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Ambiente | 16 dicembre 2025 | 18:00

Il ritorno dell'albero del pane: "Si rigenera solo grazie al lavoro di chi custodisce i boschi e la loro biodiversità". Sei proposte per riscoprirlo

"Un castagneto in salute non è soltanto una risorsa produttiva: è un presidio culturale e paesaggistico, un’opportunità concreta per le comunità delle aree interne e un tassello fondamentale di nuove economie circolari". Dagli Stati Generali della castanicoltura di Castanea Expo 2025, emerge un piano d'azione per recuperare la "civiltà del castagno": Slow Food presenta al Ministero dell'Agricoltura una strategia in sei punti per trasformare i castagneti abbandonati in presidi di biodiversità, cultura e nuova economia montana

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Noto anche come l'"albero del pane", il castagno ha intrecciato i propri rami con l'evoluzione della storia europea degli ultimi tremila anni, consolidandosi come pilastro fondamentale di una particolare civiltà delle terre alte. Furono i Romani a intuire per primi il potenziale strategico di questa specie arborea, favorendone la presenza capillare per scopi costruttivi e alimentari fino ai confini più remoti dell'Impero. Per secoli questa pianta (che in realtà costituisce un sistema agro-silvo-pastorale) ha rappresentato una presenza preziosa e costante, ma il progressivo abbandono delle aree montane verificatosi nel secolo scorso ne ha indebolito la diffusione e interrotto le pratiche di cura necessarie alla sua sopravvivenza.

 

Oggi, molti degli castagneti che per lungo tempo hanno contribuito a definire il paesaggio appenninico e alpino versano in uno stato di trascuratezza che ne mette a rischio l'esistenza stessa. 

 

"Testimonianza importante dell'opera dell'uomo, i castagneti da frutto consentono il presidio del territorio, il contenimento del dissesto idrogeologico, la prevenzione degli incendi boschivi, garantiscono diversità paesaggistica, biologica, varietale ed ecosistemica, e assicurano l’assorbimento di anidride carbonica", sottolinea il manifesto della Rete Slow Food dei Castanicoltori. Per molto tempo i castagneti "sono stati una risorsa di primaria importanza nell'economia agricola delle aree interne e le terre alte del nostro Paese e possono ancora rappresentare una ricchezza dal valore inestimabile", si legge nel documento.

 

Proprio per invertire la rotta del declino e recuperare un antico (e ancora attuale) elemento identitario del paesaggio e patrimonio collettivo delle comunità locali, Slow Food Italia e la Rete Slow Food dei Castanicoltori hanno presentato alcune proposte concrete agli Stati Generali della castanicoltura durante l'evento Castanea Expo 2025 che si è svolto a Firenze dal 12 al 14 dicembre 2025.

 

L'obiettivo è rimettere questo albero "al centro di una politica forestale che consideri davvero la montagna come risorsa strategica nazionale". Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, ha sottolineato come "perdere il castagno significherebbe perdere un pezzo della nostra identità collettiva e l’occasione di rinascita per la montagna". Per tale motivo motivo, Slow Food ha richiesto "l’avvio di un Piano Strategico Nazionale per una castanicoltura capace di proteggere realmente un patrimonio che dovremmo rivendicare con più coraggio, a favore della rigenerazione dei sistemi tradizionali (e contro chi continua a proporre modelli intensivi di pianura)". 

 

"Il castagno si rigenera e produce, ma solo grazie alla gestione dell’uomo, al lavoro di chi custodisce i boschi e la loro straordinaria biodiversità – rimarca il vicepresidente di Slow Food Italia – . I castagneti sono ecosistemi complessi, ricchi di vita, che offrono molto più di ciò che appare. Oltre ad avere un grande valore ecologico, rappresentano spazi privilegiati di incontro, socialità e condivisione e offrono alimenti preziosi. Basti pensare ai pregiati mieli di castagno, ricchi di sfumature e di proprietà nutraceutiche, capaci di raccontare un legame profondo tra comunità e territorio". 


Archivio Slow Food

 

Le sei proposte al Ministero

Le proposte portate all'attenzione del Masaf (Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) si articolano in sei punti chiave. Tra le priorità emerge la necessità di realizzare un censimento nazionale del castagneto per portare istanze solide sui tavoli della politica europea, insieme al riconoscimento dei servizi ecosistemici offerti dalla castanicoltura tradizionale. Slow Food propone inoltre l'istituzione di una cabina di regia nazionale che coordini le programmazioni regionali e l'incentivazione di forme di aggregazione territoriale (come le associazioni fondiarie e forestali) per superare l’eccessiva frammentazione dei terreni, che ostacola la gestione dei boschi. Un aspetto innovativo riguarda la creazione di nuove figure professionali, come i forest manager e i facilitatori territoriali, destinati ad accompagnare i processi di aggregazione sui territori intorno ai temi della forestazione. Parallelamente, si richiede che nell'ambito del Piano Nazionale Frutta in guscio venga approvato uno stralcio specifico sul castagno, così da rinnovare e rendere operativo il settore su tutto il territorio. 

 

Oltre ad avanzare queste proposte, Slow Food ha diffuso un intero documento dedicato alla castanicoltura (disponibile QUI), che contiene il Manifesto della Rete dei Castanicoltori e le linee guida per la produzione di farine di castagne e di marroni di qualità. 

 

"In un Paese con più di nove milioni di ettari di bosco, di cui quasi il 7,5% occupato da castagneti spesso abbandonati, rimettere al centro la loro gestione attiva e consapevole è una responsabilità che non possiamo più rimandare. Un castagneto in salute non è soltanto una risorsa produttiva: è un presidio culturale e paesaggistico, un’opportunità concreta per le comunità delle aree interne e un tassello fondamentale di nuove economie circolari", si legge nel documento.

 

Rosaria Olevano, referente della Rete Slow Food dei Castanicoltori, ha ricordato l'importanza del documento Farina Slow, che promuove il metodo tradizionale di essiccazione a fuoco lento e la macinatura a pietra "che non solo conferisce al prodotto finale profumi e sentori unici, ma rappresenta una testimonianza di impianti produttivi tradizionali perfettamente integrati nel contesto ambientale e paesaggistico".  

 

La Rete e le voci dei castanicoltori 

La Rete Slow Food dei Castanicoltori, attiva dal 2021, unisce comunità, produttori, ricercatori, trasformatori, appassionati e cuochi ed è diventata è diventata in poco tempo un punto di riferimento nazionale per la tutela della biodiversità, la cura e la valorizzazione del castagno, come tassello per la rigenerazione delle Terre Alte.

 

Attraverso la diffusione della castanicoltura tradizionale, la Rete cerca di definire azioni comuni per salvaguardare e riqualificare una risorsa che può tornare a essere strategica, offrendo nuove opportunità di sviluppo per i territori appenninici e alpini. Tra gli obiettivi indicati nel Manifesto della Rete Slow Food dei Castanicoltori rientrano la tutela delle varietà locali e delle tecniche tradizionali di coltivazione, insieme alla promozione di una gestione sostenibile dei castagneti e alla valorizzazione della loro architettura rurale.

 

Per chi volesse approfondire il lato umano della castanicoltura, si segnala il progetto de La Custode, una mappa filmica dei castagneti in cui le storie dei protagonisti della Rete sono narrate dalle loro stesse voci. Si tratta di una proposta di Small Boss Production, realizzata in collaborazione con la Rete Slow Food dei Castanicoltori e finanziata dall’Unione Europea – Next Generation EU: "Un'esperienza immersiva tra i racconti di chi ogni giorno si impegna per tutelare i boschi, le biodiversità locali e le pratiche tradizionali".

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