"Siete contrari alle Olimpiadi?"

Abbiamo bisogno che il cosiddetto "spirito olimpico" si diffonda quanto più possibile, veicolando valori positivi che acquistano una maggiore rilevanza in un presente insidiato da attriti geopolitici in allarmante aumento. In diverse circostanze, tuttavia, l'imminente edizione olimpica sembra essere stata organizzata con la foga di un atleta imprevidente

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Siete contrari alle Olimpiadi?" Sgomberiamo subito il campo dagli equivoci: no.
L’idea più alta di Olimpiadi, che vede nella competizione aperta e leale un mezzo per avvicinare culture differenti, penso acquisti ancora maggior rilevanza in un presente come il nostro, insidiato da attriti geopolitici in allarmante aumento.
Abbiamo bisogno che il cosiddetto "spirito olimpico" si diffonda quanto più possibile, veicolando quei valori positivi che oggi però sembrano utopici, lontani, quasi irraggiungibili. Ma nell’utopia ogni tanto è necessario incamminarsi per iniziare a dare concretezza alle cose, e il potenziale mediatico offerto dalla manifestazione olimpica potrebbe rappresentare un importantissimo passo in avanti.
Proprio per questo penso che gli ormai prossimi Giochi invernali siano tutto sommato un’occasione persa. "Non siamo stati all’altezza" - ha scritto in modo condivisibile Marco Albino Ferrari - ma non tanto sul fronte sportivo (gli atleti sicuramente sorprenderanno per la loro irraggiungibile maestria, forza ed eleganza), bensì da un punto di vista organizzativo.
Avevamo l’opportunità di distinguerci, come nazione, proiettando il futuro dei Giochi in una dimensione nuova, più attenta alle necessità dei territori montani, alle istanze dei cittadini, alle mutate condizioni climatiche. Invece ci siamo fatti riconoscere per aver inferto il colpo di grazia al già abusatissimo termine "sostenibilità", manomettendolo in tutte le sue accezioni: economica, ambientale e sociale.
Molti cantieri sono avanzati in un’inquietante lotta contro il tempo, tante opere satellite verranno (confidiamo) ultimate dopo l’evento, il rischio che si ripresenti quanto avvenuto nelle precedenti edizioni, con le infrastrutture abbandonate a evento terminato e lasciate deperire, spaventa cittadini e amministratori locali.
L’atleta professionista sa che un lavoro ben fatto, capace di incidere positivamente nella prestazione, è il risultato di una progettazione accurata e di un percorso paziente. Quando si corre troppo, quando si esagera, aumentano le probabilità di infortunio. Ecco, l’imminente edizione olimpica sembra essere stata organizzata con la foga di un atleta imprevidente.
Come L'Altramontagna racconterà i Giochi olimpici
Per offrire una panoramica quanto più ampia e completa sui Giochi, cercheremo da un lato di raccontare le storie degli atleti che meglio riescono a evidenziare lo "spirito olimpico" nelle sue manifestazioni più sincere e cristalline, e dall'altro proveremo a raccogliere gli umori dei territori interessati in modo diretto dalle Olimpiadi e, a Giochi terminati, il futuro degli impianti e delle infrastrutture.













