"Gli escursionisti sono spesso più alpinisti di tanti che arrampicano". In montagna è inappropriato creare delle gerarchie, come insegna una celebre riflessione di Riccardo Cassin

Se proprio dovessimo suggerire un parametro di riferimento per individuare il giusto passo da adottare in montagna (e, più in generale, nel mondo), è senza dubbio nella parola consapevolezza che bisognerebbe cercare. La consapevolezza è infatti un concetto trasversale rispetto alle categorie: le attraversa, ammorbidendole, offrendo un’esperienza multidimensionale, dinamica e anti-elitaria

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Ho iniziato la mia carriera come escursionista, e l’ho conclusa da escursionista. Non è mica una vergogna. Anzi, gli escursionisti sono spesso più alpinisti di tanti che arrampicano”.
Così rifletteva Riccardo Cassin e le sue parole si proiettano in un presente dove l'interesse per i territori montani è in progressivo aumento, così come si stanno moltiplicando le diverse etichette che vengono cucite su chi sale in montagna, quasi a formare una scala gerarchica dei frequentatori.
Ma il sistema gerarchico è fragile se si basa esclusivamente sulle modalità di fruizione. Anzi, in un universo sociale sempre più sfumato, è forse inappropriato ragionare per gerarchie che tendono a posizionare sul piedistallo qualcuno e scagliare a terra qualcun altro.
Tempo fa, un amico aveva espresso una considerazione interessante dandomi, successivamente, il permesso di riprenderlo in un articolo. Trovo si inserisca in modo efficace in questa riflessione.
“In montagna non abbiamo più bisogno di eroi”, mi aveva detto. “Non è raro che i rilievi si trasformino nella scenografia di un film d’avventura, interpretato esclusivamente da persone coraggiose, dure, sprezzanti del pericolo, insensibili alla fatica. Invece no. Con le nostre fragilità, con le nostre debolezze, sappiamo che non è vero. Abbiamo lo sguardo perennemente rivolto all’insù, tra le vette più anguste, nella disperata ricerca di un’utopia, di un modello esistenziale proiettato verso la perfezione. Sarebbe forse più saggio incominciare a guardare le nostre valli, forse meno auliche, ma capaci di riflettere quella sana imperfezione che caratterizza ciascuno di noi”.
Se proprio dovessimo suggerire un parametro di riferimento per individuare il giusto passo da adottare in montagna (e, più in generale, nel mondo), è senza dubbio nella parola consapevolezza che bisognerebbe cercare.
La consapevolezza è infatti un concetto trasversale rispetto alle categorie: le attraversa, ammorbidendole, offrendo un’esperienza multidimensionale, dinamica e anti-elitaria.
Un messaggio importante, lasciatoci in eredità da Riccardo Cassin: un fortissimo alpinista che non si limitava all'alpinismo.
Riccardo Cassin ci lasciava 6 agosto 2009 nella sua casa ai Piani Resinelli, ai piedi delle Grigne.












