Contenuto sponsorizzato
Idee | 14 luglio 2025 | 12:15

Cosa ci fanno le Tre Cime di Lavaredo in una rotatoria? La risposta nei simboli, che possono influenzare la percezione sia di chi abita il territorio, sia di chi lo visita

Quando si parla di sovraffollamento in montagna è necessario pensare anche al modo in cui viene raccontato il territorio. Perché una narrazione a occhio di bue, che illumina una porzione limitata di paesaggio lasciando nell'ombra ampie campiture, favorirà sempre uno sviluppo turistico puntiforme e discontinuo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Negli ultimi giorni sta facendo molto discutere la vicenda del tornello a pagamento installato sul Seceda per accedere al sentiero delle Odle. Le corde della discussione vibrano in modo particolarmente sensibile quando viene toccato il tema del sovraffollamento turistico.

Ma è difficile parlare di sovraffollamento senza sviluppare una riflessione di carattere simbolico.

 

In montagna, infatti, la forza dei simboli si manifesta in tutta la sua dirompenza durante la stagione turistica, quando migliaia di persone si muovono simultaneamente per raggiungere espressioni naturali o antropiche capaci di farsi icone del nostro tempo.

 

È proprio quando una componente paesaggistica (sia essa una particolare vetta, un edificio, un'espressione artistica, ...) riesce a sintetizzare il carattere articolato di un territorio, che acquisisce lo status di simbolo e, in quanto tale, può influenzare la percezione sia di chi visita quel territorio, sia di chi lo abita.

 

Non è raro infatti che siano gli abitanti stessi a corroborare il potere del simbolo, alimentandone la carica magnetica attraverso la sua riproduzione: così le Tre Cime di Lavaredo (esempio particolarmente calzante) grandeggiano nelle rotatorie, svettano sulle insegne dei locali, impreziosiscono gadget, indicano vie e vicoli.

 

Un continuo richiamo che condiziona le aspettative e indirizza i desideri. Se le conoscenze del turista si limitano a Tre Cime o Seceda, per forza di cose la sua esperienza ruoterà attorno alla loro suggestione.

 

Quando si parla di sovraffollamento è quindi necessario pensare anche al modo in cui viene raccontato il territorio. Perché una narrazione a occhio di bue, che illumina una porzione limitata di paesaggio lasciando nell'ombra ampie campiture, favorirà sempre uno sviluppo turistico puntiforme e discontinuo, fatto di pieni - spesso troppo pieni - e di vuoti.

Contenuto sponsorizzato