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Coronavirus, la Val di Sole chiede a Fugatti di chiudere gli impianti da sci: ''A tutela della comunità e per garantire un futuro alla nostra economia''

Mentre il presidente della Provincia sino ad oggi non si è assunto la responsabilità e ha rimesso agli impiantisti la gestione del fenomeno (di fatto esponendo il settore alla terribile figuraccia internazionale di questi giorni) sono i comuni e la comunità di valle a chiedere di chiudere i loro stessi impianti a partire da questa sera

Di Luca Pianesi - 08 marzo 2020 - 15:21

MALE'. ''Chiudere gli impianti sciistici (...) a tutela delle nostre comunità ma anche a tutela del nostro patrimonio economico rappresentato dai nostri ospiti e i nostri clienti provenienti da tutta Europa''. E' questa la richiesta firmata dalla comunità della Val di Sole ''dopo la riunione effettuata in data odierna con le amministrazioni comunali di Civizzana, Caldes, Terzolas, Rabbi, Malé, Croviana, Dimaro Folgarida, Commezzadura, Mezzana, Pellizzano, Ossana, Peio e Vermiglio''.

 

Insomma un terremoto in attesa che il presidente Fugatti batta finalmente un colpo sulla questione e dopo che già le Rsa si erano opposte ai provvedimenti ritenuti troppo blandi voluti dalla Giunta provinciale (in particolare quello di permettere l'accesso a un familiare al giorno alle case di riposo) e i sindacati hanno già chiesto al presidente della Provincia di attivarsi (QUI ARTICOLO).

 

Ora sono i comuni della Val di Sole per voce del presidente della comunità Guido Redolfi a chiedere al presidente della Provincia di fare quello che non ha fatto sino ad oggi, di fatto esponendo gli impianti trentini a danni d'immagine enormi dopo che, in una situazione di totale blocco del Paese con le scuole chiuse e intere regioni messe in quarantena, si è permesso lo stesso l'ammassarsi di frotte di turisti sui nostri impianti. Un via libera implicito, nell'assenza di provvedimenti presi dalla politica provinciale, che ha legittimato tutto e il contrario di tutto. Abbiamo assistito a video imbarazzanti (come questo) e a persone fuggite dalla zona rossa, addirittura da Codogno, per ritrovarli nei nostri ospedali ammalati.

 

Molti nostri concittadini, infatti, hanno visto la chiusura forzata di scuole, imprese, aziende come un'occasione per farsi una vacanza e, purtroppo, tale spirito è stato assecondato anche dai nostri impianti sciistici che dalla Provincia non hanno avuto altro che un blando ''regolatevi''. Sono fioriti gli annunci di ''pacchetti'' vacanze appositi per questo periodo dell'anno. Per fare cassa in questi pochi giorni si è realizzato un danno d'immagine internazionale notevole con tutti i giornali, nazionali e non, che si sono occupati della questione. E allora ecco la richiesta che arriva dal territorio. 

 

''La richiesta - si legge nel documento ufficiale - si fonda su una motivazione sanitaria a tutela delle nostre comunità ma anche a tutela del nostro patrimonio economico rappresentato dai nostri ospiti e i nostri clienti provenienti da tutta Europa. Augurandoci che questa decisione rappresenti un contributo maturo e responsabile del nostro territorio per la sicurezza dei nostri concittadini e per garantire un futuro alla nostra economia''.

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25 ottobre - 20:30

Se le incertezze sono tante, tantissime, e il momento è delicato per l'emergenza Covid-19, le parole del presidente Maurizio Fugatti non aiutano a chiarire nulla o quasi. Non si capisce il senso di una conferenza stampa convocata in questo modo e di questo tenore per spiegare quanto succede in Trentino alla luce dell'ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte

25 ottobre - 20:07

Sono state poi registrate 12 positività tra bambini e ragazzi in età scolare e sono in corso le verifiche per procedere alla quarantena di altre classi, che attualmente riguarda 122 unità

25 ottobre - 19:16

La Provincia di Bolzano ha emesso una nuova ordinanza con valenza da lunedì 26 ottobre a martedì 24 novembre: bar e ristoranti potranno continuare a lavorare con gli orari attuali ma nuove restrizioni, mentre nelle scuole la didattica a distanza sarà portata solo nelle superiori al 50%. La misura più dura riguarda però il coprifuoco dalle 23 alle 5. In questo arco di tempo non ci si potrà muovere dal proprio domicilio se non muniti di autocertificazione

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