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Coronavirus, Fugatti (in grande difficoltà) cambia strategia: ora la colpa va data al Governo, bisogna scaricare le responsabilità

Negli ultimi giorni il presidente della Provincia di Trento ha alzato il tiro contro il governo nazionale dopo le evidenti difficoltà nel far ripartire il Trentino (sotto tutti i punti di vista, dalla scuola al turismo) e lo storico di una gestione dell'emergenza tra le più fallimentari del Paese (con il più alto livello di contagio per abitante d'Italia). L'attenzione va spostata altrove e non importa se le risorse da destinare ai territori erano chiare già da tempo

Di Luca Pianesi - 21 maggio 2020 - 19:42

TRENTO. Con poche idee da spendere, dopo aver messo in campo una manovra senza visione fondata su risorse insufficienti recuperate da tagli a settori strategici per costruire il futuro del territorio (come scuola e sanità), con due mesi drammatici alle spalle dove il suo governo si è messo in luce come uno dei peggiori del Paese per come ha gestito la pandemia (e i dati non mentono e segnalano il più alto tasso di contagi per abitante d'Italia in Trentino e il doppio dei morti del ''gemello'' Alto Adige) e per come, pur richiamando ogni giorno all'unità, è riuscito a spaccare il sistema sociale provinciale (di fatto litigando con tutti, dai sindacati agli ordini professionali, dal mondo dell'istruzione ai sanitari, passando per il turismo e per i turisti dopo gli attacchi ai proprietari di seconde case) ora non può fare che questo: spostare l'attenzione da lui e la sua Giunta sul Governo nazionale.

 

E allora mentre a tutti (anche al ministero che ha parlato di un ''evidente fraintendimento'') è parso evidente come il Trentino si sia reso protagonista di un clamoroso errore nel trasmettere i dati del contagio dei nuovi positivi alla Protezione civile (di fatto abbassando la portata del contagio a partire dal 4 maggio comunicando solo i positivi ''con sintomi a 5 giorni'') due giorni fa, quando le analisi accurate del Ministero e dell'Istituto superiore di sanità hanno ribadito che il Trentino è stato il territorio colpito di più dall'epidemia quanto a contagi, in Italia, e tutt'ora ha un contagio ''Alto'', il presidente della Provincia Fugatti ha cercato di rigirare la frittata usando i suoi canali social per dire al Governo di ''dire la verità'' proprio rispetto ai dati perché, a detta sua, non si starebbe tenendo conto dei tamponi fatti.

 

E' questa, infatti, l'unica voce positiva da quando è scoppiata l'epidemia per il sistema trentino e infatti, oggi per numero di tamponi per abitante il Trentino è al primo posto in Italia. Peccato che, a onor del vero, fosse tra gli ultimi quando c'era più bisogno, quando l'epidemia era in atto e stava mietendo vittime e allargando il suo contagio; peccato che, a onor del vero, ci siano voluti gli ordini dei medici e degli infermieri (e anche molti articoli sui quotidiani, compreso il nostro) a chiedergli in tutti i modi di ''cambiare strategia'' di approccio alla pandemia e di iniziare a fare davvero i tamponi per davvero per convincerlo solo a fine marzo (comunque accusandoli di averglielo detto troppo tardi e dichiarando che, quindi, la colpa della situazione drammatica era anche loro). 

 

E ancora, mentre l'Austria ribadisce che non ha intenzione di riaprire i confini con l'Italia, nonostante dall'altra parte ci sia un Alto Adige a contagio zero da settimane, e nonostante il blocco sia rappresentato anche dal fatto che c'è un Trentino alle spalle che pur avendo abbassato la sua curva di nuovi positivi ne registra ancora troppi, anche qui getta la colpa sul Governo chiedendo a Roma di riaprire il Brennero. Ma se prima Trento non è a contagio zero sarà difficile che Vienna decida di dare l'ok agli sconfinamenti.

 

Oggi, poi, l'affondo più duro: con un Paese in grande difficoltà, che sta facendo debito su debito, che grazie all'Europa (quella che la Giunta trentina ha dileggiato in tutti i modi poche settimane fa, con lo stesso Fugatti che in piena crisi mostrava l'immagine della bandiera della Ue che veniva ammainata) sta trovando le risorse per cercare di contenere una situazione disastrosa per tutti, il presidente della Provincia di Trento decide che sarà il Governo italiano il nuovo nemico. Era già chiaro a tutti il disegno fugattiano quando a precisa domanda, durante la quotidiana conferenza (senza)stampa di aggiornamento dei dati sul contagio, Fugatti aveva risposto che il Trentino non ha un piano B qualora il Governo decida che quei 420 milioni di contributi per il risanamento delle finanze pubbliche che gli dobbiamo li vuole lo stesso. Si era stizzito e aveva detto, il presidente, che anche la ''casalinga di Borghetto'' lo capisce che quelle risorse ci servono. Probabilmente, però, anche il presidente Fugatti poteva intuire che anche all'Italia quelle risorse servono visto il disastro generale e la sua spiegazione che ''siccome sono saltati i conti pubblici non serve più che noi gli diamo quei soldi'' non sembrava solidissima.

 

Il ministro Boccia, poi, quando è venuto in regione era stato molto chiaro: ci sarà un fondo di 1,5 miliardi per i territori e di questi 1 miliardo sarà per regioni e province autonome (una somma, quindi, parziale rispetto a quanto chiesto dai territori ma d'altronde ad oggi non si sa davvero quanto minor gettito avranno i diversi enti locali). Una cosa prevista e prevedibile della quale, però, evidentemente, Fugatti si è accorto oggi. ''Non ci crede nessuno che nell'approvare un decreto da 55 miliardi, lo Stato riesca a trovare appena 1,5 miliardi per Province Autonome e Regioni quando il reale fabbisogno è di oltre 5 miliardi - ha detto durante la conferenza stampa e scritto su Facebook -. Fare una manovra da 55 o da 60 miliardi cambiava ben poco perché ormai i conti pubblici sono saltati. E quindi questo approccio lo riteniamo poco rispettoso delle autonomie e dei territori in generale''.

 

C'è da dire che lo Stato sta intervenendo con grosse iniezioni di risorse su scala locale (si pensi solo ai milioni che sono stati investiti in Trentino tra bonus 600 euro ai lavoratori, 13 milioni per il sistema sanitario, bonus baby sitter e maternità/paternità e quei 55 miliardi ricadranno anche sul sistema trentino). ''Con il Friuli Venezia Giulia e l'Alto Adige abbiamo incaricato Bonaccini di convocare il premier Conte - ha concluso Fugatti - per chiedergli di aumentare le risorse destinate ai territori. Siamo partiti con responsabilità e spirito di leale collaborazione. Il risultato è che ci sentiamo presi in giro da un Governo che evidentemente punta a fare cassa sulle spalle dei territori''.

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