanizzata. Servirà tempo, ma siamo sicuri che prima o poi qualcosa accadrà.

 

Quest’anno, insomma, il nostro esercizio strampalato è stato tutt’altro che facile. Ci sono volute diverse letture incrociate per riuscire ad aggrapparci a singole parole e, infine, poterci dire timidamente, a bassa voce… "Dai! Che qualcosina, in fondo, abbiamo trovato".

 

Pensate un po’ a come ci siamo ridotti. Il primo barlume di speranza è arrivato rileggendo il testo di Luché, che inizia la sua canzone con quella che potrebbe sembrare un’ammissione di ignoranza alpinistica: "Io non so come ci si lega".  Il riferimento è chiaramente a un legame che non prevede l’uso di un’imbragatura ma… non siamo troppo schizzinosi, dai… la canzone potrebbe comunque diventare un inno dei corsi di alpinismo, teniamocela buona!

 

Un’altra flebile speranza è arrivata osservando il titolo della canzone di Malika Ayane, chiamata "Animali notturni": speravamo in un fantastico elenco di rapaci e chirotteri ed eravamo già pronti a mettere in allerta i nostri naturalisti di fiducia, come Chiara Bettega e Giacomo Radi, per una bella recensione ma… niente da fare. Di Malika, però, non disdegniamo affatto un passaggio poetico, che da una strada di città ci porta a immaginare addirittura una foresta pluviale: "La strada è una giungla / Puntiamo alla luna / Come animali notturni".

 

Altri due titoli hanno saputo donarci una forte speranza, purtroppo solo momentanea: "Avvoltoi", di Eddie Brock, non parla affatto di uccelli, e "Naturale", di Leo Gassmann, non racconta di stili di vita più sostenibili…

 

Queste due delusioni ci hanno portati così a riabilitare due testi in prima istanza scartati, quelli di Fulminacci e delle Bambole di pezza. Entrambe le canzoni, anche se solo per un attimo, porteranno infatti sul palco dell’Ariston almeno un po’... di legno e clorofilla!

 

"E adesso il tempo è solo un mucchio di secondi / Di primavere e poi di nuovo rami spogli / Ma spero di essere il migliore dei tuoi sbagli", canterà Fulminacci in "Stupida fortuna"

"Questi non sanno cosa provo dentro / Come una foglia sempre stata al vento" è invece la strofa, quasi nascosta, nel testo delle Bambole di pezza, "Resta con me".

 

Finalmente rincuorati grazie a queste suggestioni vegetali, abbiamo deciso di leggere e rileggere meglio e, come per magia, ecco apparirci un chiaro accenno ad un vero ed enorme problema italiano, che coinvolge in modo pesante proprio le nostre montagne: il dissesto idrogeologico.

 

Come è possibile!? Lo sentiamo che ve lo state chiedendo...

 

Ebbene sì, ecco la prova che Sanremo, ad ogni edizione, riesce a toccare qualche nervo scoperto del nostro Paese. Quest’anno lo fa con il testo di "Tu mi piaci tanto" di Sayf, che dice: "L’Emilia che si allaga / E la Liguria pure". Poche parole in una canzone che tratta anche di tanto altro, ma che hanno la forza di ricordarci gli effetti del cambiamento climatico, la fragilità del nostro territorio, le persone e i paesi colpiti da frane e alluvioni, la necessità sempre più urgente di adattarci a un futuro incerto.


Frana in Romagna, fonte immagine: Corpo Nazionale Vigili del Fuoco

E arriviamo così, con questo improvviso cambio di umore, al testo che più di tutti ci ha colpiti nel profondo: per come è nato, per cosa racconta, per l’immagine che ci mostra. 

 

Ermal Meta ha scritto la sua "Stella Stellina" ascoltando sua figlia che, avendo iniziato a parlare da poco, provava a canticchiare la celebre ninnananna. Ma la canzone non parla di lei, bensì della vita spezzata di una bambina palestinese, tra "muri e mare".

 

"Mi sono immaginato una collina dalla quale aspettare una nuova primavera, una rinascita, la serenità e la fine delle guerre", ha spiegato il cantautore.

Una collina, non una montagna, che tuttavia sarà senza dubbio la vetta poetica e civile più alta di questo Sanremo 2026:

 

"Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno
"

 

Buon Sanremo (un pochino montanaro e naturalistico) dalla Redazione de L'Altramontagna!

 

... e ricordatevi sempre che, proprio alle spalle dell'Ariston, c'è l'Appennino ligure, con la sua Alta Via e i suoi boschi da record: la Liguria, infatti, da tutti conosciuta come "terra di mare", è la regione con più copertura forestale d'Italia, con ben il 74,6% del territorio coperto da boschi.

In questo video, che vi consigliamo come visione pre-Sanremo, trovate 5 curiosità sui boschi della Liguria:

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