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Idee | 09 agosto 2025 | 06:00

"Anni fa la neve mi isolò per giorni, rimasi senza luce e telefono. Fu magnifico". Una situazione oggi quasi impensabile, raccontata da Mario Rigoni Stern a Paolo Rumiz

Nella connessione ininterrotta che contraddistingue la nostra società già da tempo si scorge, tra tanti benefici, un progressivo indebolimento delle relazioni. I fili apparentemente rassicuranti che ci legano agli altri individui si moltiplicano, dando tuttavia vita a trame spesso troppo fitte: un ginepraio dal quale è complicato uscire, ma in cui è facile perdersi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Anni fa la neve mi isolò per giorni, rimasi senza luce e telefono. Fu magnifico. Ero felice, tranquillo, non c’era la tv. I fiocchi cadevano senza rumore. Avevo legna, farina bianca, lardo, formaggio, e una storia da scrivere. La finii al lume a petrolio. Era la Storia di Tönle”.

 

Un ritaglio di giornale firmato Paolo Rumiz. La Domenica di Repubblica, 24 settembre 2006. In apertura, incastonati nel sommario, due occhi scrutano il lettore. “Occhi umidi da cane San Bernardo salvatore di anime perse”, scrive Rumiz presentando il protagonista dell’intervista: Mario Rigoni Stern.

 

Negli ultimi giorni sono tornato a più riprese, con l’immaginazione, sulle parole offerte a Rumiz dallo scrittore asiaghese. Sono trascorsi appena diciannove anni dalla pubblicazione dell’intervista, eppure una situazione come quella vissuta da Rigoni Stern è oggi quasi impensabile. Non lo scrivo con il rimpianto di chi individua nel passato una situazione sempre migliore, ma con il dispiacere provocato da una consapevolezza: nella connessione ininterrotta che contraddistingue la nostra società già da tempo si scorge, tra tanti benefici, un progressivo indebolimento delle relazioni.

 

I fili apparentemente rassicuranti che ci legano agli altri individui si moltiplicano, dando tuttavia vita a trame spesso troppo fitte: un ginepraio dal quale è complicato uscire, ma in cui è facile perdersi.

 

Messaggi, chiamate, email, chat. Una rete capillare che, creando dipendenza, si introduce nell’intimità pretendendo di essere alimentata. Un vortice incessante, capace di inghiottire, mescolandoli, gli affetti preziosi alle relazioni leggere.

 

Sono gli effetti che una comunicazione difficile da sostenere ha provocato sulle relazioni: moltiplicandole le rende meno solide. Un frenesia che rischia di logorare l'ingranaggio principale dei rapporti tra le persone: il linguaggio.

 

“Oggi c’è troppo rumore”, prosegue Rigoni Stern, “stiamo perdendo il senso delle parole, la loro forza terapeutica. Eppure l’uomo ha bisogno delle parole”.


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