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Ambiente

Nature Restoration Law: un passo importante per il ripristino degli ecosistemi naturali, ma il testo è meno forte e vincolante dell'originario

L'approvazione della Nature Restoration Law rappresenta un passo importante per il ripristino degli ecosistemi naturali che potrebbe beneficiare, tra gli altri, anche la produttività agricola e la salute umana. Tuttavia il peso specifico dei partiti contrari si riflette in un testo meno forte e vincolante rispetto all'originario

Di Chiara Bettega | 04 marzo | 18:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La notizia

Mercoledì 27 febbraio 2024 il Parlamento Europeo ha approvato la Nature Restoration Law (letteralmente, Legge sul ripristino della Natura), con 329 voti a favore, 275 contrari e 24 astenuti.

 

La cronistoria

Nel 2020 l’Agenzia Europea per l’Ambiente pubblica un rapporto dal quale emerge come l’81% degli habitat europei sia in cattive condizioni. Se le foreste mostrano deboli segnali di miglioramento, habitat come le zone umide o le praterie versano in condizioni critiche. Le popolazioni di insetti - soprattutto impollinatori - e di uccelli delle aree agricole sono in drastico calo (come abbiamo già visto in questo articolo). Le implicazioni travalicano la questione ambientale; solo per fare due esempi a tutti noi vicini: la maggior parte dei suoli è in cattive condizioni e continua a degradarsi, rendendoli meno produttivi e più dipendenti da prodotti chimici e le città diventano sempre più invivibili. Tutto ciò mette le nostre vite, il nostro benessere e il nostro futuro a serio rischio.

 

Di fronte a questo scenario non proprio luminoso, il 22 giugno 2022 ha inizio, su proposta della Commissione europea, l’iter legislativo della Nature Restoration Law. Un iter lungo 20 mesi, durante i quali la legge è stata a serio rischio di sopravvivenza, anche a seguito della mozione di rigetto presentata nel 2023 dal Partito Popolare Europeo, appoggiato anche dagli altri partiti politici di destra. La mozione si appellava ad argomentazioni prive di fondamento scientifico, secondo cui la Nature Restoration Law avrebbe messo a rischio la produzione agricola e ittica e la sicurezza alimentare, rappresentando un peso sociale oltretutto rischioso, considerato lo scenario posto dalla guerra in Ucraina. A queste rivendicazioni, 6000 scienziati dei Paesi membri (tra cui alcuni di noi) e di 30 Paesi extra EU rispondono firmando una lettera aperta a supporto della legge e smontando scientificamente uno ad uno tutti i punti della mozione che, forse grazie anche a questo intervento, viene bocciata. Anche dalla società civile arrivano rinforzi a favore della legge, con oltre un milione di firme raccolte dalla campagna #RestoreNature.

 

La prima bozza della legge viene approvata lo scorso luglio. Da allora è partita la “caccia all’emendamento” in vista del voto di mercoledì scorso, rinforzata anche dalle recenti proteste del mondo agricolo che hanno portato ad una polarizzazione sempre più estrema della questione ed esacerbata ulteriormente dalla campagna elettorale in vista delle prossime elezioni europee. Il testo definitivo approvato è stato definito un “annacquamento” della proposta originaria, perché introduce diverse eccezioni sugli obiettivi proposti, rende volontarie alcune misure che prima erano vincolanti e stabilisce un cosiddetto “freno d’emergenza”, per sospenderne l’applicazione in circostanze eccezionali che possano minacciare la produttività agricola. Una maggiore flessibilità introdotta per cercare di accomodare i partiti contrari. Che però, come mostra eloquentemente l'infografica di come si è votato, sono andati avanti per la loro strada.

 

 

L'obiettivo

Tuttavia, l’approvazione della Nature Restoration Law rimane un fatto importante nella storia legislativa dell’Unione e rappresenta un passo dovuto sia per il ripristino e la sopravvivenza degli ecosistemi naturali che per la nostra resilienza futura e la sicurezza alimentare.

L’obiettivo primario della legge è ripristinare almeno il 20 per cento delle aree marine e terrestri dell’Unione Europea entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Per raggiungerlo, gli Stati membri dovranno riportare il 30 per cento dei propri habitat terrestri e marini (in particolare foreste, fiumi, laghi, zone umide, aree marine, aree urbane) da condizioni “degradate” a “buone”, attraverso azioni determinate internamente da ciascun Paese. Ad esempio, dovranno essere ripristinate le praterie sottomarine di Posidonia, rimossi gli ostacoli sul corso dei fiumi, si dovrà invertire la perdita di aree verdi urbane, ripristinare torbiere e aree umide (ecosistemi con grande potenziale capacità di trattenere CO2) e ripristinare la biodiversità delle aree agricole. Una percentuale che dovrà poi salire al 60 per cento entro il 2040 e al 90 per cento entro il 2050. Tutto ciò andrà, come conseguenza diretta, a beneficio dell’agricoltura (suoli sani, acqua pulita, impollinazione dei raccolti, controllo naturale dei parassiti), della nostra salute e della resilienza e adattamento di fronte alla crisi climatica.

 

La Nature Restoration Law viene osteggiata in quanto “legge contro la produttività”, come se la sola dimensione che importa davvero fosse quella economica. Che comunque, se la legge verrà davvero applicata con buonsenso, ne avrà a beneficiare perché, come abbiamo scritto qui, senza natura non può esserci agricoltura (e tutto il resto).

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