"È tempo che le Olimpiadi mettano fine a un legame che minaccia la loro stessa esistenza, ora che il numero di morti dovuto all'inquinamento atmosferico da combustibili fossili è pari a quello del tabacco"

Non c'è simbologia più riuscita di una fiaccola alimentata a gas che vaga per vallate senza neve per rappresentare i Giochi Olimpici Invernali in tempo di crisi climatica. Il report "Olympics Torched" mette in luce una contraddizione fondamentale di Milano-Cortina 2026: le Olimpiadi invernali, che risentono dell'aumento delle temperature e della mancanza di neve, sono ancora largamente sponsorizzate da aziende altamente inquinanti. L'appello della comunità scientifica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Non c’è simbologia più riuscita di una fiaccola alimentata a gas che vaga per vallate senza neve per rappresentare i Giochi Olimpici Invernali in tempo di crisi climatica. Il report "Olympics Torched" (traducibile in "Olimpiadi in fiamme") stilato da New Weather Institute in collaborazione con Scientists for Global Responsibility e Champions for Earth, mette in luce una contraddizione fondamentale di Milano-Cortina 2026: le Olimpiadi invernali, che risentono dell’aumento delle temperature e della mancanza di neve, sono ancora largamente sponsorizzate da aziende altamente inquinanti le quali, con la propria attività, sono responsabili in modo diretto della fusione di 5,5 km2 di neve persa (equivalente a circa 3.000 piste da hockey olimpiche).
Mentre i dati ufficiali stimano le emissioni dei Giochi a circa 930.000 tonCO2 (tonnellate di CO2 equivalente) concentrandosi sugli impatti delle infrastrutture e viaggi degli spettatori, il report analizza anche gli impatti indiretti dei prodotti ad alto impatto carbonico delle tre principali aziende sponsor dei giochi di Milano-Cortina (legati in modo indissolubile ai combustibili fossili). Le Olimpiadi nostrane rischiano di passare la fiaccola di "Olimpiadi senza neve" ai cugini francesi nel 2030 a meno che non vengano messe in campo azioni radicali per contenere l’aumento delle temperature globali.
L’appello della comunità scientifica, rivolto al Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e agli organizzatori di Milano-Cortina, è quello di interrompere gli accordi commerciali con le industrie ad alto impatto climatico, così come avvenne nel 1988 a Calgary con l’industria del tabacco.
Secondo Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility, scienziato del clima e autore principale del rapporto, "Anche senza la crescente montagna di prove scientifiche sull'impatto del riscaldamento globale sugli sport invernali, è abbastanza evidente per chiunque visiti le montagne reali che la copertura nevosa si sta perdendo e i ghiacciai stanno fondendo. Questo rapporto si aggiunge a tali prove dimostrando che gli stessi sport invernali contribuiscono a tale impatto sia direttamente attraverso le loro emissioni di carbonio sia promuovendo i principali inquinatori attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni. Ma questo significa anche che gli sport invernali possono essere parte della soluzione, ripulendo le proprie azioni e abbandonando gli sponsor sporchi".
Negli ultimi cinque anni, l'Italia, che ospiterà le Olimpiadi invernali del 2026, ha perso 265 stazioni sciistiche. Anche la Francia, che ospiterà i Giochi del 2030, ha visto la perdita di oltre 180 stazioni sciistiche alpine, mentre la Svizzera ha visto chiudere 55 impianti di risalita e funivie. La scomparsa della neve a causa del riscaldamento globale è uno dei fattori principali che minano gli sport invernali, con i Giochi sempre più dipendenti dalla neve artificiale. Eppure i Giochi continuano a offrire visibilità a società fortemente inquinanti, alimentando questo stesso riscaldamento globale.
La neve persa e gli sponsor ad alta impronta carbonica
I Giochi invernali sono l'evento più importante del calendario degli sport invernali, con un'audience di circa due miliardi di persone. L'organizzazione di questo mega-evento comporta emissioni di gas serra significative, proprio mentre gli sport invernali stanno diventando estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici, con numerose stazioni sciistiche a medio-bassa quota che non sono più redditizie a causa dell’aumento delle temperature. Il rapporto stima che l'organizzazione dei Giochi da sola emetterà circa 930.000 tonnellate di anidride carbonica equivalente. Tali emissioni causeranno la perdita indiretta di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiacciai.
A confronto, le emissioni per i Giochi Olimpici di Pyeongchang nel 2018 ammontavano a circa 1.200.000 tonCO2, mentre le emissioni dei Giochi Olimpici di Pechino del 2022 sono stimabili in 714.000 tonCO2 (anche a causa delle restrizioni di viaggio imposte durante la pandemia di Covid-19).
Se si considerano le emissioni "da sponsorizzazione" indotte dai cinque principali partner inquinanti dei Giochi (emissioni dirette correlate per ogni Euro di sponsorizzata da parte dell'organizzazione di Milano-Cortina che viene a sua volta investito dalle grandi aziende in prodotti ad alto impatto carbonico promosso durante i Giochi Olimpici), il totale sale a un valore di 2.823.000 tonCO2 immesse in atmosfera per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Come si calcola la neve persa a causa degli sponsor
Per correlare le emissioni dei tre principali sponsor delle Olimpiadi alla perdita di neve, gli scienziati hanno utilizzato le relazioni lineari tra i soldi sponsorizzati, le emissioni cumulative di CO2 derivate da questi investimenti, l'innalzamento della temperatura, e conseguentemente tra questo e la riduzione della copertura nevosa e della massa glaciale.
Le "emissioni da sponsorizzazione" sono emissioni indotte e generate dall'aumento delle vendite di prodotti inquinanti promosso proprio attraverso la pubblicità ai Giochi. Questo valore è ricavabile correlando il valore della sponsorizzazione (in Euro) diviso il ritorno finanziario atteso dall'azienda (per ogni euro investito mi aspetto un ritorno economico maggiore); sulla base di questi valori di sponsorizzazione infine, la correlazione Co2/Euro fatturato per ogni grande sponsor dei giochi, permette di ricavare le "emissioni da sponsorizzazione".
Per correlare infine le emissioni alla perdita di copertura nevosa, le formule principali (vedi documento per un approfondimento) utilizzate sono:
- Per la perdita di copertura nevosa (riferita all'emisfero settentrionale nel mese di maggio):
A = 2.5xE
dove A è la perdita in metri quadrati e E sono le emissioni totali in tonCO2 equivalente (che include scope1, scope2 e scope3).
- Per la perdita di massa dei ghiacciai:
M = 15.8xE
dove M è la perdita in tonnellate di ghiaccio.
Il quadro che ne deriva è preoccupante: le sole emissioni cumulate delle sponsorizzazioni dei tre principali partner dei Giochi Olimpici (1.296.000 tonCo2) porteranno alla futura scomparsa di 3,2 chilometri quadrati di copertura nevosa e oltre 20 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale. Combinando questi valori con le emissioni dei Giochi, stimabili in 931.000 tonCo2, il totale sale a 5,5 chilometri quadrati di neve persa (equivalente a circa 3.000 piste da hockey olimpiche) e a quasi 45 milioni di tonnellate di ghiaccio.
Un cambio di rotta radicale nella gestione delle sponsorizzazioni degli sport invernali è sempre più necessario, anche in vista dei Giochi Olimpici del 2030 nelle Alpi Francesi. Secondo Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute, "le Olimpiadi invernali hanno già dimostrato di poter guidare il progresso. Ispirati dagli atleti, dagli esperti di salute e dagli scienziati, che si sono espressi sulla posta in gioco, i Giochi di Calgary del 1988 hanno preso una posizione decisiva contro la pubblicità e la sponsorizzazione del tabacco. Questo ha permesso di liberare le Olimpiadi e lo sport in generale dall'influenza letale del tabacco. Ora che il numero di morti dovuto all'inquinamento atmosferico da combustibili fossili è pari a quello del tabacco, è tempo che le Olimpiadi seguano il loro stesso precedente e mettano fine a un legame che minaccia non solo i loro atleti, ma la loro stessa esistenza".













