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Buoni pasto, la Cgil con gli esercenti: ''La Provincia pensa solo al risparmio ai danni di lavoratori e ristoratori''

Il sindacato di via Muredei chiede un incontro alla giunta provinciale per alzare anche il valore del buono pasto: "E' fermo da almeno un decennio, in Trentino siamo indietro rispetto alla regolamentazione nazionale. Necessario trovare le risorse" 

Di Luca Andreazza - 14 agosto 2019 - 17:06

TRENTO. I sindacati con gli esercenti nella partita dei buoni pasto e allarga il ragionamento a lavoratrici e lavoratori del settore. "Le posizioni degli esercenti prendono in considerazione le sole e legittime dei pubblici esercizi interessati alla fornitura dei buoni pasto, ma è necessario completare il ragionamento", così Marino Spina, funzionario del settore per la Cgil Fp, e Luigi Diaspro, segretario della Cgil Fp, sulla querelle tra Confesercenti e Provincia sul bando per l'assegnazione del servizio sostituivo di mensa per i dipendenti pubblici. 

 

"E' necessario prendere in considerazione - prosegue la Cgil Fp - anche il punto di vista dei dipendenti che usufruiscono del servizio e, non dimentichiamolo, in gran parte finanziano. In questo appalto la Provincia ha concentrato l'attenzione quasi esclusivamente sul risparmio per scaricare i costi sulle lavoratrici e i lavoratori in termini di quantità e qualità, ma anche sui ristoratori, i quali vedono in costante crescita i costi a loro carico imposti dal vincitore dell'appalto".

 

Nella giornata di ieri c'è stata la presa di posizione dell'Associazione ristoratori e pubblici esercizi (Qui articolo), così come nei giorni scorsi quella di alcuni esercenti di primissimo piano come Nicola Malossini, titolare di Niky's Alchimia del gusto e Forst, e Alessandro Dietre, titolare di LotoPlan e Tipico (Qui articolo), mentre a sollevare la questione è stata la Fiepet-Confesercenti guidata da Massimiliano Peterlanda che è poi ritornata a farsi sentire per evidenziare la gravità della situazione (Qui articolo, qui articolo e qui articolo) tra commissioni e affidamento della gara secondo il criterio del massimo ribasso.

 

E' arrivata anche la reazione della Provincia per specificare che il bando non prevede il massimo ribasso ma quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa dove l’offerta tecnica 'qualità' 'pesa' 80 punti e quella economica 20 punti. "La gara - ha spiegato piazza Dante in una nota - è attualmente in corso e si sta valutando la congruità dell’offerta in capo al secondo classificato. Qualora anche il secondo non produca il numero di convenzioni con gli esercenti (previsto dal bando) si passerà all’esame della terza offerta presentata. Se, anche con il terzo e ultimo offerente, si avrà lo stesso risultato, la Provincia, insieme alle altre amministrazioni pubbliche, come previsto in legge, dovrà convenzionarsi con Consip, cioè valutare anche la reinternalizzazione del servizio".

 

La Cgil Fp chiede alla Provincia di sedersi attorno a un tavolo. "Ormai da anni ribadiamo - evidenziano Spina e Diaspro - che in Trentino siamo rimasti indietro rispetto alle norme nazionali che regolamentano l'utilizzo dei buoni pasto, quali cumulabilità e maggiore flessibilità. Sappiamo tutti, inoltre, che il valore del ticket è fermo da tantissimo tempo. Anche in occasione dell’ultimo rinnovo contrattuale, i sindacati hanno portato ripetutamente all'attenzione queste problematiche, ma la risposta è stata che servirebbero alcuni milioni di euro per l'intero comparto".

 

Il sindacato di via Muredei chiede di prendere in mano la situazione. "Vista l’oggettiva e fossilizzata situazione - concludono Spina e Diaspro - descritta in tutta la sua insostenibilità per gli esercenti, inclusi rappresentanti della ristorazione in generale inclusi, chiediamo che la Provincia convochi i sindacati per aprire la discussione e rendere disponibili le risorse necessarie per adeguare anche l'importo del buono pasto, fermo da almeno dieci anni, ben prima del blocco salariale imposto al pubblico impiego, superato solo con il rinnovo del 2018".

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