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Agricoltura trentina, il bicchiere è mezzo pieno: "Ma i danni della cimice sono solo all'inizio. Alla politica chiediamo treni non strade"

Gianluca Barbacovi presidente provinciale di Coldiretti delinea un quadro completo dello stato di salute dell’agricoltura trentina: “Le sfide che siamo chiamati ad affrontare sono sempre più grandi”. Mentre per quanto riguarda il settore delle infrastrutture: “Bisogna puntare sul potenziamento delle linee ferroviarie per il trasporto merci”

Di Tiziano Grottolo - 28 ottobre 2019 - 05:01

TRENTO. Quest’anno l’agricoltura Trentina è stata messa a dura prova tanto dal maltempo quanto dai nuovi parassiti che infestano campi e frutteti, fino ad arrivare ai cambiamenti climatici, variabile quasi imprevedibile per gli agricoltori che devono fare i conti anche con la globalizzazione e una concorrenza che spesso gioca sul filo della slealtà. Ne abbiamo parlato con Gianluca Barbacovi, 30 anni della Val di Non, da luglio 2018 presidente provinciale di Coldiretti Trento.

 

“Rispetto all’annata che si sta concludendo sicuramente ci sono stati dei problemi a partire da un maggio quasi invernale, fra pioggia e freddo le piante hanno sicuramente sofferto – spiega Barbacvi – nonostante questo siamo riusciti a raccogliere quasi tutto, seppur con quantitativi inferiori rispetto alle previsioni” Un trend che però non riguarda solo il Trentino ma che è stato registrato anche nel resto d’Europa.

 

“Non sappiamo bene a cosa sia dovuto ma probabilmente può essere ricondotto alla primavera particolare che abbiamo attraversato, guardando al bicchiere mezzo pieno dal punto di vista qualitativo, per uva e frutta, si prospetta un buon anno che potrà dare soddisfazione anche dal punto di vista remunerativo”.

 

Al contempo restano alcune incognite, prima fra tutta la presenza della cimice asiatica che spaventa in particolare il settore melicolo “siamo difronte a un insetto polifago ciò significa che in futuro attaccherà anche altre produzioni, l’uva è in cima alla lista”.

 

Dopodiché a preoccupare ci sono le dinamiche di un mercato estremamente complesso anche a causa della globalizzazione, ad esempio appena nell’Est Europa cambiano le condizioni, come un surplus di produzione, anche le aziende trentine ne risentono.

 

Ma se andiamo a confrontare i costi di produzione italiani e trentini con quelli dell’est europeo non ci sono paragoni, le aziende locali devono competere con una manodopera a basso costo, spesso sottopagata, inoltre da tenere in considerazione ci sono tutte le barriere fitosanitarie alle quali la frutta italiana deve sottostare.

 

“Ovviamente questo ha dei benefici sulla qualità dei prodotti ma si ripercuote sui anche sui costi di produzione che non sono nemmeno paragonabili a quelli di altri paesi che fra virgolette ci fanno una concorrenza sleale”.

 

Poi, spiega sempre Barbacovi, c’è “guerra dei dazi di Trump” che causa non pochi grattacapi, se da un lato i vini sono stati depennati dalla lista dei prodotti tassati, dall’altro questa possibilità aveva destato grande allarme, visto  e considerato che la maggior parte del vino Trentino viene esportato. Discorso a parte per Trentin grana, un esempio di come i dazi possono colpire in maniera indiretta, il formaggio trentino infatti non ha grande mercato negli Stati Uniti, a differenza di un diretto concorrente come il parmigiano reggiano. Però, nel momento in cui il parmigiano viene colpito dai dazi di Trump è naturale che parte della produzione venga dirottata su altri mercati entrando in competizione con il grana trentino.

 

Detto questo i frequenti cambi di governo non aiutano di certo il settore agricolo che ha bisogno di stabilità, “con una strategia a livello nazionale che punti forte sull’export dei nostri prodotti con una visione più lungimirante del made in Italy, e perché no uffici dedicati all’interno dei consolati”.  

 

In questo senso, per quanto riguarda le politiche agricole, i prossimi mesi saranno sicuramente “caldi” visto che dovranno essere definite sia la Politica Agricola Comune (PAC), strumento che va a definire i finanziamenti europei per il settore per il 2020-27, ma anche il Piano di Sviluppo Rurale (PSR), fondi gestiti a livello provinciale da investire per promuovere l’impresa giovanile piuttosto che l’ammodernamento delle aziende agricole.

 

“Bisognerà capire come la Provincia vorrà muoversi, da parte nostra siamo in contato con l’assessora Giulia Zanotelli e metteremo sul tavolo le nostre proposte per Pac e Psr, sicuramente fondamentali per il settore e che di conseguenza vanno gestite nel migliore dei modi”.

 

Se su certe tematiche Coldiretti è allineata con le politiche della Pat su altri fronti non va così bene, settore dei trasporti in primis “Noi saremmo orientati a puntare sulle infrastrutture a rotaia, con il potenziamento delle linee ferroviarie per il trasporto merci e l'alta velocità. Con le strade spesso si va a consumare terreno agricolo, anche i cantieri di lunga durata ci preoccupano, secondo noi sarebbe necessario promuovere idee innovative che guardino al futuro”.

 

Sul fronte dei danni all’agricoltura invece è già stato attivato un tavolo che riunisce tutte le categorie, ora si attende di concertarsi anche con il tavolo politico per affrontare il pericolo della cimice asiatica vagliando possibili soluzioni. Intanto Coldiretti ha chiesto, e ottenuto, che venisse dichiarato lo stato di calamità.

 

“Quest’anno abbiamo avuto solo un assaggio dei danni che la cimice può provocare, ma dobbiamo tener presente che in alcune regioni come Veneto, Piemonte e Emilia-Romagna alcune colture hanno subito danni pari al 100% del raccolto, bisognerà capire cosa fare per chi ha subito e in futuro subirà simili danni”.

 

A livello nazionale, la ministra Bellanova ha stanziato 80 milioni di euro per combattere la cimice ma probabilmente non saranno sufficienti: “Stimiamo che i danni si aggirino sui 360 milioni di euro mentre in Trentino hanno raggiunto i 10 milioni, i veri problemi emergeranno l’anno prossimo”.

 

Bisognerà anche capire come e quando verrà liberato l’insetto antagonista, la vespa samurai, che per fare il suo dovere avrà bisogno di almeno 2 o 3 anni ma nel frattempo per Coldiretti servirà mettere in campo politiche forti e somme ingenti per risarcire gli agricoltori colpiti (Articoli QUI e QUI).

 

Problemi analoghi sono conseguenza dell’arrivo della Drosophila suzukii, insetto che attacca ciliegi e piccoli frutti e per il quale si sta sperimentando un approccio simile con l’introduzione di un insetto antagonista (Articoli QUI e QUI).

 

Barbacovi interviene anche sull’ipotesi, avanzata da alcuni agricoltori che la cimice abbia potuto proliferare perché alcuni produttori del biologico non avrebbero fatto i trattamenti: “Sicuramente la cimice è un insetto difficile da combattere, l’unico modo è agire a 360 gradi con tutte le aziende che remano nella stessa direzione, ma il ‘Bio’ non è sicuramente un problema perché ha i suoi prodotti da poter utilizzare, certo quando si fanno i trattamenti è importante che tutti aderiscano agendo collettivamente e in tempi brevi”.

 

Allo stesso tempo anche la pubblica amministrazione dovrà fare la sua parte “curando i fossi e tenendo in ordine il verde pubblico” la cimice infatti si trova in difficoltà laddove l’erba è tagliata di frequente rimanendo bassa.

 

Sullo sfondo resta quello che forse è il problema maggiore e più pericoloso quello legato all’emergenza climatica: “Per affrontare i cambiamenti climatici bisogna innanzitutto indagare a fondo la tematica” basti pensare che le produzioni di miele e olive in Trentino sono calate rispettivamente dell’80% e del 90%.

 

Il clima sta cambiando e le nostre aziende a cielo aperto ovviamente ne risentono, anche grazie alla ricerca cerchiamo di strutturare le nostre aziende per aver il minor danno possibile, ma alle difese attive, come le innovazioni nel campo dell’irrigazione, andranno aggiunti strumenti assicurativi in grado di tutelare gli agricoltori trentini”. Tutti avvisati dunque: l'agricoltura trentina è ancora un settore forte che gode di buona salute ma vietato è assolutamente vietato dormire sugli allori. 

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