Gli alberi crescono di più con il riscaldamento globale? La stagione vegetativa è più lunga, ma nasconde nuove insidie

Come si è portati intuitivamente a pensare, il riscaldamento globale potrebbe essere positivo per gli alberi, favorendone una crescita maggiore grazie a stagioni vegetative più lunghe. In effetti, la ripresa vegetativa a primavera avviene prima che in passato. Tuttavia, l'aumento delle fasi siccitose e delle ondate di calore sta in realtà rallentando l'accrescimento delle specie arboree, con conseguenze sullo stoccaggio del carbonio e sull'economia forestale

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Si pensava che una stagione calda più lunga potesse in parte compensare le conseguenze negative del cambiamento climatico sulle foreste. Purtroppo, non è così".
Questa affermazione di Arun K. Bose, ecologo dell'Istituto federale di ricerca svizzero per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), introduce perfettamente ai risultati di un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Global Change Biology e sulla rivista tecnica online "Waldwissen.net" con il titolo: "Cambiamenti climatici: minori accrescimenti malgrado i periodi vegetativi più lunghi".
Come si è portati intuitivamente a pensare, il riscaldamento globale potrebbe essere positivo per gli alberi, favorendone una crescita maggiore grazie a stagioni vegetative più lunghe. Crescendo per più tempo, gli alberi assorbirebbero anche più CO2 attraverso la fotosintesi, sequestrandone quindi una parte maggiore dall’atmosfera e, così facendo, contribuendo a mitigare gli effetti del cambiamento climatico stesso. In effetti, la ripresa vegetativa a primavera avviene prima che in passato, ma a fronte di stagioni vegetative più lunghe, l’aumento di siccità e le ondate di calore stanno in realtà rallentando l'accrescimento delle specie arboree, con conseguenze sullo stoccaggio del carbonio e sull’economia forestale. È quando dimostrato dallo studio svizzero, derivante dalla rete di monitoraggio "TreeNet", che permette misurazioni ad alta risoluzione effettuate direttamente in bosco attraverso particolari strumenti di precisione. Grazie a questa rete, per undici anni i ricercatori hanno potuto registrare e valutare gli accrescimenti dei tronchi di 228 alberi di cinque diverse specie (abete bianco, faggio, abete rosso, pino silvestre e quercia) in 48 località della Svizzera.
I dati raccolti nello studio del WSL dimostrano che l'inizio del periodo di crescita degli alberi analizzati si è in effetti notevolmente anticipato nel giro di soli 10 anni: "Mentre in passato l'attività di molte specie iniziava tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, oggi nelle stesse località inizia per lo più già all'inizio o alla metà di aprile, in alcune zone a quote più basse addirittura alla fine di marzo". Ma nonostante questo anticipo, l'incremento annuale di crescita del legno, nell’arco del decennio, è risultato comunque inferiore.
I cali di crescita sono stati particolarmente pronunciati negli anni contraddistinti da siccità, come si legge nello studio: "Nel 2015, 2018, 2019 e 2022 la crescita del fusto è rimasta nettamente al di sotto dei valori medi. Estati come queste lasciano il segno. Le riserve degli alberi si esauriscono e negli anni successivi vengono a mancare. L'effetto negativo si estende quindi su diversi periodi vegetativi. La carenza d'acqua non è quindi solo un fattore di stress a breve termine, ma anche una causa di riduzione della crescita a lungo termine".
"Gli alberi crescono se è disponibile acqua a sufficienza", sottolineano i ricercatori. "Quando fa troppo caldo e troppo secco, la quantità di acqua che evapora è maggiore di quella che può essere assorbita dalle radici: l’albero subisce uno stress e l’accrescimento si arresta. A seconda della specie arborea e delle condizioni climatiche, ciò lascia solo 40-110 giorni di crescita all’anno".
"Alla fine, sono singoli giorni e singole ore a determinare in che misura un albero cresce", spiega Arun K. Bose, "se se ne perdono a causa dell’aumento dei periodi di calura e di siccità, viene meno gran parte della crescita annuale del fusto". Un inizio anticipato della stagione è quindi poco utile se poi il caldo e la siccità accorciano le fasi più importanti per l'accrescimento.
Tutto ciò si ripercuote ovviamente sulle prestazioni complessive delle foreste: se l'accrescimento complessivo diminuisce, cala anche la capacità di stoccaggio di carbonio atmosferico e, insieme ad essa, la produzione di legname.
"La gestione forestale deve adattarsi ai cambiamenti climatici", suggerisce Bose. "Le reazioni degli alberi dipendono sia dal luogo sia dalla specie. È quindi importante valutare strategie di gestione a livello locale per ogni specie".
Lo studio svizzero, oltre a sfatare il mito del maggior accrescimento delle foreste come "causa positiva" del cambiamento climatico e a spronarci nell'intraprendere misure di adattamento, mostra ancora una volta l’importanza del monitoraggio forestale e degli studi di medio-lungo termine, fondamentali per comprendere fenomeni complessi che possono essere analizzati nel loro insieme sono attraverso anni di osservazioni.
Un video, realizzato dal WSL, sullo strumento di precisione utilizzato nello studio:













