Quello del Kleins Nesthorn è un crollo profondamente umano: proviamo ad analizzarlo andando oltre le dinamiche naturali

Ovviamente l'eco della tragedia risuonerà più forte tra chi abitava a Blatten o frequentava il paese con regolarità; ma, come dimostra la grande attenzione che i media stanno dando alla vicenda, questi mutamenti provocano una vibrazione in ciascuno di noi. È la conseguenza di una propensione sociale che, con intensità crescente, è tesa a rivalutare i territori montani

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Proviamo per qualche istante a capovolgere lo sguardo, portando gli occhi dal versante crollato al fondovalle; dagli sfasciumi di roccia e ghiaccio piegati dalle forze gravitazionali, al paese quasi interamente sommerso.
Il villaggio di Blatten, grazie al tempestivo intervento delle autorità, fortunatamente era stato evacuato. Ma perdere la casa, soprattutto se si tratta della prima casa, è in qualche modo una forma di lutto.
Sfumano i ricordi, saltano i punti di riferimento che aiutano a tracciare la complessa rotta della vita, vengono stravolti gli affetti che connettono a un territorio.
Uno scenario lunare ha rapidamente sostituito anni e anni di costruzione del paesaggio: un lento stratificarsi di interazioni tra uomo e territorio che, tra errori e buone pratiche, ha disegnato i connotati di quella porzione di valle.

In queste occasioni, con un approccio incentrato sull'ineluttabilità, qualcuno si affretta a etichettare il crollo come un normalissimo fenomeno naturale.
A mio parere è sbagliato. Sia perché, come facevano notare su L'AltraMontagna i glaciologi Giovanni Baccolo e Riccardo Scotti, sebbene non si possa ancora escludere si tratti di un normale processo di erosione, "sappiamo fin troppo bene che la fusione dei ghiacciai e la degradazione del permafrost non stanno avvenendo per cause naturali".
Ma è scorretto anche perché, come evidenziato, stiamo parlando di un dramma profondamente umano. Il coinvolgimento emotivo, lo spavento, lo spaesamento, il sopracitato lutto causato da brusche e repentine trasformazioni, sono il risultato del processo di attribuzione di significato; di significati che abbiamo conferito a un territorio.

Naturalmente l'eco della tragedia risuonerà più forte tra chi abitava a Blatten o frequentava il paese con regolarità; ma, come dimostra la grande attenzione che i media stanno dando alla vicenda, questi mutamenti provocano una vibrazione in ciascuno di noi. È la conseguenza di una propensione sociale che, con intensità crescente, è tesa a rivalutare i territori montani.
Al crollo naturale, pertanto, bisogna considerarne un altro, estremamente umano.













