Il "quasi arbusto" dal cuore di pietra, con cui venne realizzato il Cavallo di Troia

Alberi dimenticati #6 /ForestPaola ci racconta di un alberello tenace ma anche dolcissimo: l'importante è avere la pazienza di aspettare

Avete mai sentito parlare del corniolo?
Molti di voi probabilmente non conosceranno questo piccolo albero, ma provate a chiedere a qualche vecchio contadino: vedrete i suoi occhi illuminarsi!
Il corniolo infatti ha avuto una notevole importanza nel nostro passato rurale. Perché!? Il suo più grade pregio è quello di avere un legno fra i più duri tra quelli presenti nelle nostre zone. Un tempo si utilizzava per tutti quegli oggetti o attrezzature che dovevano durare a lungo nonostante un uso intenso: ingranaggi vari, anche dei mulini, poi raggi delle ruote, denti dei rastrelli, pestelli di mortai... la conoscenza del legno, la fantasia e la capacità manuali non mancavano di certo ai nostri bisnonni!

Ma la storia di questa specie ha radici ben più profonde: Virgilio nell’Eneide ci racconta che il cavallo di Troia fu costruito proprio con il legno di corniolo (anche se immagino solo alcune piccole parti....), e pure l’arco di Ulisse e la picca dei guerrieri macedoni, la sarissa, erano realizzati con questo legno durissimo.
Ovviamente una volta che da noi è andato in crisi il sistema agricolo nel secondo dopoguerra, questo piccolo albero è stato pressoché dimenticato; per carità, se lo sapete riconoscere potete trovarlo ancora nelle bordure dei campi, lungo i muretti o nei boschi. E allora ecco la sua descrizione, così poi non avrete più dubbi e potrete anche beneficiare di questa specie (in che modo lo vedremo in fondo all’articolo).
Il corniolo innanzitutto si chiama Cornus mas, il nome del genere (cornus) sta ad indicare proprio la durezza del suo legno, come appunto un corno.
Si presenta come un piccolo albero, raggiunge i sei metri di altezza, anche se spesso lo potreste trovare a livello arbustivo, perché a lui interessa soprattutto crescere in larghezza non in altezza, ignaro del proverbio “altezza, mezza bellezza”. Ma non fatevi ingannare, se è piccolo non significa che sia giovane: infatti la sua crescita è assai lenta ma è una specie che può vivere anche più secoli!
Ma quali sono i suoi tratti distintivi? Innanzitutto la foglia lanceolata, verde brillante, con una nervatura centrale e soprattutto con nervature secondarie che, descrivendo un arco, confluiscono nella punta. I suoi rami sono fini, rossicci e flessibili, molto utilizzati un tempo per la cesteria. I suoi fiori, gialli ed ermafroditi, sono profumatissimi ed escono per primi in inverno, già a febbraio, assieme al tremendo nocciolo (tremendo per gli allergici!).

Il suo frutto è una drupa a forma di oliva e matura verso agosto: inizialmente ha una colorazione rosso acceso, ma raggiunta la maturazione diventa più scura, ed è in quel momento che va raccolto, quando praticamente ti casca in mano! Sciagura a voi se lo raccogliete anticipatamente: invece che masticare il nettare degli dei, vi si allapperà tutta la bocca (senza considerare gli effetti astringenti immaginabili!)

Ma quindi quali sono i vantaggi di trovarlo in passeggiata?
Beh, in inverno sarete folgorati dalla bellezza e dal profumo dei suoi fiori, ma in estate... segnatevi il posto e ritornateci a maturazione dei frutti, perché possono essere mangiati così come sono, ma anche in mille altre preparazioni, fra cui buonissime marmellate, succhi, un’ottima grappa e addirittura un liquore, il cornalino o corniolino! Provare per (hic!) credere.

Dottoressa forestale libera professionista e Accompagnatrice di territorio del Trentino.
Nata a Firenze, vive in Trentino nella piccola Valle dei Mòcheni. Qui si occupa di boschi 365 giorni all'anno, per questo tutti ormai la chiamano solo "Forest".
Racconta la sua vita nella media montagna, il suo duplice lavoro di dottoressa forestale e di divulgatrice ambientale, il tutto sempre con un sorriso.















