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| 10 ago 2023 | 20:20

Femminicidi a Rovereto, il Csm vuole vederci chiaro. Eccher: “Chiederò l'apertura di due pratiche per verificare i fatti e la condotta dei magistrati”

L'annuncio dell'avvocata trentina, componente laica del Consiglio superiore della magistratura eletta all'inizio di quest'anno, dopo i due femminicidi a Rovereto: "Chiederò al più presto l'apertura di due pratiche alla commissione competente del Csm per valutare i fatti e verificare eventuali profili disciplinari ai magistrati della Procura di Rovereto"

Femminicidi a Rovereto, il Csm vuole vederci chiaro

ROVERETO. Venerdì 28 luglio e sabato 5 agosto. Due giornate che, nel giro di poco più di una settimana, hanno sconvolto l'intera comunità trentina. Due serate nelle quali, prima a Noriglio e poi in pieno centro città a Rovereto, nel parco Nikolajewka a Santa Maria, Mara Fait e Iris Setti (di 63 e 61 anni) sono state brutalmente uccise rispettivamente dal vicino di casa, il 48enne Ilir Shehi Zyba, e dal 37enne Nweke Chukwuka, già noto alle forze dell'ordine per precedenti episodi violenti (Qui Articolo). Da giorni ormai, sono molti i cittadini che chiedono alle autorità chiarezza su quanto accaduto, sul perché in entrambi i casi non si sia agito prima per prevenire le due tragedie. Ora, per cercare una risposta a queste domande, è pronto ad intervenire il Consiglio superiore della magistratura

 

Come annuncia a il Dolomiti Claudia Eccher infatti, componente laica del Csm eletta all'inizio di quest'anno, l'avvocata trentina chiederà al più presto l'apertura di due pratiche, una a testa per entrambi i femminicidi, alla commissione competente del Consiglio superiore della magistratura per “valutare i fatti e verificare eventuali profili disciplinari riferibili ai magistrati della Procura di Rovereto”. Proprio dalla Procura negli ultimi giorni erano arrivate le dichiarazioni della pm della Città della quercia, Viviana del Tedesco, che aveva parlato di una vicenda “in qualche modo annunciata” facendo riferimento all'uccisione di Iris Setti, perché “non c'è un controllo della situazione” per quanto riguarda una parte delle persone potenzialmente pericolose presenti sul territorio (Qui Articolo). Parole alle quali hanno fatto poi seguito altre interviste (anche sulla stampa nazionale): “Se la narrazione fatta dalla stampa fosse aderente alle parole della pm – commenta Eccher – si tratterebbe di dichiarazioni quantomeno inopportune”. 

 

Analizzando i due crimini, continua l'avvocata trentina, nel primo caso: “Mara Fait era esasperata dalle continue liti con il vicino, che sfociavano spesso in minacce. In marzo aveva richiesto l'attivazione del cosiddetto Codice rosso, una particolare corsia preferenziale a tutela delle fasce deboli introdotta nel 2019. I legali della vittima hanno riportato alla stampa come, nonostante la denuncia (i legali parlano anche di 19 documenti corredati, tra cui certificati del Pronto soccorso e 11 testimoni, Qui Articolo ndr), non sia stata portata avanti un'indagine né sia stata applicata una misura cautelare a protezione della vittima. Per questo, come anticipato, chiederò alla commissione competente del Csm l'apertura di una pratica per verificare la supposta condotta inerte dei magistrati della Procura di Rovereto”. 

 

Venendo poi al secondo, efferatissimo, delitto avvenuto nella Città della quercia, l'avvocata trentina sottolinea come richiederà all'organo di cui è componente l'apertura di una seconda pratica: “E' giusto e doveroso da parte del Csm valutare i fatti e verificare eventuali profili disciplinari che dovrebbero essere poi riferibili ai magistrati della Procura. Non voglio entrare nel merito delle questioni relative alla sicurezza (il Dolomiti ha portato avanti diversi approfondimenti sul tema dopo i delitti, Qui e Qui Articolo ndr), ma è chiaro che da parte di qualcuno ci sia stata inerzia. Com'è altrettanto pacifico che nel 2023, con tutte le norme che esistono e con la possibilità della mera applicazione del codice rosso, non si sia riusciti a garantire tutela. Il mio obbligo istituzionale, essendo poi iscritta tra l'altro al foro di Trento, è quello di attivare tutti gli strumenti che il Csm mi mette a disposizione per riuscire ad arrivare ad una verità. Lo dobbiamo ai cittadini ma soprattutto ai parenti delle vittime, ai quali non potremo mai restituire i loro cari ma possiamo restituire la verità”. 

 

“Il Csm – conclude Eccher – c'è, e si occuperà in maniera significativa e con massima attenzione rispetto a questi due procedimenti, dei quali chiederò l'apertura appena possibile. Ho già interessato la consigliera Isabella Bertolini e condurremo a quattro mani l'apertura di queste due pratiche”.

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