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Idee | 03 dicembre 2025 | 18:00

"Il taglio dell’albero non è un atto irrispettoso". Se un vescovo sente la necessità di parlare di gestione forestale sostenibile, forse significa che le polemiche sull'abete di Natale del Papa sono servite a qualcosa

Le parole del vescovo di Bolzano-Bressanone sono importanti perché, dopo anni di fortissime polemiche, il prelievo di un singolo abete tante volte dipinto come simbolo negativo è stato contestualizzato all’interno di un ambito territoriale dove decine di migliaia di alberi vengono prelevati ogni anno per gestire attivamente la foresta in modo da produrre legno e altri servizi ecosistemici. Lo scorso 27 novembre in Piazza San Pietro è stato innalzato, come ormai da tradizione, l’albero di Natale donato al Pontefice dalla Val d'Ultimo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Se un Vescovo, sul sito di news del Vaticano, sente la necessità di parlare di gestione forestale sostenibile… forse significa che le tante annuali polemiche sull’albero di Natale del Papa sono servite almeno a qualcosa.

 

Lo scorso 27 novembre in Piazza San Pietro è stato innalzato, come ormai da tradizione, l’albero di Natale donato al Pontefice. L’abete, di 25 metri d’altezza, è stato prelevato "nel rispetto della foresta" (come viene sottolineato con forza nel comunicato del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano) dalla valle alpina di Ultimo, in provincia di Bolzano, e offerto dai comuni di Lagundo e Ultimo.

 

In occasione dell’allestimento dell’abete nell’emiciclo del Bernini, il Monsignor Ivo Muser, vescovo di Bolzano-Bressanone, ha sentito il bisogno di dichiarare che: "Il taglio dell’albero non è un atto irrispettoso, ma il frutto di una gestione forestale oculata, dove il prelievo è parte di una cura attiva che garantisce la salute del bosco e tiene sotto controllo la sua crescita". In Alto Adige, ha ricordato Muser, "la riforestazione è una pratica consolidata e un pilastro della gestione forestale sostenibile, dove per ogni albero tagliato se ne piantano nuovi, garantendo boschi sani e resilienti per le generazioni future".

 

"L’albero", spiega il comunicato del Governatorato, "rimarrà esposto fino alla conclusione del tempo di Natale. Al termine, dai rami verdi dell’abete verranno ricavati degli oli essenziali, mentre il resto del legno verrà donato a un’associazione benefica, che provvederà al suo recupero".

 

Le parole di Muser sono comprensibilmente divulgative e contengono delle semplificazioni probabilmente volute: la "cura attiva che garantisce la salute del bosco" è in realtà finalizzata a ottenere beni e servizi utili alla società (e non alla "salute del bosco" in senso stretto) e la rinnovazione del bosco non avviene solo tramite piantagione, ma anche, seguendo i dettami della selvicoltura naturalistica, creando le condizioni per l’affermazione della rinnovazione naturale da seme. Occorre anche sottolineare che normalmente gli abeti di Natale non arrivano direttamente dal bosco, ma da aree aperte, dove gli alberi possono sviluppare al meglio la loro chioma crescendo in aree con luce uniforme e poca o nulla competizione con altre piante. Un albero di Natale di medio-grandi dimensioni deve infatti avere una forma armoniosa, simmetrica da ogni lato, essere "ben vestito" e longilineo.

 

Ma a parte queste precisazioni tecniche, le parole del Vescovo sono importanti perché finalmente, dopo anni di fortissime polemiche, il prelievo di quel singolo abete tante volte dipinto come simbolo negativo è stato contestualizzato all’interno di un ambito territoriale dove decine di migliaia di alberi vengono prelevati ogni anno per gestire attivamente la foresta in modo da produrre legno e altri servizi ecosistemici. Una gestione sostenibile dove il prelievo, nel suo complesso, è sempre inferiore a quanto il bosco cresce. Una gestione attuata attraverso regolamenti, piani e scelte di esperti. Un’attività quindi positiva nel suo complesso, che bilancia esigenze umane e conservazione ambientale.

 

Si potrebbe obiettare che per un utilizzo esclusivamente estetico di poche settimane non vale comunque la pena di "sacrificare" un albero di grandi dimensioni, che indubbiamente ha un suo intrinseco valore naturalistico e paesaggistico. Si tratta di una critica legittima e in buona parte fondata, che tuttavia andrebbe sempre collocata in un contesto più ampio, come quello della Val d’Ultimo, della Provincia di Bolzano e delle Alpi, dove gli abeti sono milioni, il bosco è in costante crescita e l’asportazione di un singolo esemplare non turba eccessivamente, nel complesso, un equilibrio.

 

Quest’anno le parole del Vescovo hanno aperto una piccola finestra sulla gestione forestale nelle Alpi, ma si potrebbe fare molto di più: l’abete di Natale potrebbe essere l’occasione per portare in Piazza San Pietro una vera e propria micro-filiera del legno, trasformando sul posto, alla fine delle festività, quel tronco in tavole e in oggetti utili da donare poi a fedeli e cittadini. In Piazza San Pietro, dopo la bellezza estetica e la potenza simbolica dell'albero, andrebbe così in scena la genuina concretezza del lavoro forestale e l'importanza di una risorsa fondamentale per l'economia di montagna. Forse, in questo modo, tante persone si renderebbero conto che il taglio di un albero, se svolto nei modi corretti, è anche l’inizio di una materia prima preziosa e rinnovabile. 

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