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Ambiente | 24 gennaio 2026 | 19:00

La regina dei fiumi alpini è in pericolo critico: i monitoraggi confermano la tendenza al declino della trota marmorata, minacciata da fattori legati all'uomo

"Sono stati contati circa 50 nidi di trote marmorate, con un calo di circa il 30% rispetto al precedente censimento di due anni fa – spiega il Parco del Monviso -. Numeri decisamente inferiori a quelli registrati nelle prime edizioni di questo censimento, che è stato avviato ormai più di vent’anni fa: in quel periodo si contavano infatti fino a 250 nidi". Si tratta di una specie definita in "pericolo critico", il passo precedente all’estinzione

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Dall’ecosistema fluviale piemontese suona un nuovo, silenzioso campanello d’allarme che giunge dalle acque del torrente Pellice, dove i recenti monitoraggi condotti dal personale dell’Ente di Gestione delle Aree protette del Monviso hanno confermato uno scenario preoccupante per la trota marmorata (Salmo marmoratus). Per la specie, già classificata come "in pericolo critico", si conferma una chiara tendenza al declino.

 

Durante le operazioni di censimento coordinate dall'ittiologo Paolo Lo Conte, i tecnici hanno esaminato sette chilometri di alveo del torrente nel tratto tra Vigone e Villafranca Piemonte, all'interno della Riserva Naturale della confluenza Po-Pellice, riscontrando una presenza di nidi drasticamente ridotta rispetto al passato.

 

"Sono stati contati circa 50 nidi di trote marmorate, con un calo di circa il 30% rispetto al precedente censimento di due anni fa – spiega il Parco del Monviso -. Questi numeri sono decisamente inferiori rispetto a quelli registrati nelle prime edizioni di questo censimento, che è stato avviato ormai più di vent’anni fa: in quel periodo si contavano infatti fino a 250 nidi". La diminuzione, che risulta marcata rispetto alla rilevazione di appena un paio d’anni fa, appare drammatica se confrontata con i numeri di inizio millennio.

 

La trota marmorata è un salmonide ed elegge a propria dimora i tratti montani e pedemontani del bacino del Po e dei suoi affluenti. Si riproduce fra ottobre e dicembre quando le femmine depongono le uova nel letto del corso d’acqua, in tratti caratterizzati da una forte corrente. "Nei punti di deposizione si può osservare il fondale ghiaioso movimentato ed un cumulo al di sotto del quale si trovano le uova – spiega il Parco -. Dalla dimensione di questi nidi è possibile stimare la lunghezza delle femmine mentre il loro numero consente di valutare lo stato della popolazione".

 

Il declino di quella che viene considerata "la regina dei fiumi alpini" è attribuibile a una combinazione di fattori antropici che ne stanno compromettendo la sopravvivenza. In primo luogo emerge il problema dell'alterazione degli habitat, causata da lavori in alveo e dragaggi che modificano la struttura dei sedimenti del fiume. A questa criticità si somma l'introduzione di specie alloctone di trote (come la Trota fario) per scopi legati alla pesca sportiva, una pratica che scatena una competizione alimentare serrata e processi di ibridazione che alterano il patrimonio genetico originario della marmorata.

 

Attualmente, come detto, la trota marmorata è inserita dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn) nella lista delle specie in pericolo critico, posizionandosi sull'ultimo gradino prima della soglia dell'estinzione. In quanto gestore del Sito della Rete Natura 2000, l'Ente Parco del Monviso ha il compito istituzionale di monitorare lo stato della popolazione della marmorata, elencata in appendice II della direttiva Habitat (approvata il 21 maggio 1992 dalla Commissione europea per promuovere il mantenimento della biodiversità) e inclusa nel piano d'azione generale per la conservazione dei pesci d'acqua dolce italiani.

Fotografia in apertura: Parco del Monviso

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