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Coronavirus, il Trentino modello negativo sulla Tv nazionale. Dagli impianti sciistici alle Rsa, dai 130 mila euro al dirigente alla polemica con i medici ecco cosa è successo

Ieri sera a ''Sono le Venti'' Peter Gomez (GUARDA IL VIDEO) ha preso il Trentino come esempio negativo (''è una lezione - ha detto - guardate''): l'accusa della trasmissione è che sia mancata una regia politica ma il problema è anche che quando questa regia si è materializzata non ha certo reso le cose migliori

Di Luca Pianesi - 01 aprile 2020 - 12:54

TRENTO. Il Trentino come modello negativo per come è stata gestita l'emergenza coronavirus. ''E' una lezione, guardate'' spiega Peter Gomez in prima serata su LA9 nella trasmissione nazionale ''Sono le Venti''. Il quadro è quello conosciuto: pochi tamponi fatti, molti trentini deceduti (se si pensa che il Veneto ha circa dieci volte la popolazione del Trentino ma ha avuto, fino a ieri, meno del triplo dei decessi: 477 contro i 164 della provincia di Trento) con a disposizione, a detta di tutti e come certificato negli anni da qualsiasi statistica, uno dei migliori sistemi sanitari italiani e d'Europa

 

 

 

 

Il quadro fatto da La9 (qui sopra il caso Trentino che è trattato dal minuto 10.30) è quello di un'assenza di regia politica.

 

Ma purtroppo quando questa regia è entrata in campo non ha certamente migliorato la situazione. Il 5 marzo, quando Conte chiudeva le scuole di tutta Italia, il presidente Fugatti invitava sulla sua pagina Facebook i turisti a venire in Trentino sulle piste da sci. Il giorno dopo l'assessore al turismo Failoni firmava delle ''raccomandazioni'' dove si ribadiva che le piste sarebbero rimaste aperte e rimetteva a cittadini e impiantisti la responsabilità di far rispettare file composte da ''massimo due persone che mantengano una posizione di almeno un metro di distanza da una persona all'altra'' e ''l'areazione delle cabine'' (e alla fine, dopo scene imbarazzanti di calche assurde, è dovuto arrivare il governo Conte a chiudere gli impianti, il 9 marzo per il 10).

 

D'altro lato, sul fronte Rsa, l'assessora alla salute Segnana il 6 marzo elaborava delle linee guida per ''permettere l'accesso di un parente al giorno per ogni ospite nelle strutture'' (guarda il video qui sotto). Una decisione che cozzava contro l'ordine nazionale di non far accedere nessuno e contro il parere di ogni esperto del settore: l'Unione Provinciale Istituzioni per l'Assistenza e i sindacati di categoria, oltre alle stesse strutture, infatti, in quei giorni hanno dovuto dichiararsi pronti ad entrare in collisione con l'assessorato e la Provincia pur di non adeguarsi alle linee guida dell'assessora (QUI ARTICOLO).

  

 

 

 

Gli errori, poi sono stati continui. Il 13 marzo, in piena emergenza con i trentini chiusi in casa a fare donazioni e senza sicurezze per il loro futuro anche lavorativo, senza le mascherine e i dpi per proteggere medici, sanitari, addetti alle pulizie, lavoratori, la giunta ha deciso che fosse il momento di alzare lo stipendio del dirigente generale Ruscitti portandolo a 130 mila euro con effetto retroattivo, quindi dal primo marzo (QUI ARTICOLO). Il 15 marzo Fugatti riusciva a mettersi contro tutto l'apparato sanitario (e anche i giuristi vista l'incostituzionalità di quanto detto) dichiarando che il ''Trentino sarebbe stato responsabile con chi era responsabile e non responsabile con chi non si sarebbe dimostrato responsabile'' riferendosi ai nostri connazionali (più in generale a degli esseri umani) proprietari di seconde case che si trovavano in provincia (molti, tra l'altro, legittimamente).

 

Una minaccia giocata sulla salute di queste persone (se siete qui e non ci potete stare potremmo anche non curarvi) che ha scatenando le ire di tutti gli ordini, dai medici agli infermieri, che hanno dovuto prendere le distanze e ribadire che loro curano e cureranno tutti e non accetteranno mai simili imposizioni (QUI ARTICOLO). 

 

Mentre si adottava una strategia basata sul fare pochi tamponi (fino a pochi giorni fa eravamo fra i più bassi del Nord Italia) e conteggiare come positivi anche i loro parenti con sintomi e si cercava di reperire mascherine e dpi (poi arrivati grazie anche al fondamentale impegno dell'Alto Adige QUI ARTICOLO) il 18 marzo l'ordine dei medici ha scritto esplicitamente a Fugatti chiedendogli di cambiare completamente strategia (e di passare ai tamponi a tappeto) perché la direzione presa sarebbe stata pericolosissima (QUI ARTICOLO). Lui ha replicato il 26 marzo, in diretta tv, scaricando, di fatto, le responsabilità proprio sull'ordine dei medici che lo avrebbe avvisato solo una settimana prima. Una cosa mai vista (e infatti inserita anche nella trasmissione de La9) con un governatore di un territorio che accusa l'ordine dei medici di non averlo, di fatto, fermato prima (questa sarebbe la responsabilità che dovrebbe prendersi l'ordine dei medici). 

 

Ora le cose, fortunatamente, sembrano andare meglio (anche se le partite sono ancora tutte aperte e ci sono quelle del mondo del lavoro, affrontato anche nel servizio televisivo, e della scuola, con situazioni difficilissime rimesse, di fatto, sempre e comunque alla responsabilità dei diversi istituti, insegnanti, genitori, studenti QUI ARTICOLOe la speranza è che la politica riesca a rendersi conto dei suoi limiti e si appoggi sempre di più agli esperti e ai tecnici dei diversi settori soprattutto in contesti così complicati e specifici. Come conclude Gomez a fine servizio ''in Trentino non era una questione di soldi, ma una questione di scelte. Non critichiamo nessuno, difronte allo Tsunami persino l'Organizzazione mondiale per la sanità all'inizio non ha dato indicazioni chiare, però bisogna prendere atto che sono state seguite strategie diverse anche da giunte di colore uguale''.

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