In Val Grande un monitoraggio avanzato della fauna selvatica (in particolare lupi e orsi), per rispondere alle preoccupazioni di cittadini e allevatori e contrastare le fake news

A oggi, le indagini genetiche confermano la presenza di un solo esemplare di orso nell'area protetta, ma il progetto permetterà di approfondire lo studio e di ottenere dati più puntuali sulla composizione e sui movimenti della fauna. "L'alta biodiversità è un valore per la Val Grande, ma deve essere gestita in equilibrio con le attività umane", evidenzia Michele Zanelli, direttore del Parco Val Grande

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Parco Nazionale della Val Grande annuncia l'avvio di un progetto di monitoraggio avanzato della fauna selvatica, con particolare attenzione ai grandi carnivori presenti sul territorio. L'obiettivo è duplice: ottenere dati scientifici attendibili e, contemporaneamente, fornire risposte concrete e trasparenti alle preoccupazioni di allevatori e comunità locale, contrastando la diffusione di voci infondate e fake news.
A oggi, le indagini genetiche confermano la presenza di un solo esemplare di orso nell'area protetta, ma il progetto permetterà di approfondire lo studio e di ottenere dati più puntuali sulla composizione e sui movimenti della fauna. Attraverso l'utilizzo di radiocollari, in collaborazione con i Carabinieri Forestali, il Parco intende infatti avviare un programma che permetterà di raccogliere informazioni precise sulla presenza e sugli spostamenti di lupi e orsi.
Come spiega Luigi Spadone, presidente del Parco Val Grande, l'auspicio è di "avere sotto controllo la situazione dei branchi e rispondere alle preoccupazioni di cittadini e allevatori. Radiocollare alcuni lupi e l'orso presente significherebbe poter fornire dati certi, contrastare voci infondate e al tempo stesso contribuire alla ricerca scientifica".
Il progetto si ispira a esperienze già attuate in altri parchi italiani, ma richiederà tempo e un notevole impegno, considerata la complessità della cattura e del rilascio degli animali con dispositivi di monitoraggio. Tuttavia, rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare un tema che negli ultimi mesi ha assunto grande rilevanza mediatica, anche a causa di fake news e casi di predazioni.
"Non è una soluzione immediata né definitiva, ma un passo concreto per supportare gli allevatori in difficoltà e per dare risposte trasparenti alla popolazione. È un percorso lungo, ma necessario: se non si parte, non si arriva da nessuna parte", conclude Spadone.
"Come Parco abbiamo il dovere di perseguire la biodiversità e monitorare le presenze faunistiche. La presenza dei grandi predatori genera discussione, ma il nostro obiettivo resta il monitoraggio e la gestione, per capire le dinamiche delle specie e prevenire i danni che possono arrecare. L'alta biodiversità è un valore per la Val Grande, ma deve essere gestita in equilibrio con le attività umane", evidenzia Michele Zanelli, direttore del Parco Val Grande.
"La gestione attiva dei grandi carnivori non è solo monitoraggio: significa raccogliere dati oggettivi, genetici e scientifici, per dare risposte concrete e smontare posizioni strumentali o prive di basi. Ad oggi sappiamo con certezza, grazie alle analisi genetiche, che nella Val Grande è presente un solo orso. Se in futuro emergeranno nuove evidenze, saremo i primi a comunicarle. La trasparenza e la correttezza scientifica restano la nostra priorità ", sottolinea Cristina Movalli, tecnico del Parco Nazionale della Val Grande.
"La nostra azione è improntata a una gestione che minimizzi i rischi e persegua la massima trasparenza. Radiocollare alcuni esemplari, integrando le attività di monitoraggio ordinario, ci permetterà di verificare meglio la presenza e i comportamenti della fauna, evitando di alimentare speculazioni prive di basi. La nostra risposta vuole essere concreta e fondata su dati scientifici, cosı̀ da rafforzare la credibilità del lavoro svolto e tutelare al contempo cittadini e territorio", aggiunge Andrea Baldi, Colonnello Comandante dei Carabinieri Forestali.
Attualmente, il Parco è impegnato nella definizione dettagliata del progetto, che dovrà essere presentato al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica per l'ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie.. L'iniziativa segna quindi l'inizio di una strategia a lungo termine che mira a una gestione consapevole e scientificamente supportata dei grandi predatori in Val Grande.













