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Ambiente | 22 dicembre 2025 | 19:00

"Un'invasione vera e propria, silenziosa e invisibile, a cui la natura reagisce": cosa sta succedendo nei ghiacciai, tra microplastiche e batteri "mangiaplastica"

"Nel ghiacciaio dei Forni (Ortles-Cevedale), sono stati contati 150 milioni di frammenti di plastica di dimensioni millimetriche". Dopo aver parlato delle sostanze inquinanti che i ghiacciai in ritirata stiano restituendo, il nuovo episodio del podcast Racconti ritrovati del Muse (Museo delle Scienze di Trento) solleva un altro velo: quello delle micro e nano plastiche che si ritrovano in quantità significative nei corpi glaciali. Un fenomeno invisibile a occhio nudo, che vede la natura rispondere con sorprendenti meccanismi di difesa biologica

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

I ghiacciai che fondono, oltre a mostrare i segni evidenti del riscaldamento globale, rivelano anche la presenza di sostanze inquinanti che vi si sono accumulate nel tempo, trasportate in alta quota dagli agenti atmosferici. 

 

Nella prima puntata del podcast Racconti ritrovati del Muse (Museo delle Scienze di Trento) si apprende come i ghiacciai in ritirata stiano restituendo (anche a distanza di molto tempo) tracce di insetticidi tossici e cancerogeni come il ddt, vietato dagli anni Settanta, o di fragranze dei detersivi e dei prodotti per l'igiene personale.

 

Il nuovo episodio - il secondo della serie dedicata proprio all'eredità che emerge dal ghiaccio che fonde - solleva un altro velo: quello delle micro e nano plastiche che si ritrovano in quantità significative nei ghiacciai .

 

Studi recenti hanno dimostrato che le microplastiche sono presenti in quantità significative nei ghiacciai di tutto il mondo, comprese le Alpi. Provengono dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi come bottiglie e sacchetti, anche pneumatici, ma possono anche derivare da fibre sintetiche provenienti da indumenti e tessuti: si tratta di piccoli frammenti, trasportati dal vento e dalla pioggia, che sempre più di frequente vengono rintracciati nei corpi glaciali di tutto il pianeta. 

 

Un fenomeno invisibile a occhio nudo, che vede la natura rispondere con sorprendenti meccanismi di difesa biologica.

 

A parlare di questo scenario complesso sono Valeria Lencioni, idrobiologa responsabile del programma scientifico del Muse dedicato all'Anno internazionale dei ghiacciai e Andrea Franzetti, microbiologo professore dell'Università di Milano Bicocca.

 

Ascolta la puntata:

 

Il podcast porta come esempio una ricerca recente, coordinata proprio da Andrea Franzetti: nel ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles Cevedale, sono stati contati 150 milioni di frammenti di plastica di dimensioni millimetriche (quindi microplastiche, che hanno dimensioni comprese tra i cinque millimetri e il micron). "Parliamo di una invasione vera e propria, silenziosa, per lo più invisibile, a cui la natura reagisce", spiega Valeria Lencioni.  

 

La voce degli esperti porta a spostare l'attenzione dal ghiacciaio in generale alle crioconiti, cioè dei piccoli fori nel ghiaccio in cui si accumula un sedimento scuro e ricco di materia organica. In queste "coppette" localizzate sulla superficie dei ghiacciai si sviluppa una comunità microbica estremamente attiva e diversificata, composta da migliaia di ceppi batterici, alcuni dei quali sono noti per la loro capacità di degradare composti complessi, inclusi i polimeri plastici. 

 

Ma quanti ceppi e batteri ci sono sui ghiacciai e come fanno questi batteri a degradare la plastica?

 

A rispondere a questa domanda è Franzetti, che spiega il meccanismo attraverso il quale questi microorganismi riescono a degradare i polimetri plastici producendo degli enzimi capaci di rompere i legami chimici all'interno delle sostanze plastiche. "Queste reazioni chimiche spezzano le lunghe catene polimeriche della plastica in molecole più semplici, che poi possono essere utilizzate dai batteri come fonte di carbonio e di energia per crescere". 

 

Esperimenti in laboratorio, ricreando le condizioni delle crioconiti, hanno dimostrato che in presenza di questi microrganismi, il Pet (il materiale delle comuni bottiglie di plastica) subisce una significativa alterazione chimica e una riduzione del peso molecolare, soprattutto con l'esposizione alla luce. 

 

"Questo apre degli scenari interessanti su come gli ecosistemi glaciali rispondano e reagiscono all'inquinamento plastico e di altre molecole chimiche. È una sorta di protezione naturale per tutto l'ecosistema del ghiacciaio e dei torrenti glaciali che ne sono alimentati, cioè l'acqua di diffusione sarà meno carica di contaminanti grazie al lavoro di 'spazzini' svolto da questi batteri che potrei chiamare batteri mangiaplastica".

 

Ma quali sono le possibili applicazioni biotecnologiche di tutto questo? E se questi batteri riescono a degradare la plastica sul ghiacciaio, potrebbero aiutarci a risolvere il problema dell'inquinamento su scala più ampia? Non proprio, come spiega il microbiologo nella seconda parte della puntata, che vi invitiamo ad ascoltare.

 

 

Il podcast

Ai tempi della crisi climatica antropocenica, sulle Alpi non rimane molto spazio per i ghiacciai. A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso hanno imboccato una strada a senso unico: quella del riscaldamento e del ritiro. I ghiacciai arretrano e si riducono. Da qui emergono i nostri racconti ritrovati. 

 

Quello che resta dalla fusione di un ghiacciaio è il filo conduttore del podcast Racconti ritrovati. Produzione originale del Muse - Museo delle Scienze di Trento, è stato possibile grazie al concept e alla curatela di Valeria Lencioni, coordinatrice dell’ambito di ricerca Clima e Ecologia del Muse, e alla scrittura, regia e voce narrante della giornalista scientifica Adele Gerardi e raccoglie le voci di numerosi ricercatori ed esperti che, in un racconto coinvolgente articolato in sette episodi, spiegano come il ritiro dei ghiacciai ci stia lasciando un’eredità sorprendente e preziosa.

 

Fotografia in apertura: a sinistra, il ghiacciaio dei Forni (foto di vilandre - Opera propria, CC BY-SA 4.0, Wikimedia), Valeria Lencioni (Muse) e Andrea Franzetti (Università Milano Bicocca)

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