Salì sugli alberi all’età di 12 anni e non mise più piede a terra. Una storia che evidenzia la preziosa relazione, spesso dimenticata, tra persone e piante

Dal rapporto con alberi e boschi, alla necessità di partire al momento giusto. Viaggiando tra le pagine de "Il barone rampante" ricordiamo Italo Calvino, a quarant'anni dalla morte (19 settembre 1985): i suoi insegnamenti nutrono ancora l'attualità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Un ricordo tiepido. Lontano e al contempo vicino. Quand’ero bambino mio papà aveva l’abitudine di leggere ad alta voce. Sul divano, a letto, ma anche in macchina (ovviamente guidava la mamma) o in giardino. A volte vivevo quei momenti come una costrizione, soprattutto quando la trama dei libri fuggiva dal mio entusiasmo, in altre occasioni lo assillavo affinché non si fermasse.
Volgendo indietro gli occhi della memoria, le pagine che più mi hanno appassionato sono senza dubbio quelle de Il Barone rampante di Italo Calvino.
Amavo arrampicare sugli alberi e in quella storia trovavo slancio per immaginare nuove avventure e per dare forma a nuove emozioni.
D’altronde fu lo stesso Calvino a sostenere che "la letteratura è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre".
Quelle pagine hanno effettivamente aperto la porta su frammenti di mondo ancora inediti.
Cosimo, Viola, Biagio, il fratello del protagonista e voce narrante del libro. Le consuetudini nobiliari e la ruvidezza dei briganti. La nascita di un amore. La maturità di un amore. E poi quell’intrico di alberi e rami. Un viluppo che, se da un lato sembra proiettarci in una dimensione differente, una sorta di isolamento sospeso, dall’altro evidenzia la stretta connessione tra persone e piante.
Una relazione preziosa, da riscoprire, capace di avvicinare due mondi che nel tempo si sono incautamente allontanati.
Il barone salì sugli alberi all’età di 12 anni. Tra le emozioni indefinibili offerte dalla vertigine riuscì a costruirsi una quotidianità. Non mise più piede a terra, nemmeno con il sopraggiungere della vecchiaia.
A 65 anni, quando tutto sembrava ormai finito, con un balzo si aggrappò all’ancora di una mongolfiera di passaggio, trasformandosi presto in uno sfumato ricordo. Forse capì che a volte partire è più saggio di perseverare.
Oggi, 19 settembre 2025, cade il quarantesimo anniversario della morte di Calvino: i suoi insegnamenti nutrono ancora l'attualità.












