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Ambiente | 08 dicembre 2025 | 19:00

"Eccolo che riemerge dal ghiaccio, un vero e proprio fantasma chimico del nostro passato": l'eredità invisibile custodita dai ghiacciai

Ciò che resta dalla fusione di un ghiacciaio è il filo conduttore del podcast "Racconti ritrovati" prodotto dal Muse, il Museo delle Scienze di Trento. La prima puntata, intitolata "L'eredità invisibile che inquina", affronta il tema delle sostanze inquinanti intrappolate nel ghiaccio: dal ddt alle fragranze dei detersivi, sono solo alcune delle tracce delle attività umane arrivate fin sulle vette più remote attraverso l'atmosfera

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Cosa possiamo imparare dai ghiacciai? Quante storie intrappolate nel ghiaccio meritano di essere salvate dall'oblio? Cosa ci restituiscono mentre svaniscono?

 

Ciò che resta dalla fusione di un ghiacciaio è il filo conduttore del podcast Racconti ritrovati. "È un po' come se il pianeta ci stesse consegnando una capsula del tempo e abbiamo il dovere morale di aprirla e capire cosa contiene. Questa eredità non è solo acqua. Include sostanze rimaste intrappolate nel ghiaccio, metalli, pesticidi, microplastiche, che rappresentano una specie di diario delle nostre attività, ma anche frammenti della nostra storia" (ne parlavamo in QUESTO ARTICOLO).

 

La prima puntata, intitolata L'eredità invisibile che inquina, ci guida subito nel cuore del problema, affrontando il tema delle sostanze inquinanti intrappolate nel ghiaccio, arrivate fin sulle vette più remote attraverso l'atmosfera, spesso da aree industriali o agricole lontanissime.

 

Attraverso il dialogo tra Valeria Lencioni, idrobiologa responsabile del programma scientifico del Muse dedicato all'Anno internazionale dei ghiacciai, e Sara Villa, professoressa di ecologia dell'Università di Milano Bicocca, scopriamo che la fusione dei ghiacciai sta rilasciando nell'ambiente un'eredità invisibile che racconta molto della storia e dell'impatto umano sull’ambiente.

"Pensiamo al Ddt, sconosciuto alle nuove generazioni. Ne abbiamo usato in grandi quantità in agricoltura per debellare la malaria, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Poi negli anni Settanta abbiamo scoperto che era cancerogeno e altamente tossico, quindi il suo utilizzo è stato vietato. Eppure oggi eccolo che riemerge dal ghiaccio, un vero e proprio fantasma chimico del nostro passato, oserei dire".

 

Ma i ghiacciai ci restituiscono anche sostanze del nostro presente, come le fragranze che usiamo ogni giorno. "Pensate per esempio alle molecole che danno la caratteristica profumazione di muschio bianco ai detersivi o ai prodotti per l’igiene personale: sono la tonalide e la galaxolide. Questo quindi ci fa capire come le nostre azioni quotidiane, anche quelle che sembrano totalmente innocue per l'ambiente, possono avere un impatto a lungo termine sul nostro pianeta, finendo intrappolate nel ghiaccio e riemergendo decenni dopo".

I ghiacciai si confermano un potente archivio capace di registrare la costante rincorsa tra innovazione tecnologica e normazione: "Se la chimica scopre nuove sostanze, il lavoro nostro dell'ecotossicologia è quello di verificare l'impatto sugli organismi e sugli ecosistemi. Alcune di queste sostanze poi verranno bandite o sono state bandite, perché pericolose, e il ciclo riparte con nuovi principi attivi".

Studiare i ghiacciai consente di fare un vero e proprio viaggio nel tempo. "Se analizziamo il ghiaccio dell'Antartide troviamo le tracce di piombo emesse dagli antichi romani. I ghiacciai delle Alpi, invece ci permettono di arrivare solo fino alla metà del secolo scorso, e di indagare le sostanze di sintesi nate dall'impulso della chimica dal dopoguerra in poi", spiegano le ricercatrici. 

 

Negli studi sono stati rilevati insetticidi di prima generazione (come il Ddt), prodotti industriali e altre molecole ampiamente utilizzate in ambito agricolo. Anche se ciascuna sostanza risulta presente in traccia (cioè un miliardesimo di grammo per litro), la vera e più pressante preoccupazione riguarda l'effetto che la loro miscela esercita sulla biodiversità delle specie che popolano le terre alte, già stressate dall'aumento della temperatura dell'acqua.

 

Le ricerche hanno infatti documentato un allarmante processo di bioconcentrazione, con larve di insetti che vivono nelle acque di fusione glaciale che accumulano pesticidi e fragranze a concentrazioni fino a 140 volte superiori rispetto a quelle misurate nell'acqua, un fenomeno che si propaga poi ai loro predatori terrestri (coleotteri che vivono sul suolo).

 

Questo dimostra chiaramente come il problema non si limiti all'acqua, ma coinvolga l'intero ecosistema acquatico e terrestre a esso connesso, con un effetto a catena

 

Un caso studio emblematico riguarda il ghiacciaio e il torrente Careser, nel Parco Nazionale dello Stelvio, dove la temperatura massima dell’acqua è passata da 4 a 6,8 gradi centigradi. Con l’aumento delle temperature, alcuni inquinanti come i pesticidi diventano sorprendentemente più tossiche, addirittura letali, anche a concentrazioni invariate. Spiegano le esperte: "La temperatura è il fattore ambientale che più influenza la vita in generale e così è anche per i torrenti glaciali. A temperature superiori a quattro gradi, che è quella tipica dei torrenti glaciali in estate, alcune delle sostanze inquinanti diventano più tossiche per gli animali, fino a diventare letali, anche considerando invariate le loro concentrazioni, semplicemente perché l'ambiente è più caldo".

 

Il podcast contiene diversi esempi concreti e spunti che vi invitiamo a scoprire ascoltando la puntata (che è disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme).

 

La conclusione del primo episodio è un invito diretto alla responsabilità collettiva. I risultati degli studi mostrano che "gli effetti sugli organismi in alta quota sono la conseguenza di tutte le nostre azioni, di chi produce, di chi usa, di chi disperde volontariamente o involontariamente nell'ambiente queste sostanze inquinanti, che poi si distribuiscono in tutto il globo, raggiungendo, purtroppo, anche le aree più remote".

 

"Tutto questo ci porta a riflettere sulla necessità di rendere più ecosostenibili le nostre attività produttive e l'uso di composti che vengono sintetizzati in primis per il nostro benessere. Quindi assumere comportamenti più ecosostenibili, più pro-ambientali. Questo è quello che tutti noi nel nostro quotidiano possiamo fare. Per migliorare anche le condizioni di vita di questi organismi che vivono nelle acque di fusione glaciali, quindi per proteggere più in generale i nostri ghiacciai".

 

Il podcast

Ai tempi della crisi climatica antropocenica, sulle Alpi non rimane molto spazio per i ghiacciai. A partire dagli anni ‘80 del secolo scorso hanno imboccato una strada a senso unico: quella del riscaldamento e del ritiro. I ghiacciai arretrano e si riducono. Da qui emergono i nostri racconti ritrovati. 

 

Quello che resta dalla fusione di un ghiacciaio è il filo conduttore del podcast Racconti ritrovati. Produzione originale del Muse - Museo delle Scienze di Trento, è stato possibile grazie al concept e alla curatela di Valeria Lencioni, coordinatrice dell’ambito di ricerca Clima e Ecologia del Muse, e alla scrittura, regia e voce narrante della giornalista scientifica Adele Gerardi e raccoglie le voci di numerosi ricercatori ed esperti che, in un racconto coinvolgente articolato in sette episodi, spiegano come il ritiro dei ghiacciai ci stia lasciando un’eredità sorprendente e preziosa.

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