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Idee | 03 settembre 2025 | 18:00

"Turisti: pensate di essere i benvenuti?" La scritta sulle rocce in Val Badia forse si rivolge al soggetto sbagliato

"Südtirol 2024: 0,5 milion locals vs 9 milion tourists. And you think you are welcome?". Così recita un messaggio lasciato su una parete nei pressi della Forcella dla Crusc. Ma siamo sicuri che i turisti siano l'obiettivo corretto contro cui puntare il dito?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Ormai non è una novità: le scritte che invitano i turisti a tornarsene (o a starsene) a casa stanno iniziando a pullulare sulle Dolomiti.

 

In questo caso il messaggio è addirittura accompagnato da un corredo di dati e prende slancio grazie a una domanda che, di fatto, lascia intendere quanto l’afflusso massiccio sia da molti vissuto come un’invasione molesta.

 

“Südtirol 2024: 0,5 million locals vs 9 million tourists. And you think you are welcome?”

 

Se lasciare una scritta su una parete nei pressi della Forcella dla Crusc (Val Badia), è indubbiamente una forma di protesta contestualmente poco appropriata - è infatti difficile pretendere una maggiore sensibilità per un territorio quando si è i primi a non dimostrarla - allo stesso tempo invita a sviluppare delle riflessioni.

 

Il malessere provocato dall’overtourism non si può limitare a ripercussioni di carattere ambientale: è necessario prestare attenzione anche agli impatti sulle società. Un esempio nitido e molto conosciuto è rappresentato dalle difficoltà veneziane a metabolizzare la fiumana di visitatori che ogni giorno straripa tra le calli e i campi del capoluogo veneto. Un caso emblema su cui si riflettono molte dinamiche che influenzano le località più gettonate delle Alpi.

 

Gli appelli, il malcontento e l'irrequietudine dei residenti non possono essere trascurati. Viene tuttavia spontaneo domandarsi qual è l’obiettivo giusto contro cui puntare il dito.

 

Queste scritte sono quasi sempre rivolte ai turisti - “Tornatevene a casa”, “statevene a casa”, “non siete i benvenuti”, “pensate di essere i benvenuti?” - innescando un cortocircuito: non è che forse si sta mirando al soggetto sbagliato? Il problema sono solo i turisti? Senza dubbio quando i loro comportamenti si rivelano irrispettosi nei confronti di un luogo che custodisce affetti e personali punti di riferimento. Ma il problema, forse, sta a monte. Anzi a valle.

 

Perdendo quota, infatti, le esche per attrarre un numero via via crescente di persone si possono osservare numerose tra i principali snodi vallivi. I “welcome”, riferiti a specifiche categorie (motociclisti, ciclisti, escursionisti, …), abbondano assieme a slogan, pubblicità (che travalicano i confini territoriali grazie a social, siti, radio e televisioni), inviti, locandine, fotografie, simboli: l’invito a visitare alcuni territori è costante, per non dire martellante.

“Welcome”, quindi, o “not welcome”?

 

Anche la tipologia di offerta richiama sensibilità diverse: se ad esempio il territorio incentiva esclusivamente una frequentazione di natura ludico-ricreativa, ecco che la montagna verrà immaginata - in barba alle esigenze e alle attività dei residenti - come un grande parco divertimenti dove sfogare pulsioni spesso adrenaliniche.

 

Insomma, più che rivolgersi ai turisti, bisognerebbe richiamare all’appello chi specula sul territorio per accogliere un numero via via crescente di persone. Ma non sulle pareti a 2600 metri, dove salgono i turisti più curiosi e sensibili, ma nelle opportune sedi consigliari, nelle urne, nelle piazze. Solo così, forse, è possibile organizzare un sistema partecipativo che vada a calibrare l’economia turistica sulle esigenze delle società montane.

 

 

Fotografia in copertina di Renzo Stefani.

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