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| 01 mar 2023 | 15:38

Accordo Patt-Lega: c’è la fumata bianca. Marchiori: “Gerosa presidente con Fdi? Mai presa in considerazione, in quel caso non ci sarebbe stata alleanza”

Il Patt alle prossime elezioni Provinciali sosterrà la Destra e l’attuale presidente leghista Fugatti, Marchiori ha ricevuto il mandato di perfezionare l’accordo: “Con il Centrosinistra? Non c’è stata la volontà di mettersi in gioco mentre chi è uscito dal partito non ha mai avuto particolare fortuna”

di Tiziano Grottolo

 TRENTO. Il Consiglio delle Stelle Alpine ha dato il via libera definitivo all’accordo elettorale con l’attuale presidente della Provincia di Trento, il leghista Maurizio Fugatti. Un’approvazione arrivata a larga maggioranza fa notare il segretario politico del Patt Simone Marchiori: 51 favorevoli, 17 astenuti e 4 contrari (oltre a chi ha già abbandonato il partito).

 

“Il Patt – ha precisato Marchiori – per sua natura non aderisce a un’alleanza ideologica ma ha deciso di mettere al centro un patto programmatico”. Seguendo il ragionamento delle Stelle alpine l’Autonomia starebbe attraversando una fase delicata, legata anche all’instabilità elettorale e all’assenza di una forte classe dirigente, per questo “se i valori dell’Autonomia non vengono presidiati si rischia di destabilizzare il sistema”.

 

In altre parole il Patt sarebbe una sorta di garante in questa alleanza che lo vedrà affiancato a partiti come Lega, Forza Italia e, probabilmente, persino a Fratelli d’Italia. “Per far fronte a questi rischi il Patt deve garantire il massimo sforzo e il massimo impegno per essere protagonista”. Tradotto: le Stelle alpine voglio far parte del Governo della prossima legislatura, proprio come ora siedono fra i banchi della maggioranza nel Consiglio Regionale.

 

Nella versione del Patt finora non ci sarebbero stati interlocutori per costruire un accordo con il Centrosinistra. “Non c’è stata la volontà di mettersi in gioco. Prendiamo atto – ha dichiarato Marchiori – che dopo oltre un mese saremmo stati ancora al punto di partenza, perché anche il congresso del Partito Democratico (definito una “scusa” ndr) non ha portato al benché minino movimento”.

 

Eppure le Stelle alpine hanno mostrato non poca ambiguità nei mesi successivi all’ultimo congresso (dell’aprile 2022) quando, fra gli applausi di tutta la sala, l’allora presidente onorario del Patt (dimessosi dopo l’accordo con la Lega), Luigi Panizza, diceva: “Non bisogna lasciarsi lusingare da opportunismi politici è qui che si misura la spina dorsale di un partito, certe scelte razziste sono inaccettabili”. Da quel momento si è assistito a un lungo tergiversare fino a quando Il Dolomiti e gli altri giornali non hanno anticipato l’imminente accordo con la Lega.

 

Nel mentre se ne erano andati due consiglieri provinciali (Demagri, Dallapiccola e prima ancora Rossi) e due consiglieri del Comune di Trento (il vicesindaco Stanchina e Pedrotti). A tal proposito Marchiori ha osservato che sono stati i due consiglieri comunali a decidere di mettersi fuori dal partito in contrapposizione con la linea della maggioranza degli iscritti. “Chi è uscito dal Patt – ha ammonito – non ha mai avuto particolare fortuna”.

 

Tornando invece all’accordo con Fugatti le Stelle alpine sottolineano che questo non riguarda gli altri membri della coalizione. Il Patt infatti potrebbe comunque votare senza seguire l’orientamento dell’eventuale maggioranza nel caso in cui lo ritenesse opportuno. Nel concreto? “Voteremo sempre no alla Valdastico con un’uscita a Rovereto sud. Fugatti – ha evidenziato il segretario autonomista – si è impegnato a portare avanti i punti programmatici e a mediare con i partiti che attualmente hanno deciso di sostenerlo. Ogni altro eventuale ingresso nella coalizione ovviamente si accoda a quello che è l’equilibrio raggiunto. Noi ragioniamo in termini di valori, se qualcuno mette in discussione questa impostazione fa saltare il banco”.

 

Le condizioni poste dal Patt però sono assai vaghe. Ad esempio le scelte che riguardano l’Autonomia dovranno essere prese a Trento e non a Roma mentre non dovranno essere messi in discussione la tutela delle minoranze linguistiche e i rapporti con l’Svp. “Non abbiamo preso in considerazione la candidatura di Gerosa con Fdi perché in quel caso non ci sarebbe stata alleanza – ha specificato Marchiori – se Fratelli d’Italia rientrerà nella coalizione lo vedremo, ma di certo non accetteremo prove di forza da chi eventualmente potrebbe raccogliere qualche voto in più. Altrimenti l’accordo non avrebbe più senso”. Dal canto suo la vicesegretaria Roberta Bergamo ribadisce che il termine “stampella” proprio non piace e il Patt siederà in un eventuale governo per dire la propria.

 

D’altra parte il quadro politico è complesso. Effettivamente nemmeno l’Svp a Bolzano sembra più in grado di ottenere da sola la maggioranza assoluta. Ma questo è sufficiente per ipotizzare una possibile convergenza su Fratelli d’Italia? “Lo vedremo il giorno dopo le elezioni in Alto Adige” l’opinione di Marchiori che di fatto non ha escluso questa possibilità.

Ma in Trentino a quali risultati puntano le Stelle alpine? Nel 2018 sotto la guida di Ugo Rossi, quando la corsa fu solitaria, il Patt ottenne il 12,58%. “Il peggiore risultato – ha osservato Marchiori – fu quello del 2008 (8,52% ndr), oggi c’è una situazione particolare ma penso che fino a quando il Patt sarà riconoscibile e riuscirà a mantenere una propria identità i risultati saranno molto buoni. Per il resto non faccio previsioni perché porta male, questo a differenza di altri che non sono mai arrivati in doppia cifra eppure oggi sono sicuri di farcela”.

 

Infine il Patt si dice pronto a promuovere un fronte comune con gli altri autonomisti che sostengono l’attuale presidente della Provincia: “Comunque non lavoreremo per gonfiare la lista continuando ad aggiungere nomi, altrimenti, come già successo, c’è il rischio di scoppiare”. In attesa di conoscere nuovi sviluppi Marchori ha ricevuto il mandato per perfezionare l’accordo con Fugatti, sostenuto dagli attuali partiti, “con cui si dovrà trovare un equilibrio che dovrà essere preservato, il Patt non ha cambiato idea perché i nostri valori sono rimasti gli stessi”. 

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