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Idee | 20 agosto 2025 | 06:00

Le odierne narrazioni spesso non superano le 24 ore. Reinhold Messner: "Raccontare è un modo per mettere ordine alla memoria, alle emozioni e alle esperienze"

L'efficacia del racconto, in termini di benefici personali (ma anche collettivi), viene progressivamente sminuita dai ritmi narrativi imposti da una società che sembra nutrirsi di semplificazioni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"Raccontare è un modo per mettere ordine alla memoria, alle emozioni e alle esperienze. Spesso scrivendo capisci cos’hai fatto: quella che in un primo momento può essere solo una sensazione fisica, grazie al racconto prende forma anche nella testa".

 

In queste parole di Reinhold Messner, che ho avuto la fortuna di raccogliere in un'intervista uscita su L'AltraMontagna, emerge in modo chiaro l'importanza del racconto nelle nostre vite.

 

La narrazione può infatti avere una duplice funzione: se da un lato porta a condividere esperienze che, nel bene o nel male, ci hanno coinvolti, dall'altro aiuta a metabolizzare il nostro vissuto; a soppesarlo, cercando di individuare le parole corrette per tradurrei le sensazioni in pensieri.

 

Tuttavia, non sono in pochi a notare quanto l'efficacia del racconto, in termini di benefici personali (ma anche collettivi), venga progressivamente sminuita dai ritmi narrativi imposti da una società che sembra nutrirsi di semplificazioni. La condivisione odierna spinge infatti ad accelerare, spesso esaurendosi dopo appena 24 ore.

 

Se da un lato questo permette di esternare rapidamente, senza impiegare troppe energie per approfondire e per approfondirsi, dall'altro però impedisce di costruire una narrazione articolata, capace di superare l'epidermide.

 

A poche ore dalla chiacchierata con l'alpinista altoatesino, ho conosciuto una ragazza che mi ha spiegato di ritagliarsi periodicamente dei momenti da dedicare al racconto e, di conseguenza, anche all'ascolto di se stessa. Come Messner, anche lei cerca di "mettere ordine alla memoria, alle emozioni, alle esperienze".

 

Un'abitudine che dovrebbe essere incentivata con maggiore convinzione a partire dall'infanzia, dalle scuole, perché una comunità capace di raccontare andando oltre le illusorie comodità della superficie è indubbiamente più solida, profonda e, forse, felice.

 

 

In copertina, il celebre autoscatto di Messner in vetta al Nanga Parbat (9 agosto 1978).

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