C'è vita nel legno morto: ripensare alla millenaria competizione tra esseri umani e organismi saproxilici per un maggiore equilibrio tra produzione e conservazione nelle foreste gestite


Questo tema è affrontato dal documentario (qui disponibile gratuitamente) del progetto Span, finanziato dal Programma Life dell'Unione Europea. Non è solo un riassunto di quattro anni di lavoro: si tratta anche di uno strumento culturale per sviluppare un occhio più attento su quegli elementi forestali che, nella selvicoltura classica, erano spesso dimenticati, come i microhabitat presenti negli alberi senescenti e il legno morto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Integrazione è una parola coraggiosa e complessa in ogni campo in cui viene utilizzata, compreso quello della gestione forestale.
Per conservare habitat e specie a rischio nelle foreste si potrebbe pensare di precludere ogni attività umana in alcune aree; in altre, però, occorrerebbe compensare, attraverso una produzione legnosa molto spinta. Riserve integrali da un lato, quindi, e produzione legnosa intensiva dall’altro: è un modello sempre possibile? Sempre accettabile?
Questo approccio, di tipo "segregativo", può rivelarsi utile in alcune zone circoscritte ma molto rischioso in aree vaste poste all'interno di paesaggi come quello italiano ed europeo, abitati in modo diffuso plasmati da millenni dalle pratiche agricole, pastorali e selvicolturali. L’approccio segregativo, inoltre, non divide soltanto due modalità di gestione - conservazione e produzione - ma separa in fondo anche due mondi, due pezzi importanti della società che troppo poco spesso si conoscono e si confrontano: chi studia e promuove la tutela degli ambienti naturali e chi lavora nella filiera produttiva bosco-legno e nell’ordinaria gestione forestale.
Un approccio "integrativo", al contrario, non solo appare più compatibile con la maggior parte dei nostri paesaggi, ma obbliga le varie figure professionali coinvolte nella gestione forestale ad avvicinarsi, a trovare punti di contatto attraverso compromessi accettabili da tutte le parti, basati su esigenze reali, evidenze scientifiche e su una comune visione di intenti.
Proprio di integrazione tra produzione e conservazione della biodiversità nelle foreste europee si è occupato il progetto SPAN, finanziato dal Programma Life dell'UE, che ha recentemente lanciato un interessante documentario della durata di circa 20 minuti. Il video è stato realizzato da Compagnia delle Foreste tra Italia e Germania, nei due siti pilota del progetto (Foresta del Cansiglio, tra Veneto e Friuli, e Foresta universitaria di Sailershausen, in Baviera).

Jörg Müller, professore di biologia della conservazione ed ecologia forestale presso l’Università di Würzburg e voce narrante del documentario, inizia con il racconto della millenaria "competizione tra esseri umani e organismi saproxilici". Dal greco, saprós significa putrido, marcio, in decomposizione, mentre xýlon significa invece legno. Gli organismi saproxilici - che rappresentano oltre il 30% delle specie presenti in bosco - sono quegli esseri viventi che, per almeno una parte del proprio vitale, necessitano proprio di legno morto e marcescente per sopravvivere. Ma questa componente fondamentale degli ecosistemi forestali in passato è stata spesso avversata e allontanata dalle foreste produttive. Oggi sappiamo invece che la sua presenza, oltre ad essere vitale per numerose specie, incide direttamente anche sul ciclo dell'acqua e dei nutrienti, sulla rinnovazione del bosco e, di conseguenza, sull’equilibrio complessivo.
A partire da queste basi il progetto Life SPAN, attraverso un approccio integrativo e non segregativo, propone la realizzazione di una rete di "Siti Habitat per Saproxilici" (SHS - Saproxylic Habitat Sites): aree di senescenza in cui ricreare condizioni simili a quelle delle foreste vetuste, con alberi di grandi dimensioni, legno morto di varia natura e aree aperte. In pratica, delle "isole" di biodiversità, tra loro collegate, poste nel "mare" di una foresta ben gestita, dove si realizzano anche interventi con finalità di produzione legnosa.
"La presenza di una rete di SHS favorisce il movimento e la dispersione delle diverse specie saproxiliche", spiega nel video il coordinatore del progetto, Bruno De Cinti del Cnr-Iret. In questo modo, è possibile combinare le funzioni socioeconomiche del bosco alla tutela di habitat e organismi legati al legno morto.
A cavallo tra Italia e Germania, il video raccoglie le voci ricercatrici, ricercatori ed esperti, per restituire una panoramica completa sull’importanza del legno morto, delle specie saproxiliche ad esso collegate e delle attività messe in campo dal progetto per favorire un equilibrio tra gestione forestale e conservazione della biodiversità.

Serena Carloni, del Cnr-Iret, tratta il tema degli insetti saproxilici, soffermandosi sulle tecniche di monitoraggio; Maike Huszarik, dell'Università di Würzburg, racconta invece il legame tra legno morto e pipistrelli nella foresta di Sailershausen; Flavia Sicuriello, del Cnr-Iret, sposta l’attenzione sulle piante erbacee e arbustive e sul ruolo ecologico che hanno nell’ecosistema bosco, anche in relazione ad altre specie saproxiliche. Per presentare le SHS e la loro integrazione nella gestione ordinaria della foresta intervengono invece Michael Junginger dell'Università di Würzburg e Umberto Di Salvatore del Crea-PB, che sottolinea: "Non si tratta di creare semplici aree protette. Quello che costruiamo è un sistema adattativo che cambia, cresce e supporta specie chiave essenziali per la salute della foresta".
Un'interessante testimonianza è portata anche da Ruth Pickert dell'Università di Würzburg che, all’interno di uno dei siti dimostrativi del progetto Span, spiega: "Onestamente, per chi frequenta la foresta questa situazione può sembrare un po’ caotica! Ma quando invitiamo le persone ai nostri eventi pubblici insegniamo loro il perché di tutto questo legno morto, e ne discutiamo insieme. Possiamo fare molto per guidare il cambiamento semplicemente aprendo spazi di confronto".

Anche questo documentario si propone come un vero e proprio strumento culturale per guidare il cambiamento che, come spiega Daniel Kraus, gestore della Foresta di Sailershausen, può permettere di "sviluppare un occhio più attento" su quegli elementi forestali che, nella selvicoltura classica, erano spesso ignorati, come i microhabitat presenti negli alberi senescenti e il legno morto.
Dopo la visione di questo video si può iniziare ad osservare non solo il bosco, ma anche la gestione forestale, da un altro punto di vista. Invece di dividere nettamente produzione legnosa e conservazione, il messaggio portato dal Life SPAN è che, a volerlo trovare, un equilibrio può essere davvero possibile.
Il video è interamente in lingua inglese, ma sono selezionabili dalle impostazioni di Youtube i sottotitoli in italiano e tedesco.













